Quotidiani locali

Vai alla pagina su Alluvione a Livorno
la storia

Alluvione, la rabbia di una famiglia: in 45 giorni non si è visto nessuno

Livorno, il racconto di una famiglia di via del Corbolone salvatasi in soffitta nella casa invasa dal fango

LIVORNO. «Nessuno è venuto ad aiutarci in questo mese e mezzo. Siamo stati lasciati soli». Carmela Buono e Luigi Arba vivono all'inizio di via del Corbolone, subito dopo l'incrocio con via delle Sorgenti, la strada che va verso Collesalvetti. La notte del 10 settembre il torrente Ugione è straripato e l'acqua ha allagato tutto. Le due case sono nel mezzo tra la carreggiata e l'argine del fiume, che passa proprio dietro i giardini.

«Quella notte – spiega Luigi Arba – ci siamo salvati perché siamo saliti in soffitta, altrimenti non so cosa sarebbe accaduto. Ho visto macchine ribaltarsi ed essere trascinate per centinaia di metri. Siamo stati invasi dal fango, la forza distruttrice del fiume ha abbattuto il muro di recinzione e il cancello di ingresso. L'acqua è arrivata a più di un metro e mezzo di altezza ed è entrata in casa dalle finestre. Per fortuna i vetri non si sono rotti, ma abbiamo dovuto buttare via gran parte dei mobili».



Superata la paura di quella notte, però, per le due famiglie che vivono una accanto all'altra è iniziato un vero e proprio incubo solitario. Nessuno, infatti, si è fatto vedere in quella zona e perciò i pochi residenti di via del Corbolone si sono dovuti rimboccare le maniche e iniziare a pulire tutto da soli.

«Gli unici che possiamo ringraziare – ha aggiunto il signor Arba – sono gli amici e i conoscenti. Loro sono venuti a darci una mano, ma dalla Provincia e dal Comune non si è visto nessuno. Eppure io pago un sacco di tasse. Il fiume ha portato via tutto, gli argini non esistono più. Ci sono dei tronchi in mezzo al letto del torrente messi di traverso. Nessuno li ha tolti e adesso se dovesse arrivare un'altra piena, ci ritroveremmo nella stessa situazione. Tra l'altro l'assicurazione non copre i danni derivanti da un'alluvione. Ho portato il mio elenco in Comune, speriamo bene».

La paura, dunque, non è affatto passata. Anzi. Il timore, non solo delle due famiglie, ma di tutti quelli che hanno le case lungo gli argini, è che con l'inverno e le piogge, i fiumi possano gonfiarsi di nuovo. Ed è proprio l'inverno a preoccupare la signora Buono. «Ora arriverà il freddo – afferma – e noi non sappiamo come fare. Io devo tenere la casa aperta per far asciugare il dentro. Ancora non siamo riusciti a sistemarla. Noi padroni abbiamo dovuto fare tutto per conto nostro, la mia macchina e quella di mia figlia sono ko. Sono andata a comprare i mobili al mercato dell'usato perché quelli che avevo erano da buttare. Il muro ce lo siamo ritinto da soli».

Inoltre, nel retro della casa, il fiume si è mangiato un pezzo dell'argine. «Qualcuno ci sta lavorando per ripristinarlo, ma non basta. L'Ugione – rincara – è entrato nel mio giardino, trascinandosi via diverse cose e adesso una parte dell'argine non c'è più. Un albero è caduto su una capanna degli attrezzi che si è allagata. Come faccio a toglierlo?».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro