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Giovane preso in ostaggio in Russia: «Così sono riuscito a scappare»

Livorno, il 25enne prigioniero in un locale di San Pietroburgo per dieci ore: «Dovevo pagare un conto da 800 euro: non li avevo, pensavo mi uccidessero»

LIVORNO. «Mi hanno chiuso in una stanza, aggredito, preso a schiaffi. A un certo punto uno di loro ha spaccato in due una bottiglia di vetro, me l’ha messa al collo e mi ha minacciato: ho avuto paura di morire, è stato un inferno. Tutto per una serata con due ragazze, un po’ di spumante e qualche drink. È stata la notte più brutta della mia vita». Un incubo durato più di dieci ore, il tempo che Marco Vettraino è rimasto ostaggio dei presunti gestori di un locale di San Pietroburgo, in Russia. Lui, giovane livornese in vacanza dopo un’estate da bagnino sulle spiagge di Forte dei Marmi, rapito da una banda «probabilmente nel giro della mafia russa». Lui, in cerca di divertimento dopo mesi di lavoro, prigioniero in uno di quei pub sotterranei tipici di quelle zone, con un conto stratosferico da 800 euro e senza soldi a sufficienza per pagarlo. Lui, al centro di un raggiro, picchiato e salvato dall’intervento della polizia russa, dal lavoro dell’ambasciata italiana da Mosca e al coordinamento della Farnesina da Roma. «È grazie a loro che sono ancora vivo», sottolinea Marco insieme alla sua famiglia.

Vettraino, 25 anni, a metà settembre era partito da solo per girare le città che si affacciano sul mar Baltico: l’affascinante Tallinn (Estonia), la scandinava Helsinki (Finlandia) e infine la splendida San Pietroburgo. «Non era la mia prima volta in Russia - spiega - d’altronde laggiù conosco tante persone, dato che a Forte dei Marmi mi occupo anche di affittare case vacanza a turisti russi. Insomma, ho diversi contatti e il viaggio era ben organizzato». E tutto fila liscio fino a domenica sera, prima del ritorno a casa previsto per la mattina seguente. «Mentre sono a cena in un ristorante vicino all’albergo in cui alloggiavo - racconta - due ragazze sedute al tavolo accanto al mio iniziano a stuzzicarmi, così alla fine mi avvicino e beviamo qualcosa insieme: sono russe, parliamo inglese, una di loro comincia anche a baciarmi. Chiedo il conto e pago tutto io, circa 100 euro, poi mi portano in quel pub che diventerà la mia prigione per una notte. All’inizio non faccio caso al locale, d’altronde siamo in centro e non in un quartiere pericoloso: a pochi passi c’è la chiesa del Salvatore sul sangue versato, il simbolo della Russia, e per strada c’è gente. Insomma, non sembra esserci nulla di strano, ma poi ci chiudono in una stanza».

Il caos scoppia quando Marco capisce che qualcosa non va, mentre le ragazze continuano a ordinare, e così chiede il conto. «800 euro per due coppette di spumante, quattro drink e un po’ di frutta - dice - in quel momento capisco di essere in mezzo a una truffa. Il problema è che non ho tutti quei soldi in tasca, mentre il Pos non funziona. Chiedo di poter andare a uno sportello Bancomat per prelevare i contanti, il buttafuori mi accompagna ma nel conto non ci sono abbastanza soldi, d’altronde era l’ultimo giorno di vacanza e avevo finito tutto. Torniamo nel locale e con il Wi-Fi riesco ad avvisare parenti e amici in Italia: da una parte, essendo le 2 di notte, non possono ricaricarmi la carta prepagata, dall’altra invece contattano l’ambasciata e la Farnesina, ma gli agenti russi inviati non riescono a trovare il pub. Passo la notte in una stanza, poi alle 8,30 arrivano quattro persone e iniziano a riempirmi di botte perché non vedono i soldi». Intanto Vettraino riesce a chiamare la Farnesina, ma una dipendente al telefono con i malviventi «si fa scappare che stanno arrivando con la polizia». «Così mi caricano su un’auto e mi portano allo sportello di una banca della periferia, mentre i miei genitori erano riusciti a mettere i soldi sul conto: posso prelevare 5.000 rubli alla volta (circa 70 euro, ndr), così il tempo passa e la gente intorno inizia a notare che qualcosa non va. Fatto sta che dopo arrivano i poliziotti e arrestano tutti».

Il 25enne è riuscito a tornare in Italia solo ieri, dopo un’altra notte in Russia con gli agenti
piazzati fuori dalla sua camera d’albergo. «Forse erano tutti nel giro della mafia russa - chiude - la polizia aveva paura di una vendetta e mi ha scortato fino sull’aereo». E l’abbraccio a mamma e babbo all’aeroporto di Pisa, dopo l’inferno di San Pietroburgo, è stato una liberazione.

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