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Rio Maggiore a cielo aperto, passando dentro all'ippodromo

Livorno, c'è i'ipotesi di un percorso alternativo al tombamento da via Cattaneo all'Accademia per ragioni di sicurezza

LIVORNO. Quando un po’ a sorpresa, il responsabile del Genio civile, Francesco Pistone, ha tirato fuori la piantina, gli occhi di tutti sono caduti su quel tratto di pennarello azzurro che corre da via Cattaneo alla spiaggia dell’Accademia, attraversando l’ippodromo e quell’area della cittadella dello sport che negli anni non è mai diventata davvero Cittadella. Cos’è? Per ora solo un’ipotesi, si affrettano a ripetere i tecnici. Ma comunque l’unica ipotesi che per il momento è sul piatto. Ci stanno lavorando Genio civile e uffici del commissario: prevede di deviare il corso del rio Maggiore. O meglio di realizzare «un nuovo percorso di questo corso d'acqua, per consentirne il deflusso e lasciare il tombamento solo come diversivo», dirà poi Enrico Rossi. Perché quello del tombamento del rio Maggiore «è il punto più critico, dove è successo il disastro», dove l’acqua e il fango si sono portati via un’intera famiglia (la famiglia Ramacciotti, padre, madre, figlio di 4 anni e nonno), e «una soluzione – ripete Rossi – va trovata».

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La sostanza è questa: per alleggerire l’eventuale piena d’acqua nel tratto tombato, che corre sotto l’asfalto nella zona del viale Nazario Sauro e sfocia dentro l’Accademia navale, lo staff del commissario sta pensando di realizzare un nuovo corso a cielo aperto, in pratica un fosso, che dall’area di via Cattaneo (dove parte il tombamento) arriverebbe fino alla spiaggia pubblica dell’Accademia. Come? Costeggiando il Campo scuola e il parcheggio di fronte, correndo sotto via di Pensieri, passando letteralmente nel mezzo all’ippodromo già ko (dove dovrebbe fare su e giù per «garantire» la «piena funzionalità della pista», assicurano i tecnici) e passando sotto il viale Italia, per poi finire sugli scogli dell’Accademia.


I tecnici hanno tirato fuori per la prima volta questa piantina, mentre Rossi e l’assessore comunale ai lavori pubblici, Alessandro Aurigi, stavano facendo un sopralluogo in via Cattaneo. L’impressione è che i politici, Rossi compreso, la stessero vedendo per la prima volta. È stato sicuramente così per Aurigi, che ha subito esclamato: «Mi pare un’ipotesi molto azzardata...». E in effetti è complessa.


Da dove nasce lo spiegheranno più tardi Rossi e gli addetti del Genio civile, dopo aver presentato i dati sui danni alle imprese. In sintesi, ripetono che se il tombamento non è scoppiato la notte tra il 9 e il 10 settembre è perché il ponte di via dell’Ardenza (quello all’altezza dei cimiteri, per il quale sono annunciati interventi) ha fatto da tappo, deviando a destra e a sinistra l’onda d’acqua in arrivo dal rio. «Dobbiamo evitare – dicono così a margine i tecnici – che in futuro il tombamento vada in pressione». E per farlo «abbiamo cercato di individuare un percorso che dia meno fastidio possibile alle infrastrutture private e pubbliche». Percorso che però appare complicato, visto che il canale andrebbe ad attraversare proprio l’area più sportiva della città. «La parte tombata non si può stombare», è la premessa del commissario guardando verso il viale Sauro, perché «sopra ci sono le case», centinaia di case, e «in fondo c’è anche l’Accademia, dichiariamo guerra alla Marina militare?». «Non credo – ripete – che si possa proporre al Comune di demolire le abitazioni, noi stessi non vogliamo farlo». Come a dire: mettere mano in questa parte sarebbe peggio e al tempo stesso non si può non fare qualcosa.


«Interverremo a monte – aggiunge –, dove sono previsti lavori di consolidamento degli argini e anche di costruzione di nuove casse di esondazione». Ma «poi questo disastro della tombatura bisogna trovare il modo di risolverlo». «L’ipotesi sulla quale lavoriamo – ripete così – è costruire un corso nuovo, alla luce del sole, in modo che il fiume possa avvalersi sia della vecchia tombatura, che verrà tenuta pulita, sia del corso nuovo». Alla fine Rossi dice di non stare sposando per forza una soluzione, che sono i tecnici a dover parlare, che «discuteremo col Comune su dove e come farlo passare». Ma anche che la responsabilità di decidere alla fine sarà sua. E che «serve una messa in sicurezza che, se fra tre anni accadesse un evento analogo, ci faccia dormire tranquilli...».

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