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Con la scusa dell’alluvione azienda chiude e se ne va: a rischio 20 autisti

Livorno, Autosped: personale trasferito d’urgenza in Piemonte

COLLESALVETTI. «L’alluvione ha messo in ginocchio la città e ora c’è chi prova ad approfittarsene per portare via i posti di lavoro». Beppe Gucciardo, dirigente sindacale Filt Cgil, è preoccupato davvero: a rischiare il posto è una ventina di autisti di camion in servizio per Autosped. Il nome di questa ditta di trasporto cotainer con base locale al civico 11 di via Sacco e Vanzetti a Stagno, zona via Aiaccia, forse sarà poco noto al grande pubblico ma stiamo parlando non di una minuscola impresa locale in affanno bensì di una azienda che fa parte di un colosso come il gruppo Gavio.

Secondo quanto riferiscono fonti sindacali, l’alluvione ha costretto allo stop altre realtà imprenditoriali del nostro territorio – come la Magna (serrature) a Guasticce e la Leonardo ex Wass (siluri) fra Coteto e Scopaia – ma il lavoro è ripreso dopo un turno o due. In questo caso no: «Ci è stato comunicato – afferma Gucciardo – che con effetto immediato tutto il personale viene trasferito alla sede di Castelnuovo Scrivia, punto e stop. Colpa del fatto che per via dell’alluvione i piazzali sono rimasti allagati».

Ed è qui che il sindacalista Cgil rileva un primo aspetto strano: «Il piazzale è così drammaticamente inagibile per l’Autosped che si dice costretta a trasferirsi con la massima urgenza eppure non sembra altrettanto off limits ai mezzi di un’altra società dello stesso gruppo Gavio, la G&A. Non solo: neanche nel piazzale accanto, quello di Autamarocchi, altra società di trasporto, si segnala una emergenza talmente terribile da rendere necessario un trasferimento immediato di uomini e mezzi».

Ma l’alluvione non è stata uno scherzo nemmeno a Stagno, nemmeno nella zona di via Aiaccia: lo sa bene chi nella zona vive e chi vi lavora. L’esponente sindacale riferisce che non sono mancati casi di altre aziende in difficoltà con l’allagamento dei piazzali: «Sia chiaro, capiamo benissimo che l’alluvione è stata un grave problema. Ci eravamo limitati a chiedere di dire esplicitamente che era un provvedimento temporaneo, invece hanno dribblato qualsiasi chiarimento. Insomma, nessuno si tira indietro: ma un conto è chiedere un aiuto a risolverlo e ben altra cosa è chiudere tutto».

È per questo motivo che lunedì gli autisti sono scesi in sciopero e si sono riuniti in assemblea per chiedere rassicurazioni. Risultato? «Buio completo, l’azienda di fatto svicola per evitare di mettere nero su bianco l’impegno a riaprire la filiale livornese. Avrei preferito che ci avessero detto che avevamo preso una cantonata e che era tutto un equivoco. Invece...».

A questo punto sono state chiamate in campo le segreterie nazionali di categoria Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Con quale esito? L’azienda ha accettato un faccia a faccia il 29 settembre. Nient’altro: «L’azienda non ha ancora sciolto il nodo sulla sorte del personale della filiale livornese», è la sottolineatura che arriva dallo stato maggiore della Filt provinciale. Inutile dire che a livello nazionale i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione di tutti i lavoratori di Autosped (che, come dicevamo, a Livorno si è tradotto in un doppio sciopero).

«Non è una azienda che va male, – aggiunge Gucciardo – non soffre di crisi se non del fatto che per nessuno sono tempi di vacche grasse. Non è neanche una piccola realtà di rapporti deterioratimagari soltanto dal caratteraccio di un piccolo imprenditore. Questa è una realtà strutturata e con relazioni sindacali normali: però agli inizi di agosto l’azienda aveva preannunciato l’intenzione di riorganizzare il settore container. Cosa temo? Che l’alluvione sia arrivata come la scusa buona per riprendere il disegno che era saltato fuori già cinque anni fa: portare via tutto e chiudere la sede di Stagno».

Ma – avvertono dalla Filt – Livorno «non può permettersi di perdere lavoro». Aggiungendo poi una chiamata in causa delle istituzioni: «Chiediamo che si attivino per creare condizioni di sviluppo e per sostenere le aziende che danno occupazione alla città».


 

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