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Se vogliamo avere un futuro lucidiamo i nostri tesori - L'appello

Livorno,  la serie di dieci racconti “I monumenti ci parlano” pubblicati con i disegni di Roberta Bancale si è trasformata in un viaggio nel tempo e nello spazio che ora deve sollecitare il nostro senso civico

LIVORNO. Dieci tesori da riscoprire oggi per cercare di salvarli domani. La serie di racconti “I monumenti ci parlano” pubblicati con i disegni di Roberta Bancale si è trasformato in un viaggio nel tempo e nello spazio lungo oltre due mesi che ci ha portati, insieme, da Porta San Marco fino ai Quattro Mori.

Abbiamo percorso il viale Italia e ci siamo fermati ad osservare l’orizzonte sdraiati accanto alla statua del Pensatore; siamo saliti in alto, sulla collina d’oro, fino a guardare la città ...

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LIVORNO. Dieci tesori da riscoprire oggi per cercare di salvarli domani. La serie di racconti “I monumenti ci parlano” pubblicati con i disegni di Roberta Bancale si è trasformato in un viaggio nel tempo e nello spazio lungo oltre due mesi che ci ha portati, insieme, da Porta San Marco fino ai Quattro Mori.

Abbiamo percorso il viale Italia e ci siamo fermati ad osservare l’orizzonte sdraiati accanto alla statua del Pensatore; siamo saliti in alto, sulla collina d’oro, fino a guardare la città dalla spianata davanti al Monumento a Ciano, simbolo dell’abbandono e di una questione irrisolta con il passato; scendendo ci siamo persi nelle cicatrici leggendarie della Fortezza Vecchia tra pirati, mercanti, galeotti e granduchi. Abbiamo raccontato la statua dedicata all’ingegner Luigi Orlando, fondatore del cantiere che oggi, alle sue spalle, ha cambiato faccia. Fermandoci in piazza Fratelli Rosselli, anonimo slargo lungo gli scali D’Azeglio, la statua dedicata al Villano ci ha ricordato le nostre radici. Ma in questo tour non ci siamo occupati solo di monumenti nel significato classico del termine, ma anche di edifici diventati luoghi di riferimento per la città, come lo stadio e il grattacielo di piazza Roma.

Da porta San Marco ai Quattro Mori, quando il monumento è un disegno

E adesso che abbiamo documentato lo stato di abbandono in cui versano la maggior parte dei nostri tesori, che fare? L’esempio arriva da Domenico Carovano, pescatore in pensione, che ogni mattina, insieme ad alcuni amici e amiche che come lui abitano nella zona intorno a piazza XX Settembre, prende secchio e scopettone e pulisce il basamento della statua del Granduca Leopoldo, detto Canapone. Un piccolo gesto che può fare scuola. Anche perché – come ripete l’assessore alla cultura del Comune Francesco Belais – di soldi (pubblici) per la manutenzione dei monumenti pare ce ne siano sempre meno, purtroppo. E allora non resta che rimboccarsi le maniche. L’appello è al senso civico dei cittadini, all’impegno delle associazione, magari anche alla fantasia dell’amministrazione.

Perché diciamocelo: mettere (finalmente) una targa sulla statua del Pensatore, scrivendoci sopra il nome dell’opera, l’autore e la data di realizzazione, non è poi una spesa così esosa. Stessa cosa, ricordarsi di tagliare gli oleandri che coprono Guerrino e il suo cane. Si potrà dire: e a che serve? Forse a poco, certo. Ma se vogliamo avere un futuro, come città e come memoria condivisa, non possiamo che conoscere, rispettare e lucidare i nostri tesori.