Quotidiani locali

Argini crollati, rifiuti e detriti rio Ugione ko

I segni del nubifragio lungo il torrente di Stagno Campi devastati, fango ovunque e distruzione

LIVORNO. Il torrente Ugione sbuca dal bosco e scorre lungo il confine tra il Comune di Livorno e quello di Collesalvetti, dove i segni dell’alluvione sono ancora chiari. Passa accanto a via delle Sorgenti, costeggia Stagno, scorre al lato dell’Eni e della Fratelli Elia e poi sfocia nella Darsena Ugione, un’insenatura che prende proprio il nome del fiume, all’interno del canale industriale del porto. Lungo quasi 14 chilometri, è uno dei più capienti del nostro territorio. Eppure nel primo tratto non è altro che un piccolo ruscello tra le colline livornesi: la sorgente è al Poggio Lecceta, sopra la Valle Benedetta e fino al Poggio Corbolone, che viene aggirato sul versante ovest, si tratta di un piccolo corso nascosto dalla vegetazione.

La notte tra il 10 e l’11 settembre, però, da quel bosco è uscito un vero e proprio mostro di acqua che ha distrutto tutto. I tanti minuscoli affluenti che l’Ugione trova lungo le colline, infatti, hanno aumentato a dismisura la sua portata. Gli effetti devastanti di quella notte si vedono passando via delle Sorgenti, venendo da Collesalvetti, subito dopo la Folgore. Lì il torrente ha invaso campi, rovesciato macchine, distrutto argini e allagato le case.

I primi segni della violenza devastante dell’acqua sono proprio in via del Corbolone, dove per terra c’è ancora molto fango, qualche campo è ancora inagibile e tanti muretti sono crollati. Per non parlare degli argini che sono stati portati via. Il letto del fiume, infatti, adesso è molto più largo di un mese e mezzo fa e ci sono alcune case che hanno perso un pezzo di giardino. Per fortuna, i ponti che passano sopra l’Ugione lungo via delle Sorgenti, hanno retto l’impatto della piena. Ma l’acqua è passata sopra, facendo diventare la strada una piscina. Ancora oggi i guardrail sono ricoperti da detriti, canne e piccoli ramoscelli. Tronchi d’albero e detriti di ogni genere, invece, sono ammassati un po’ ovunque ai lati della strada. Sono i resti di quello che è stato portato dalla corrente sui terreni privati. I proprietari dei campi hanno raccolto e ammucchiato tutto lungo la via, nella speranza che qualcuno venga a rimuoverlo.

L’argine accanto alla braceria Melograno è crollato. Il muretto è venuto giù e l’area è stata transennata con un nastro rosso e bianco e alcuni new jersey. Lì adesso scorre un piccolo torrentello: fa impressione pensare che quella notte ha causato un disastro del genere. Poco prima del cavalcavia che passa sopra la variante, il fiumiciattolo è quasi asciutto. Ma il letto dell’Ugione, che in quel tratto è stretto, è pieno di fango e rifiuti. Gomme, lamiere, vasi, pezzi di metallo, tubi di plastica. In pratica, l’argine è fatto da detriti. All’altezza di Biscottini, prima delle industrie, è stata costruita una cassa di espansione. Ma, a giudicare dal terreno, sembra che lì l’acqua non sia mai arrivata.

Andando avanti, l’Ugione entra dentro Stagno, dove ha causato i maggiori danni, sia alle abitazioni che alle imprese. Il torrente, infatti, si ingrandisce, diventando più largo e profondo. Il 10 settembre il fiume è esondato in più punti, mettendo ko le idrovore. Nel piazzale dell’Eni, rimasta ferma per quasi 10 giorni dopo l’alluvione, ci sono ancora fango e terra.

Nell’ultimo tratto, il fiume raccoglie anche il rio Cigna ed
è qui che c’è stato lo sversamento di idrocarburi. Poi, poche centinaia di metri più avanti, l’Ugione sfocia nel mare del porto e anche sull’ultimo ponte in via Leonardo Da Vinci, le canne rimaste attaccate ai tralicci fanno capire quanto quella notte fosse alto il livello del torrente.

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista