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Alluvione a Livorno, dalla tragica notte all'inchiesta: il dossier

Cosa è successo tra il 9 e il 10 settembre 2017. Chi sono le nove vittime. Come si è mossa l'amministrazione e la protezione civile. A che punto è l'inchiesta. I volti dei giovani che hanno imbracciato le pale e spalato il fango. Ecco il racconto con foto, video, mappa e timeline 

Acqua e fango si sono presi l’anima di Livorno in una notte in cui la città era distratta, indifesa, impreparata, buia, sola. È accaduto la notte tra il 9 e il 10 settembre 2017, con la città ancora “in vacanza”. Le scuole non hanno ancora ripreso le lezioni e gli stabilimenti balneari sono sempre aperti. Sembra essere un giorno come tutti gli altri quel sabato. Anzi no, c’è qualcosa di diverso, c’è qualcosa che non va. A Livorno, di solito, nei giorni di fine estate ci si gode ancora il mare, tuffandosi nell’acqua che il sole estivo ha riscaldato, prolungando ancora la tintarella e trascorrendo la serata in qualche locale sul lungomare. L’autunno a Livorno è ancora lontano, ma non quel 9 settembre 2017. Il cielo è infatti grigio e le nubi sono basse e minacciose, quasi volessero schiacciare a terra la città. C’è anche un allarme meteo arancione (fenomeni moderatamente forti) diramato dalla Protezione civile regionale e subito amplificato da quella comunale. Ma nessuno ci fa caso più di tanto. Né gli addetti alla sicurezza e all’emergenza (non scatta neppure l’allerta telefonica ai cittadini) né tanto meno i livornesi. Che vuoi che sia, si pensa, del resto anche il fine settimana precedente c’era stata una analoga allerta ma non era successo nulla. Anzi, la domenica era perfino uscito il sole e c’era chi si era divertito a scattare selfie e a pubblicarli su Facebook per farsi beffa del cattivo tempo che era stato annunciato e che non era arrivato. E poi le previsioni del tempo dicono che se pioverà, magari forte, lo farà la mattina di domenica 10 settembre tra le 8 e le 13. Dunque, perché preoccuparsi? E invece, stavolta, c’è da preoccuparsi eccome: su Livorno, di lì a poco, si sarebbe scatenata una tempesta di pioggia, fulmini e vento che non ha uguali negli ultimi decenni della storia della città e che nel giro di poche ore, in quella drammatica notte tra il 9 e il 10 settembre, lascerà dietro di sé danni per decine e decine di milioni di euro e nove morti: Simone 37 anni, sua moglie Glenda, il figlio Filippo di 4, nonno Roberto 65 anni, Martina, 34, Matteo 22, Roberto 74 anni, Gianfranco 67 anni, Raimondo 70 anni. E il tragico bilancio dell’alluvione di Livorno.

Per approfondire: Lo speciale | I Video | Le fotogallerie
 

Foto a confronto: prima e dopo l'alluvione, a distanza di un mese






10 settembre 2017: la notte della tragedia

Tutto ha inizio intorno alle 20 di quel sabato 9 settembre, quando inizia a cadere la pioggia che si fa sempre più intensa. Le fulminazioni illuminano continuamente il cielo, mentre il sinistro rombo dei tuoni fa davvero paura. E’ un temporale violento e poco dopo il sottopasso di via Firenze, alla periferia nord di Livorno, si allaga nonostante l’idrovora che viene posizionata lì tutte le volte che c’è una allerta. La pioggia non smette, mentre le caditoie e le bocche di lupo – costruite da rifiuti e foglie secche – non riescono a smaltire l’acqua: le principali strade di scorrimento si allagano ma i livornesi a queste cose ci sono abituati e – magari imprecando - si aspetta solo che passi la bufera. Invece continua a venire giù l’acqua.

Nubifragio Livorno, la città travolta dall'acqua e dal fango - Videoracconto

Alle 21,39 scatta il primo allarme dal centro regionale: notano che i pluviometri posizionati a Livorno si alzano rapidamente e quindi parte la telefonata alla protezione civile livornese. “Ma cosa sta succedendo lì da voi?”, domandano i tecnici della sala operativa di Firenze che non si aspettavano una simile precipitazione. “C’è un temporale molto forte, soprattutto nella zona nord della città. Per ora la situazione è sotto controllo”, è la risposta della protezione civile livornese. E in effetti poco dopo le 22 il temporale si placa, la pioggia diminuisce di intensità, fulmini e tuoni si allontanano. Il peggio sembra passato. Ma non è così. Anzi. Poche ore più tardi, l’allarme nella sede della Protezione civile scatterà di nuovo e suonerà più volte in quella notte maledetta.

 


Nubifragio a Livorno, intrappolati dall'acqua: "Ci siamo salvati uscendo dalla finestra"


Durante la tempesta di pioggia cadranno infatti 175 millimetri di acqua in centro e ben 256 in collina, dei quali 210 tra le 1.45 e le 3.45. Più della quantità di pioggia registrata a Livorno nei precedenti otto mesi, come sottolinearono subito i meteorologi per evidenziare l’eccezionalità del fenomeno.

