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Alluvione: «Il tecnico del Comune solo a gestire quella notte»

Livorno, in commissione il racconto del responsabile della protezione civile provinciale: «Ho sentito la App, poi l’allarme è suonato 75 volte in tutto il territorio»

LIVORNO. «Il tecnico del Comune che era reperibile quella sera, era da solo a gestire una città di 160mila abitanti». E «se faceva una cosa, non avendo il dono dell’ubiquità, non poteva farne altre». La frase che viene pronunciata al microfono dopo quasi due ore di domande e risposte, è una delle più delicate. L’occasione è la commissione di indagine messa in piedi in Comune dopo il dramma del 10 settembre e presieduta da Jari De Filicaia (Pd). A pronunciarla non è un consigliere di opposizione o di maggioranza, ma il responsabile della protezione civile provinciale, Angelo Mollo. Che dice queste parole riferendosi al tecnico della protezione civile comunale, Luca Soriani, che quella notte ha sentito più volte al telefono mentre si muoveva sul territorio in una situazione difficile.

Mollo, che è già stato sentito dalla procura, ieri ha risposto alle domande dei consiglieri, che nel corso di un approfondimento durato più di quattro ore, hanno ascoltato anche i rappresentanti del consorzio di bonifica e le associazioni di volontariato. Il responsabile ha ricostruito le varie fasi dell’emergenza e ciò che è stato fatto tra il pomeriggio di sabato 9 e domenica 10 settembre, guardando tutto dal punto di vista della protezione civile provinciale.

Proprio nelle battute iniziali ha spiegato che quel sabato sera, una volta che la struttura aveva terminato la trasmissione dell’allerta meteo ai vari soggetti, ha iniziato a fare una sorta di monitoraggio web: controlli sul sito regionale che la sua esperienza lo porta a fare «normalmente» in presenza di un’allerta meteo. Quello che ha «svegliato» la sua attenzione, racconta, «è stato l’allarme via App del Centro funzionale regionale che è arrivato alle 20.08: ce l’hanno i rappresentanti di tutte le province e a dicembre è stato consegnato anche a Comuni e consorzi». In pratica l’App che – come anticipato dal Tirreno – non era stata scaricata dal primo cittadino.

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L’allarme fa un suono simile alla sirena dei pompieri, difficile non sentirlo. Quella notte, nell’arco di poche ore, è scattato «75 volte in tutto il territorio provinciale», racconta Mollo. È scattato ad esempio quando gli idrometri e i pluviometri hanno registrato un superamento dei livelli di guardia. A Livorno c’è un idrometro lungo il Tora, mentre i pluviometri sono tre (uno mareografico, uno alla Valle Benedetta e uno a Quercianella).

Dalla ricostruzione emerge che nella prima fase, tra le 20.45 e le 21.45 di sabato, sono stati registrati problemi nella parte nord di Livorno. Ma è soprattutto tra le 2 e le 2.30 che è accaduto il disastro in zona sud, fino a Rosignano: «Sono caduti 230 millimetri di acqua in tre ore», un evento «eccezionale per le nostre zone», «non ricordo di avere mai visto niente del genere».

Si entra nel vivo: «La normativa – spiega Mollo – dice che è il Comune che deve comunicare», insomma avvisarlo, e che «non è stato fatto, come non è stato fatto in tanti altri casi». Ma non per questo non ha alzato il telefono o non ha dato il via all’iter di sua competenza. Come fa notare subito il vicepresidente della commissione, Alessio Ciampini: «Ha dimostrato attenzione per gli strumenti, come la App, e in base alla sua esperienza si è auto-attivato senza la sollecitazione diretta del Comune».

«Alle 2.53 – racconta Mollo–, visto che non eravamo stati chiamati da nessuno, ho chiamato io il Centro situazioni del Comune, rappresentato dal comando di polizia municipale, dove mi hanno detto che sul posto era attivo Soriani, che ho chiamato». E che a Mollo ha rappresentato la situazione registrata fino a quel momento, a cominciare dagli allagamenti in via Firenze. «Poi – riprende – ho contattato il Comune di Collesalvetti, dove protezione civile e sindaco mi hanno detto che erano già in moto». Quindi si è sentito con la sala operativa regionale e alle 3.51 ha contattato la viceprefetta, avviando l’apertura della sala operativa provinciale.

Sale in auto, ci mette un’ora a raggiungere via Terreni da casa sua, all’Ardenza. Vede l’acqua che inizia a uscire all’altezza dei cimiteri, rischiando passa da via Cattaneo, dove c’è il tombamento del rio Maggiore, che si porterà via una famiglia intera. In questa fase, tra le 2.30 e le 4, si sente più volte al telefono con Soriani. Momenti concitati: «Ricordo che prima di raggiungere il comando dei vigili del fuoco mi ha detto che non poteva più stare in macchina, era troppo pericoloso». Nel suo racconto, almeno delle prime ore della notte, non compaiono né il comandante dei vigili e capo della protezione civile, Riccardo Pucciarelli, né il sindaco Filippo Nogarin. «È inammissibile – commenterà Elisa Amato (Fi) – comesi fa a gestire una cosa così con una sola persona, tra l’altro di livello C?».

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