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Selfie sulla balaustra dell'Odeon, chiusa la porta d'accesso al foyer

Livorno, per mesi i ragazzini passavano da lì per salire sulla terrazza. Giovedì 5 ottobre dopo le denunce dei residenti è arrivata la polizia. La testimonianza: «È tanto tempo che ci entriamo. Ormai ci salgono solo i più piccoli...»

LIVORNO. L’hanno utilizzata per tanto tempo. Bastava spingerla e quella porta aperta, al quarto piano del parcheggio Odeon, portava dritta dritta al foyer dell’ex cinema inutilizzato. E poi da lì i ragazzini si spingevano oltre la finestra, sulla balaustra che si affaccia in largo dei Valdesi. In bilico, seduti, un selfie dopo l’altro, rischiando la vita: questo pericoloso passatempo di decine di giovanissimi il Tirreno lo ha raccontato e denunciato da tempo. Finalmente quell’ingresso, dopo mesi, è stato chiuso. Dopo le tante segnalazioni arrivate al giornale da parte di residenti che denunciavano la pericolosità del fenomeno, ecco che la situazione – almeno per il momento – sembra essere tornata alla normalità. Anche dopo i controlli di giovedì 5 ottobre da parte della poliz ia che hanno stoppato le arrampicate clandestine.

IN BILICO SULLA BALAUSTRA. Fino a pochi giorni ecco che cosa succedeva all’ombra dell’ex cinema cittadino, a due passi dal centro. Ce lo hanno raccontato direttamente i giovani, dai 13 ai 18 anni, che un pomeriggio di settembre abbiamo incontrato là. Per loro è un ritrovo. Ne abbiamo contati a decine. La maggior parte se ne stava seduta sulle scale del vecchio cinema a chiacchierare o fumare sigarette. I più spericolati entravano dentro la struttura dell’ex cinema che ufficialmente è chiusa da anni. Ci ha fatto da cicerone uno di loro.

«Ci è entrato il pallone dalla finestra – racconta Matteo – e se vuoi ti posso accompagnare su io. Così mentre ti faccio vedere come si fa, recupero anche la palla». Abbiamo deciso di accettare e, con grande stupore, abbiamo scoperto che in realtà accedere all’interno dell’ex cinema Odeon, in passato una delle prime sale d’Italia e oggi simbolo di degrado e abbandono, era semplicissimo. «Basta passare dall’ascensore o salire le scale. L’importante è che non ti scopra – la sicurezza o la polizia».

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SI PASSAVA DA UNA PORTA. Nessun muro da scavalcare, niente cornicioni su cui camminare, neppure tetti: per tanto tempo è stato “un gioco da ragazzi” – di nome e di fatto – arrivare al pericolo della balaustra dell’ex cinema.
L’ascensore si ferma al quarto piano e girando a sinistra ci imbattiamo nelle macchine posteggiate. Alla fine del parcheggio coperto c’è una porta, l’apriamo e ci troviamo in un corridoio stretto. In fondo si trova un’altra porta. «È quella che serve per andare sul tetto – continua il ragazzino – ed è sempre aperta, c’è una sbarra che impedisce di chiudersi».

Lui la strada la sa bene perché ci è già stato altre volte. «Ma io vado solo così, ogni tanto. Per esempio a riprendere il pallone quando ce lo buttiamo. Vengono spesso i ragazzi più piccoli, quelli del 2003 o del 2004». Loro lo fanno come una sorta di sfida. Un gioco rischiosissimo che – forse – serve per sentirsi grandi e per vivere il brivido della paura. «Seguimi, si passa da queste scale» ci dice. E dal tetto, entriamo nel ventre del vecchio Odeon. È tutto abbandonato, i vetri sono opachi e si respira un’aria cattiva. Scendiamo fino al secondo piano, dove le finestre sono aperte e dove è finito il pallone. «Eccolo. Guarda, da qui ci si affaccia sul tettino dell’entrata».

L’ARRIVO. È da lì che in molti si affacciano o passano ore sospesi nel vuoto con le gambe penzoloni. Basta scavalcare una finestra alta un metro e mezzo ed il gioco è fatto. Guardando in basso, si vedono tutti gli altri ragazzi che sono fuori. Nessuno si accorge della nostra presenza, forse per loro è normale che ci sia qualcuno lassù. «Ora però torniamo indietro, se arriva qualcuno e ci trova sennò finiamo male». Lo lasciamo tornare dai suoi amici, ma noi rimaniamo per scattare delle foto. Il centro del secondo piano è vuoto e, non essendoci recinzioni, il rischio è di scivolare giù. Salendo le scale torniamo al quarto piano e usciamo dalla stessa porta utilizzata per entrare. Poi dal parcheggio prendiamo l’ascensore e arriviamo fuori. «Visto bello?» ci chiede scherzando Tommaso, piercing al naso e sigaretta sopra l’orecchio. «Io ci vado qualche volta, ma mica ci vivo. Una casa ce l’ho. Non è che vado lì a fare chissà cosa».

Poi si interrompe e se ne va, lasciandoci abbastanza sbigottiti. «Alcuni miei amici sono anche andati di là – aggiunge Matteo –, nei giardini della chiesa Valdese». Un altro problema, infatti, riguarda il superamento del muro della chiesa dei Valdesi. E la distruzione dei pannelli gialli e blu che delimitano la piazzate. «Quella porta che conduce sul tetto dell’Odeon – chiude Cristian, un altro del gruppo – la conoscono tutti e sono anni che ci andiamo. Lì adesso ci salgono solo quelli più piccoli. Ormai però questo posto non ci piace più, sto pensando di cambiare zona».


 

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