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Auto in fondo al mare, ma per recuperarle bisogna anche pagare

Livorno, sono tredici al momento le carcasse alluvionate individuate tra Quercianella e i Tre Ponti. L'appello del circolo sub: sono rifiuti inquinanti, levateli presto

LIVORNO. Sono tredici al momento le auto individuate sul fondale. Tre sono ai Tre Ponti, davanti alla foce del rio Ardenza e le altre a Quercianella. Sono le macchine alluvionate, travolte e sbalzate dal mostro di acqua e fango a poche decine di metri dalla costa. Può darsi che il numero aumenti da qui a quando saranno recuperate, e che si capisca per bene la spinosa questione del “chi paga”.

Intanto i vigili del fuoco, su richiesta del “coordinamento operazioni di ricerca di vetture” che fa capo alla Polizia Municipale, si sono attivati ufficialmente per l’individuazione dei mezzi. «Ad operare saranno i sommozzatori che dipendono dalla direzione regionale toscana dei vigili del fuoco con sede a Firenze: a giorni dovrebbero cominciare». Si parla di 3 vetture davanti ai Tre Ponti e di una decina a Quercianella. «Sono rifiuti speciali, quello che preoccupa di questi mezzi è il potenziale inquinamento derivante da oli lubrificanti, benzina, batterie», spiegano dai vigili del fuoco.

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CHI PAGA LA RIMOZIONE. A fare il punto è il sindaco, Filippo Nogarin. «A livello normativo si tratta di rifiuti speciali che devono essere recuperati a spese del proprietario, da un punto di vista pratico queste operazioni servono alla riduzione del rischio ambientale, perché si tratta di materiale inquinante e quindi cercheremo di fare il possibile perché sia il Comune a coprire le spese». «Capisco lo sgomento di coloro che hanno perso tutti e ai quali viene chiesto pure di il disagio di chi ha perso tutto e gli viene pure chiesto di pagarsi il recupero di auto, ormai relitti, sbalzati in mare dall’alluvione».

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SUB-SENTINELLA: L’APPELLO. I primi a notare i mezzi sott’acqua e a segnalarli alle autorità sono i sub, come ha fatto domenica scorsa Ivan Aceto, appassionato di apnea, originario di Palinuro in provincia di Salerno, da 15 anni a Livorno. «Fuori dall'acqua tutto sta tornando "quasi" alla normalità, ma sotto il livello del mare altri pericoli permangono. Io ho trovato una vettura a circa 150 metri dalla riva su un fondale di 10 metri, a Quercianella. Spero riescano a levarla presto da li», racconta al Tirreno. Domenica Aceto si butta a Quercianella, di fronte ai bagni Paolieri e poco lontano intravede la sagoma di un’auto. Si avvicina, la filma: è una Panda blu, ibrida – benzina e gpl - adagiata su un fondale di 10 metri, smembrata. «Le coordinate precise sono state consegnate alla Capitaneria che prontamente mi ha raggiunto sul posto», continua.

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E ancora «Chiedo a tutti gli amici pescasub che contribuiscano, denunciando alle forze dell' ordine, la presenza sul fondale di oggetti derivanti dall' alluvione: nella zona in questione non ho trovato altre auto, ma detriti ferrosi di varia natura sì».

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L’appello di Aceto viene amplificato dal circolo Ci.ca.sub Guido Garibaldi, di cui fa parte. Oltre mezzo secolo sotto i mari del mondo, il circolo – che all’interno ha anche una scuola federale – è il più antico d’Italia e il più titolato. Dentro sette istruttori di apnea, con squadre e sportivi campioni mondiali di pesca sub (nella storia la squadra dei livornesi Ramacciotti, Bellani, Paggini).

«Quelle auto vanno tolte, sono rifiuti speciali dannosi per l’ambiente: dentro ci sono oli lubrificanti, benzina, gpl, batterie - sottolinea Andrea Rossi, direttore federale del Ci.Ca.sub Garibaldi - Noi ci rendiamo disponibili per fare una o più giornate per scandagliare il nostro mare, sotto costa, per individuare mezzi e materiali portati dall’alluvione: siamo aperti a qualsiasi tipo di collaborazione per il bene del nostro mare».

LE NOSTRE AUTO DI FAMIGLIA. Grazie al ritrovamento di Aceto, la famiglia di Mariaromana Michelagnoli ha scoperto che anche la seconda macchina di famiglia, la Panda blu, giace sul fondale a pochi metri, davanti ai bagni Paolieri di Quercianella. Pochi giorni fa aveva saputo che anche l’altra, una Opel Agila, è là davanti. E aveva ricevuto una informazione sul recupero delle vetture, che ha demoralizzato lei e il suo compagno Stefano, che vive a Quercianella nella parte alluvionata, con la mamma di 90 anni. «Noi siamo stati alluvionati, abbiamo avuto molti danni a causa del nubifragio che ci ha portato via anche le due macchine di famiglia - si sfoga - La forza dell'acqua le ha trascinate, buttando giù il muro di cinta, nel botro Forconi e poi da lì sotto il ponte e poi in mare. La Capitaneria ci ha chiamato, informandoci che per il recupero dobbiamo pagare noi, poi ci renderanno i soldi certamente in un secondo momento facendo la richiesta danni». E ancora: «Si parla di sommozzatori, mezzi di recupero della Marina: noi non abbiamo nemmeno gli occhi per piangere, non dormiamo più, dove troviamo i soldi per recuperare due relitti che non abbiamo certo buttato noi in mare? Dopo il danno anche la beffa». Lo sfogo viene anche amplificato nel profilo Facebook di Michelagnoli: chiede aiuto al sindaco. Che in un post risponde così: «Mi interesso della cosa, mi pare veramente assurdo che debbano pagare coloro che risultano i primi danneggiati».
 

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