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Da due a Quattro Mori, la statua mai vista è nel bozzetto segreto - Le foto

Livorno, nel mueso di villa Mimbelli è coservata l'opera - in scala - dello scultore Tacca che rivela come i quattro pirati non abbiano tutti tratti somatici africani. E intanto vicino al monumento in piazza Micheli spunta la mattonella della fortuna

LIVORNO. C’è un segreto bianco, scolpito nel gesso, dietro alla statua dei Quattro Mori, monumento simbolo di Livorno: amato, criticato, depredato, eterno. Per scoprirlo è necessario muoversi tra due dimensioni che si sovrappongono: il tempo e lo spazio. Elementi che si incontrano, oggi, nel museo civico Fattori, a villa Mimbelli, transennato e decadente contenitore dei nostri tesori.

È qui, in una bella sala al primo piano, tra marmi, velluti e affreschi, che è conservato il bozzetto origina ...

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LIVORNO. C’è un segreto bianco, scolpito nel gesso, dietro alla statua dei Quattro Mori, monumento simbolo di Livorno: amato, criticato, depredato, eterno. Per scoprirlo è necessario muoversi tra due dimensioni che si sovrappongono: il tempo e lo spazio. Elementi che si incontrano, oggi, nel museo civico Fattori, a villa Mimbelli, transennato e decadente contenitore dei nostri tesori.

È qui, in una bella sala al primo piano, tra marmi, velluti e affreschi, che è conservato il bozzetto originale dello scultore Pietro Tacca. L’opera rappresenta, in scala, i pirati incatenati che furono poi sistemati dove sorgeva la Porta Colonnella, davanti alla Darsena – siamo nel 1626 – sotto la statua del Granduca Ferdinando I de’ Medici: uniforme di Gran Maestro dei Cavalieri di Santo Stefano, armatura, manto e la croce sul petto, simbolo dell’Ordine alla guida del quale combatté i pirati che infestavano il Mar Tirreno. Ma basta girare attorno alla teca per accorgersi che qualcosa non torna. Le quattro figure maschili, appoggiate su un piedistallo in legno, infatti, non hanno tutte tratti somatici africani, ma due di esse hanno una marcata fisionomia caucasica: dai capelli lunghi ai lineamenti. Possibile?

«Dal confronto tra le figure in gesso e gli analoghi bronzi dell’opera definitiva – si legge nel cartello esplicativo accanto all’opera – osserviamo analogie nelle pose e nel movimento dei corpi, mentre sostanziali differenze appaiono nelle teste di almeno due personaggi. Questo testimonia le diverse fasi di esecuzione del lavoro che impegnarono l’artista per vari anni subendo anche alcune interruzioni».

La mattonella della fortuna, così si osservano tutti i nasi dei Quattro Mori


Nessun accenno, però, sul possibile motivo che spinse il Tacca a cambiare in corsa la fisionomia di due personaggi. Pressioni del committente? Una scelta autonoma? «Forse – spiega l’assessore alla Cultura Francesco Belais annunciando l’imminente trasferimento del bozzetto al museo della città – il pregiudizio razziale può aver giocato un ruolo decisivo».  Eppure – si racconta – che lo scultore passò giorni e giorni nelle prigioni cittadine per fare studi anatomici sui corpi degli schiavi. Leggenda vuole che il primo dei Mori a sinistra sia tale Morgiano, un prigioniero che l’artista conobbe e ritrasse nel Bagno livornese.

Forse è per questo profondo studio – come ammettono i critici – che i quattro uomini emanano forti suggestioni, caratterizzati da una naturalezza realistica delle forme, dalla plasticità, dalla tormentata torsione dei corpi che cercano di liberarsi dalla catene e dalla perfezione anatomica. Nudi, coperti solo da un drappo, con il cranio rasato e un ciuffetto di capelli in cima alla testa, acconciatura tipica degli schiavi. Le catene partono dagli angoli del basamento per finire ai piedi del Granduca in maschere simili a grossi crostacei, caratteristici della scultura del Tacca e che si ripetono anche nelle vicine fontane.

Eppure il sospetto (infondato) che si tratti di un’opera razzista, ha sempre aleggiato sul monumento. Tanto che alla fine del XVIII secolo, il generale François Miollis, al comando dei soldati napoleonici di stanza a Livorno, additò “il marmo” come un insulto all’umanità, proponendo la sostituzione della statua di Ferdinando con quella della libertà che soggioga i quattro vizi. Per alcuni mesi il Granduca fu perfino tolto dal piedistallo, prima di essere ricollocato al suo posto il 23 luglio 1799, dopo la fuga dei Francesi.



Ma nonostante le peripezie, i pirati si sono presi, nei secoli, diverse belle rivincite. La prima sta proprio nel nome dell’opera che in origine doveva essere dedicata a Ferdinando I e che invece è passata alla storia, appunto, come i Quattro Mori. La seconda, invece, è legata a una leggenda popolare. «Chi trova il punto dal quale si scorgono contemporaneamente i nasi dei quattro bronzi – recita – avrà giorni fortunati». Fino a due mesi fa per riuscire nell’impresa era necessario trasformarsi in novelli Indiana Jones, muniti di mappe ingiallite e pazienza. Adesso a indicare il punto esatto dal quale guardare è stata collocata una pietra d’inciampo. La mattonella della fortuna. Bianca come i mori di gesso. (10-Fine)