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Mps chiude 20 sportelli: debanchizzati i piccoli centri. Ecco dove

Mps chiude 20 sportelli: "debanchizzati" i piccoli centri. Ecco dove

Sono già una sessantina dall’inizio del 2016 le filiali soppresse. Comuni e cittadini protestano: erano come servizi di pubblica utilità

SIENA. Via altre 20 filiali. Il piano di ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena segna un altro scatto in avanti. Il gruppo senese nel 2016 solo nei confini regionali ne ha cessate 17 di filiali, altre 29 dall’inizio di quest’anno e dal 20 novembre una ventina entreranno in una sorta di fase transitoria. Trasformate in sportelli avanzati (Spav), per consentire la migrazione operativa e della clientela ad altre filiali di riferimento. E a seguire la chiusura. Un copione che è scritto nel piano industriale di ristrutturazione di Mps 2017-2021. Spariscono alcune sovrapposizioni, sopravvissute prima all’acquisto di Banca Toscana e poi di Antonveneta. Mentre nei piccoli centri urbani l’effetto investe in pieno i cittadini che dovranno recarsi in un altro paese o città per visitare una filiale o utilizzare un bancomat.

A scorrere la mappa delle prossime chiusure Mps se ne ricava un’indicazione. Nel senese: 2 agenzie in città, Pianella, San Rocco a Pilli, Quercia Grossa e Campiglia d’Orcia. Pieve al Toppo nell’aretino. E ancora: l’agenzia 21 a Firenze, Fiesole, l’agenzia 3 a Scandicci e numero 2 a Sesto Fiorentino. Nel pisano colpite Buti e Lorenzana. Bagnone e Monzone nel massese. Comeana e Vernio nel pratese e sulla costa l’agenzia 2 a Piombino. È una politica di contenimento dei costi. L’arrivo delle crisi nel settore bancario ha impresso un’accelerazione. In Toscana tra il 2012 e il 2015 sono stati 224 gli sportelli bancari chiusi. Solo lo scorso anno 81, di cui il 51,2% delle banche maggiori. Ed è un processo che prosegue. Alimentato, in questa fase, soprattutto dal piano Mps.

«C’è da attendersi un’accelerazione del processo nel 2018 perché la banca prima si assesta e meglio è, si tratta di rendere efficiente la rete distributiva», sottolinea la coordinatrice Fabi per Mps in Toscana Viviana Lumini. Il riferimento è ai numeri del piano industriale Mps 2017-2021: su scala nazionale 5.500 esuberi, gestiti con ammortizzatori di settore e il naturale tournover. Oltre all’intervento sulla rete con la chiusura di circa 600 agenzie: all’obiettivo ne mancano 300. «Non è solo una specificità di Mps – sostiene Lumini –. Tutti i piani industriali prevedono un processo di razionalizzazione della rete perché si va verso un’epoca digitale che interessa trasversalmente tutto il mondo del credito». Mentre il responsabile First-Cisl Fabio Brunamonti sottolinea: «Il sindacato non è mai soddisfatto se ci sono degli esuberi, però possiamo dirci soddisfatti perché non si tratta delle esternalizzazioni o dei licenziamenti paventati inizialmente dalla Comunità Europea. Il 2 novembre si è perfezionata l’uscita volontaria di 1. 200 persone, a maggio erano stati 600. È presto però per avere un quadro di dettaglio della distribuzione in Toscana».

In questi anni difficili per Mps la vera forza della banca si è dimostrata la rete. Ha retto a fronte dei disastri provocati dai vertici. Adesso i sindacati reclamano investimenti informatici e di prodotti e servizi dal contenuto innovativo. «Chiudere filiali in provincia di Siena rende esplicito che si tratta di un’imposizione che fa parte dell’accordo con il regolatore europeo per la riqualificazione del nostro gruppo – sostiene Brunamonti –. Ma c’è anche un problema sociale che non deve essere sottovalutato e che investe l’intero sistema bancario, specie nelle realtà del territorio più piccole».

A Castiglione d’Orcia per scongiurare la chiusura dello sportello a Campiglia d’Orcia, in terra di Siena, il consiglio comunale ha votato all’unanimità una risoluzione spedita anche alla Presidenza del consiglio e al ministro dell’Economia. Il tutto per difendere quello che viene ritenuto nei fatti un servizio assimilabile alla pubblica utilità, specie per le persone più anziane, per chi ha difficoltà di spostamento, per quanti provano a mantenere o intraprendere attività agricole, artigianali o ricettive in un’area rurale. La chiusura a Lorenzana, in provincia di Pisa, significa perdere l’unico sportello bancario che c’è nel paese. Anche qui a guidare la battaglia per mantenere la banca aperta, o per convincere un altro istituto ad aprire un’agenzia in una località che è parte del Comune unico di Crespina Lorenzana, sono il sindaco Thomas D’Addona e il vice Gianluca Catarzi. «La filiale di Mps non va male, a quanto mi risulta – spiega D’Addona – ma la chiusura è legata al piano di riorganizzazione della banca. Per noi l’importante è che rimanga almeno uno sportello: quindi bene se resta Mps, ma nello stesso tempo invitiamo altri istituti a valutare la possibilità di aprire a Lorenzana». Mentre in Lunigiana, nelle frazioni

della Val di Lucido, chiuso lo sportello di Monzone resta la filiale a Fivizzano, a circa 20 chilometri. Per resistere è nato un comitato. I residenti della Val di Lucido titolari di un conto nella filiale sono pronti a togliere i soldi dalla banca in segno di protesta.
 

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