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Truffa all’anziana ereditiera, due cancelliere del Tribunale condannate

Livorno, tre anni in abbreviato a Norma Margheri, imputata anche per aver fatto sparire 230mila euro dai fascioli. Otto mesi alla collega

LIVORNO . È finita dove tutto è iniziato, in una stanza del Tribunale. Ma stavolta Norma Margheri e la collega Manola Carmassi non erano nel loro ufficio della volontaria giurisdizione, al terzo piano della sezione civile di Livorno, in via Del Larderel, dove hanno lavorato fianco a fianco per quasi tre anni, ma nell’aula riservata alle udienze preliminaru del palazzo di giustizia. La prima accusata di peculato per aver fatto sparire circa 230mila euro tra assegni, titoli di credito e soldi contanti contenuti nei fascicoli che avrebbe dovuto trattare; mentre insieme alla collega doveva rispondere di una truffa ai danni di una ottantenne dalla quale le due cancelliere, nel marzo del 2015, si sono fatte prestare 15mila euro ciascuna.

La Margheri, residente a San Lorenzo a Vaccoli, in Lucchesia, è stata condannata in abbreviato a tre anni di reclusione, mentre è stata assolta da altri due episodi di ricettazione, soppressione, distruzione e occultamento di atti; la collega nata a Collesalvetti ma residente a Piombino, a otto mesi per il raggiro all’anziana, unico capo d’imputazione per il quale era finita a processo. A dare il via all’inchiesta della sezione di polizia giudiziaria della finanza una segnalazione alla Procura da parte dei vertici del Tribunale perché dopo il trasferimento della Margheri dall’ufficio delle esecuzioni mobiliari alla volontaria giurisdizione, chi l’ha sostituita si era accorta che mancavano soldi e fascicoli. Siamo a metà del 2015.

È da questa denuncia che sono state scoperte delle incongruenze tra ciò che doveva essere stato versato nelle casse della Giustizia e ciò che in realtà era presente. A quel punto sono venute fuori anche altre magagne, soprattutto perché diversi fascicoli che dovevano essere nelle cancellerie non sono stati trovati al loro posto ma altrove.

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Ma cosa succedeva se qualcuno si accorgeva che qualcosa non andava? Capitava rarissimamente soprattutto prima che venisse trasferita, ma se succedeva la cancelliera cercava di mettere la polvere sotto al tappeto della giustizia, che evidentemente era abbastanza ampio. Come è avvenuto con una nota dell’avvocata Francesca Blunda al giudice Roberto Urgese, oppure con una mail della collega Donatella Martorella allo stesso giudice che in calce delegava la cancelliera al ritrovamento del fascicolo. Era il 10 novembre 2014 e quell’atto, ad oggi, risulta scomparso.

La finanza ha impiegato quasi due anni per ricostruire l’archivio fantasma che la funzionaria avrebbe fatto sparire tra il 2005 e il 2013 dall’ufficio delle esecuzioni mobiliari, prima di riproporre il “modello Margheri” anche alla volontaria giurisdizione dove ha lavorato fino all’estate del 2016.

Proprio svolgendo questo nuovo incarico ha avvicinato all’inizio del 2015 un’anziana erediti era. Secondo l’accusa del pubblico ministero Massimo Mannucci, con l’ottantenne era riuscita a instaurare sentimenti di fiducia e riconoscenza proprio perché si era adoperata alla causa di risarcimento danni che la riguardava. Così quando le due cancelliere sono venute a conoscenza che alla donna erano stati accreditata i 230mila euro, risarcimento per la morte della figlia, si sono fatte avanti chiedendole un prestito di 15mila euro ciascuna, soldi che sono stati consegnati tramite assegno il 4 marzo del 2015. Come ha ripetuto l’avvocato della Carmassi, la sua cliente «ha restituito la somma maggiorata di 750 euro», ma solo dopo undici mesi dal prestito.

Mentre la Margheri, nonostante le richieste della vittima del raggiro, non si è mai più fatta rintracciare. Adesso però – come scrive il giudice nella sentenza – quei 15mila euro dovrà restituirli, aggiungendone anche altri 5mila, come danno morale nei confronti dell’anziana.

 

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