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Timeline: le 9 precedenti alluvioni

Dal nubifragio di Stazzema del 1996, costato la vita a 14 persone, all'inondazione in Maremma del 2014 che ha ucciso due sorelle. Non più eventi rari, ma fenomeni "normali"


E’ drammatico il racconto del funzionario della Protezione Luca Soriani che poco dopo le 4 del mattino si trova sul Rio Maggiore, ormai prossimo allo straripamento, e segnala ai vigili del fuoco che il livello delle acque è critico. Passano meno di due ore e la zona sud della città viene travolta da quattro onde di fango in altrettanti punti. E’ lo tsunami del dolore. In pochi minuti vengono spazzate via case, ricordi e vite umane.

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Le 9 vittime: dalla famiglia intera alla neosposa

Filippo Ramacciotti aveva 4 anni. Sabato pomeriggio, poche ore prima della tragedia, nel grande giardino di casa, all’angolo tra viale Nazario Sauro e via Rodocanacchi, un palazzotto in stile Liberty tra lo stadio e l’Accademia navale, aveva festeggiato il compleanno.

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C’erano alcuni dei suoi compagni di asilo del Santo Spirito,un po’ di amici dei suoi genitori Simone Ramacciotti, 37 anni, e Glenda Garzelli, 36. Babbo e mamma stavano insieme dal liceo, erano una coppia che aveva attraversato tutta l’adolescenza a braccetto, fidanzati da una vita. Felici. Dopo l’università, la gavetta attraverso gli stage e il lavoro: lei nello studio di commercialista Guerrini Vitti a Livorno, lui con il padre Roberto all’agenzia di Empoli delle assicurazioni Generali dopo essersi fatto le ossa a Milano. Si erano sposati nel 2011 e avevano ristrutturato con amore e stile quel nido nella villa con torretta a pochi passi da Barriera Margherita, vicino al lungomare, nella quale abitavano proprio sotto ai genitori di Stefano, Roberto, 65 anni, e Paola, assieme al figlio Filippo e alla piccola Camilla, l’unica ad essere stata salvata dalla casa diventata una trappola di fango. Ad estrarla viva è proprio il nonno Roberto, che la affida a un vicino che era accorso per soccorrere la famiglia Ramacciotti.

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Mentre dai primi accertamenti appare difficile contestare eventuali abusi edilizi poiché gli eventuali reati sono molto lontani del tempo. Anche il Comune, da parte sua, ha aperto due procedimenti interni per ricostruire la tragedia. In particolare una commissione d’indagine sull’attività del sindaco e dell’amministrazione comunale e l’altra per analizzare le proposte politiche di miglioramento del sistema di protezione civile. Un mese dopo quella tragica notte, il fango che ha coperto la città è praticamente sparito da strade, garage, palazzi e volti. Ma non potrà mai essere cancellato dai ricordi di una notte maledetta.

Tre pezzi per approfondire: La procura indaga per omicidio e disastro colposo | Indagini sulla mancata evacuazione | Nominati cinque ingegneri per indagare sulle carte edilizie
 

Bimbi motosi: i soccorsi dei volontari in mezzo al fango

Li hanno ribattezzati “bimbi motosi”, d’altronde le etichette ce le mettiamo da soli e “angeli del fango” non rendeva l’idea. Perché a Livorno che tu abbia un anno o cento, resti un bimbo in eterni e il fango tra Quercianella e il ponte del Calabrone, si chiama mota. Sono la faccia della speranza dentro alla tragedia dell’alluvione. Nei giorni del dolore in mezzo al fango hanno indossato stivali, imbracciato pale, trasportato secchi e carriole e così hanno aiutato tutte quelle persone travolte e messe in ginocchio dall’onda della disperazione.

Alluvione a Livorno: i nostri giovani, la nostra speranza

Su questi ragazzi e ragazze, sporchi e bellissimi, faranno un calendario con le loro facce, potere dei social network che spesso distraggono ma qualche volta aiutano. “Bimbi motosi” è anche una pagina Facebook nata per dare un volto a tutti i livornesi e non, migliaia in tutto, che sono scesi in strada per la città: studenti, atleti, boy scout, disoccupati. “Vorremmo raccogliere le foto di quelli che hanno spalato fango, raccolto rifiuti, ripulito case e cantine, quelli che si sono impegnati per Livorno, prima di tutto perché siete belli a bestia e poi perché magari con un po’ di fortuna ed impegno riusciremo a fare un calendario per aiutare la nostra città”. Sono facce rigate dal fango e dalla fatica, eppure così belle che ti viene la voglia di uscire e cercarle per strada, dentro quartieri che non torneranno mai più come prima. Sono facce rigate dalle lacrime e dalla disperazione, perché in fondo tutti hanno perso qualcosa nella notte più bastarda che Livorno ricordi dal disastro del Moby Prince, quando ancora i “bimbi della mota” erano solo sogni di genitori appena sposati. La loro voglia di aiutare è il primo risveglio della vita oltre il muro della devastazione, il primo raggio di sole dietro quelle colline che nessuno vuole più guardare.

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