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Piccolo è bello: 123 paesi toscani provano a rinascere con la nuova legge

La legge appena approvata stanzia 100 milioni per dotarli di servizi e aiutarli a ripopolarsi: nella nostra regione riguarda 300mila abitanti

LIVORNO. Palaia, Palazzuolo sul Senio e Peccioli sono solo i primi tre che iniziano con la lettera P. Ma in Toscana i piccoli comuni sono 123 su 276. Hanno meno di cinquemila abitanti, come Sassetta, Stazzema e Scarlino. E il Parlamento – dopo 16 anni di tentativi andati a vuoto – giovedì 28 settembre ha finalmente approvato la legge per cercare di salvarli, prevedendo 100 milioni da ora al 2023 come primo passo per evitarne lo spopolamento. Uno spopolamento sempre più inesorabile: solo in Toscana nei 123 piccoli Comuni (quasi il 45% del totale) vivono appena 295.773 persone, meno dell’8% della popolazione.

COSA PREVEDE LA LEGGE

Potenziamento della connessione Internet con la banda ultralarga, promozione dei prodotti a chilometro zero e recupero dei centri storici. Ma non solo: digitalizzazione delle scuole e trasporti più efficienti. Sono i punti cardine della legge, la cui prima bozza – su proposta dall’attuale deputato Pd Ermete Realacci, presidente della Commissione ambiente – risale addirittura al 2001. Dopo 15 anni – il 26 settembre del 2016 – il testo è stato approvato alla Camera, giovedì 28 settembre 2017, invece, il via libera dal Senato. Ora, entro 120 giorni, servono i decreti attuativi. E verrà deciso nel dettaglio quali saranno i Comuni (anche toscani) a poterne beneficiare. Per come è scritta la legge, comunque, saranno con ogni probabilità tutti quelli sotto i cinquemila abitanti. E se nel frattempo si sono fusi, nessun problema: vale la situazione precedente, con la popolazione calcolata all’ultimo censimento, quello del 2011, in attesa del nuovo del 2018.

COSA POTRÀ ESSERE FATTO

Il salvataggio degli uffici postali, i trasporti più efficienti e la banda ultralarga sono i punti cardine della legge. Ma i soldi del fondo per i piccoli Comuni – un primo tentativo per ridurre il gap con le città – si possono usare anche per altro: per mettere in sicurezza il territorio, per promuovere gli “alberghi diffusi”, ma anche per acquisire le vecchie case cantoniere o recuperare gli immobili abbandonati. Grazie a un accordo fra l’Anci e la Federazione italiana Editori giornali, inoltre, nei Comuni sotto i cinquemila abitanti viene garantita anche la vendita dei quotidiani. Incentivi anche per la promozione dei prodotti alimentari a chilometro zero e per la produzione cinematografica.

REALACCI: «MOLTI PIÙ SOLDI»

Dopo anni di attesa fra burocrazia e legislature concluse in anticipo, Realacci può dirsi (in parte) soddisfatto. «Questi 100 milioni sono solo i primi di uno stanziamento miliardario – sottolinea – e servono solo per i Comuni che verranno individuati come i più disagiati: dieci milioni per il 2017 e 15 per ogni anno dal 2018 al 2023. Il presidente Carlo Azeglio Ciampi e l’ex sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, barbaramente assassinato ma il cui ricordo è ancora vivo in tutti noi, hanno voluto con forza questa legge. È il primo passo per scommettere sulla nostra identità, sull’Italia dei borghi (il 2017, non a caso, è “l’anno dei borghi” ndr) e per riscoprire le migliaia di bellezze nascoste nei nostri bellissimi paesi. Come a Buti, nel Pisano (sopra i cinquemila abitanti ndr) – conclude il deputato del Partito democratico – su cui domina un’aquila disegnata nella vegetazione». Realacci, inoltre, frena le fusioni fra gli enti. «Meglio unire i servizi che i Comuni – chiarisce – altrimenti si rischia di perderne le identità che li caratterizzano».

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PIÙ LAVORO NEI BORGHI

A Pollica, giovedì, dopo l’approvazione della legge le campane hanno suonato a festa. E anche in Toscana sono diversi i sindaci che hanno esultato. La massiccia migrazione verso le città, infatti, poco a poco ha sempre più spopolato i piccoli borghi italiani, dove ormai vivono solo 10.004.136 persone. Eppure – dati alla mano – i Comuni sotto i cinquemila abitanti, nel Belpaese, sono 5.567 su 7.978 (il 69,8%). «Ci sono tante attività che i giovani possono svolgere anche nei piccoli centri – sottolinea Realacci – e vogliamo metterli in condizioni di lavorare. In Puglia ho un amico sarto che grazie al legame che lo lega al territorio esporta i suoi prodotti in tutto il mondo».

ROSSI: «SERVONO PIÙ RISORSE»

Salvare i piccoli borghi da tempo è anche uno degli obiettivi della Regione Toscana. «Grazie ai progetti che hanno coinvolto i giovani – afferma il presidente Enrico Rossi (MdP) – abbiamo garantito i servizi postali e della salute. Stiamo lavorando per lo sviluppo della banda larga e abbiamo finanziato forestazione e agricoltura in montagna, abbassando le tasse regionali. Vogliamo porci il problema del recupero dei borghi abbandonati e la legge offre molti spunti: ne ragioneremo confrontandoci con i sindaci ed elaboreremo una nostra proposta». Nonostante la legge sia «buona» – secondo Rossi – i 100 milioni fino al 2023 «sono pochi, quasi ridicoli».

SODDISFATTA L’ANCI

Avrebbe voluto più risorse anche Simone Gheri, il direttore di Anci Toscana. «Abbiamo davanti un’ottima occasione – dice – e potremo salvare borghi in difficoltà come Zeri (in provincia di Massa Carrara) e Sestino (nell’Aretino)». E il presidente, il sindaco di Prato Matteo Biffoni (Pd), tende la mano a Rossi. «Siamo contenti del suo interesse: noi ci stiamo lavorando con impegno e sappiamo che i piccoli Comuni vanno sostenuti e non messi in difficoltà con nuovi tagli ai trasferimenti».

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