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Dopo il caso Ciampi il sindaco Nogarin è più debole

Il ritiro dell’atto sull’intitolazione della Rotonda mostra la difficoltà di governare con una maggioranza flebile nei dati numerici e nel sostegno al sindaco

LIVORNO. Si poteva pensare che di fronte alle contestazioni mosse dai consiglieri della sua maggioranza, Filippo Nogarin difendesse la sua volontà e la decisione della giunta comunale di intitolare la Rotonda d’Ardenza al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, scomparso poco più di un anno fa. Invece prima ha sospeso la delibera, per dare al consiglio comunale la possibilità di discuterne, e poi l’ha addirittura ritirata .

Ad annunciarlo è stato lui stesso in un comunicato inviato alle 13.45 di ieri agli organi di informazione, in cui ha espresso il proprio disappunto per la speculazione politica attorno a Ciampi - come si legge nell’intervento integrale pubblicato a fianco - e la volontà di sottrarre la sua figura istituzionale alla polemica politica. Da qui il ritiro della delibera di intitolazione della Rotonda d’Ardenza e la minaccia di abbandonare l’aula qualora un gruppo presenti in consiglio un atto sulla vicenda Ciampi. Più o meno come farebbe un ragazzino su un qualsiasi campetto di gioco che, dopo essersi visto annullare un gol, si riprende il pallone che aveva portato da casa facendo terminare così la partita con gli amici.

Sì, perché il sindaco Nogarin, invece di ribadire il proprio convincimento, magari anche in consiglio comunale, ha preferito fare un passo indietro e chiudere così - almeno per il momento - la questione. Colpa di quella che ha definito «una insopportabile gara con il capoluogo toscano», facendo riferimento al desiderio del sindaco Pd di Firenze, Dario Nardella, di intitolare prossimamente una via o una piazza proprio a Carlo Azeglio Ciampi , visti i ritardi e i dubbi di Livorno. Ma il botta e risposta tra l’amministrazione livornese e quella fiorentina lascia un po’ il tempo che trova, e va inserito nel più ampio scenario del duello tra M5S e Pd.

In realtà, come scrive lo stesso Nogarin, questa polemica è «cominciata con la presa di distanza del gruppo consiliare del Movimento 5 stelle di Livorno», e il nocciolo della questione sta proprio qui: i rapporti con la maggioranza, che vedono il sindaco in una situazione di progressiva debolezza. In poco più di due mesi, dalla fine dello scorso agosto, si sono avvicendati almeno tre casi che testimoniano le oggettive difficoltà di governare di Filippo Nogarin.

Il primo è il caso Lemmetti: la sindaca Virginia Raggi, con la benedizione dei vertici nazionali pentastellati, porta via a Nogarin un suo fedelissimo, l’assessore al bilancio, per inserirlo nella giunta capitolina. La mossa non piace ai grillini livornesi. Un consigliere esce dal gruppo M5s ed entra in quello misto garantendo comunque il sostegno al sindaco: è Edoardo Marchetti. Un altro, l’ex capogruppo Alessio Batini, minaccia di farlo ma poi viene convinto a rimanere al suo posto: in un consiglio con 32 membri (più il sindaco) il gruppo M5s ha 15 consiglieri a cui si aggiunge Marchetti. Una maggioranza davvero esigua (e senza più l’autosufficienza assicurata al M5s dal risultato elettorale perché è indispensabile l’appoggio esterno di Marchetti, oltretutto primo firmatario - come vedremo - della mozione anti-Ciampi).

Il secondo riguarda il consiglio comunale sulla tragica alluvione: la maggioranza diserta la seduta (solo il capogruppo Marco Galigani partecipa per garantire il numero legale) dove le opposizioni votano la sfiducia - che non passa - al sindaco. Per il M5s l’occasione per rinnovare la fiducia a Nogarin, invece niente: i pentastellati se la cavano su facebook dichiarandosi contrari ai processi sommari. Il terzo è il caso Ciampi: Edoardo Marchetti e 12 consiglieri del M5s chiedono al sindaco di ritirare la delibera sull’intitolazione della Rotonda e di discuterne in consiglio, pena la messa in votazione di un atto contro la delibera stessa.

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A chi frequenta gli studi legali o le aule di tribunale insegnano che tre indizi fanno una prova. In politica tutto è più edulcorato, ma di certo questi tre episodi non depongono a favore della solidità dell’amministrazione grillina: a 18 mesi dalla scadenza del mandato è una situazione che non può che preoccupare.

Ci sono tante cose da fare, che vanno dal bilancio del Comune al piano strutturale, dalla riqualificazione del centro al piano per la mobilità, dall’emergenza abitativa al nodo dell’ospedale, che riguardano da vicino tutti i livornesi e che - lo ha promesso Nogarin - dovrebbero vedere la luce nel prossimo anno. Ce la farà con una maggioranza così flebile, sia dal punto di vista numerico che del supporto concreto? Il primo consigliere che si sveglia con la luna storta, infatti, è capace di mandare tutto a rotoli. Com’è appunto avvenuto con la Rotonda da dedicare a Ciampi.

 

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