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Alluvione a Livorno: «Hanno rischiato la vita per riuscire a salvarmi» - Video

Filippo Meschini ringrazia i militari che lo hanno strappato alla furia delle acque. Di quella notte ricorda solo poche cose: «Il pronto soccorso non era allertato»

LIVORNO. «Ringrazio pubblicamente i ragazzi, tutta la squadra, che quella notte, pur non essendo stati avvisati da nessuno su quel che stava accadendo, si sono trovati là per caso pattugliando la zona per il progetto Strade Sicure». Filippo Meschini, 30 anni, la notte dell’alluvione è stato spazzato via, insieme a sua moglie Martina, dalla furia del Rio Ardenza, e portato a due chilometri dalla loro abitazione in, zona Collinaia.

Tre para raccontano il salvataggio di Filippo Meschini Una tavola da surf e una catena umana per salvare il trentenne che ha perso la moglie nell'alluvione del 10 settembre (video Repetti) - L'ARTICOLO

Ieri, in un incontro a casa della madre in zona Banditella, dice il suo grazie ai militari dell'Ottavo Reggimento Guastatori Paracadutisti di istanza a Legnano che lo hanno tratto in salvo nel giardino di una villa in zona Tre Ponti, lato Rotonda. La moglie invece non ce l'ha fatta . Il suo corpo è stato trovato il giorno successivo

Sono accanto a lui: il caporalmaggiore Victor Alfonso Scaccia, 32 anni, sudamericano, ma cresciuto in Sicilia, il caporalmaggiore Francesco Grasso, 36 anni di Catania, e il soldato Biagio Topa, 24 anni della provincia di Caserta. «Senza pensare a sé, senza farsi domande si sono buttati e mi hanno strappato alla corrente. Non li ringrazierò mai abbastanza».

«Se sono ancora qui – aggiunge Filippo, con la voce rotta dalla commozione – è perché, come mi hanno detto loro e il parroco che mi ha sposato, devo rimanere qui: probabilmente devo fare ancora qualcosa di buono, un motivo ci deve essere e io voglio credere che ci sia».

Filippo spiega che da quando è passato davanti all’Apparizione in poi, non ricorda più niente: l’hanno salvato «facendo una catena umana e allungando una tavola da surf». L’hanno portato così fuori dall’acqua. Il giovane ricorda il suo arrivo al Pronto Soccorso, difficile per lui invece, forse è ancora troppo presto per farlo, i momenti che hanno preceduto il salvataggio. «Erano le 6,25 circa ed ero coperto di fango, animali, legna: il Pronto Soccorso – tiene a rimarcare – probabilmente non era stato avvisato di ciò che era successo».

«Entro la settimana prossima – conclude Filippo – verrà costituito un comitato che porterà il nome di Martina: il comitato avrà il compito di seguire tutte le indagini, tenendo alto l'interesse: se ci saranno eventuali colpevoli o negligenze, ciò dovrà essere agli occhi di tutti. Lo faccio per mia moglie e per le persone che sono rimaste danneggiate dall'alluvione. Secondo me si poteva fare di più, ma mi fermo qui: chi deve occuparsene se ne sta già occupando».
 

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