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Buttafuori a 4,40 euro l’ora e il panino lo porta da casa

Francesco, 48 anni, era magazziniere in una grossa azienda (fallita) di Livorno. Qualche volta, per 16 ore al giorno, lo ingaggiano nella security dei mega concerti

Il Tirreno raccoglie le storie del lavoro sfruttato in Toscana. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci a inchiestadeilettori@iltirreno.it

 

LIVORNO. Da quando non fa più il magazziniere sta provando a sopravvivere come buttafuori e con qualche lavoretto stagionale. È stato addetto alla sicurezza per i concerti dei cantanti più famosi al mondo, peccato che la paga fosse da fame: quattro euro e 40 centesimi l’ora. Nulla. «Mi dicevano che al mio posto, altrimenti, avrebbero preso qualcun altro».

Francesco Zanlorenzi, 48 anni di Livorno, nel 2012 è stato licenziato da una ditta di materiali edili per la quale lavorava da 20 anni. In quel periodo – un po’ per passione, ma soprattutto per arrotondare lo stipendio – faceva pure il buttafuori nelle discoteche e l’addetto alla sicurezza ai grandi concerti. «Nella maggior parte dei casi – racconta Francesco – non ti danno più di 70 euro. Peccato che devi arrivare alle 9 e andartene all’una, 16 ore. Un delirio: siamo l’ultima ruota del carro mentre l’organizzatore fa girare milioni di euro». Pure le spese per mangiare e per spostarsi erano a suo carico. «Mi consigliavano di portarmi il panino da casa – ricorda Francesco – e che per risparmiare io e i miei colleghi potevamo solo fare una macchinata. Questo non è rispetto. Per convincermi ad accettare mi prospettavano pure la possibilità di guardare il concerto gratis. Ma che discorso è? Se voglio assistere a un concerto, pago il biglietto e soprattutto scelgo quello che voglio io. Se lavori lo fai per soldi, non per guardare qualcuno che canta. Per fortuna, seppure in pochissimi casi, c’è ancora qualcuno che paga in maniera dignitosa. Persone con cui non puoi che rimanere in ottimi rapporti».

Per ritrovare il lavoro perduto, negli ultimi cinque anni, Francesco ha inviato ben 1.200 mail con il suo curriculum. Le risposte? Solo una. «Ma poi non se ne è fatto nulla». Ora è disoccupato. A salvarlo, in estate, solo qualche lavoretto stagionale. «Ad esempio in un bar – continua l’ex operaio – mentre come magazziniere non ho più trovato

nulla. Ho 48 anni e per molti sono vecchio. Ormai anche per essere assunto tramite un’agenzia interinale devi avere i santi in paradiso, e io non li ho. L’azienda dove lavoravo, che è fallita, non mi ha mai versato 11.000 euro di stipendi arretrati. Li aspetto dal 2012».
 

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