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Alluvione a Livorno, le opposizioni chiedono le dimissioni a Nogarin

Mozione di sfiducia a Nogarin. Lui si scusa ma solo per la lite col vescovo

LIVORNO. Nel consiglio comunale sull'alluvione che ha devastato Livorno, il sindaco M5s Filippo Nogarin si difende evocando l'eccezionalità dell'evento (la perturbazione è «di quelle che avvengono una volta ogni 800 anni») e chiamando in causa il passato nel segno delle giunte Pd: nel mirino «la pianificazione urbanistica degli ultimi 50 anni» e «la gestione dei permessi edilizi». Alla fine arriverà a chiedere sì scusa, ma limitatamente al battibecco con il vescovo Giusti: ammette di aver «sporcato una giornata di lutto con una polemica sterile, inutile e inopportuna».

10 settembre, ore 5: Livorno finisce sott'acqua Le prime immagini dell'inondazione: il video di Manuel Golfarini - L'ARTICOLO

Alle opposizioni tutto questo non basta per niente: chiedono le dimissioni di fronte a quanto è accaduto prima dell'alba del 10 settembre. Dimissioni per come è stata gestita l'emergenza quella notte. Per come è stata gestita nei giorni successivi. Per le polemiche sollevate sui colori dell'allerta mentre la città era in ginocchio. E anche per le scelte politico-amministrative delle settimane precedenti, quando si è deciso di cambiare i vertici e l'organizzazione della protezione civile. Le hanno chieste in coro le opposizioni in consiglio comunale. Alle 20.57 sono riuscite a raccogliere 14 firme e a presentare una mozione di sfiducia del primo cittadino: l'hanno firmata da tutte le forze di opposizione a eccezione di Buongiorno Livorno, il cui consigliere Marco Bruciati dice che «è uno strumento inutile, perché senza il voto della maggioranza serve solo a rafforzare il sindaco» (ma aggiungendo che «in un paese civile per molto meno si rimette il mandato»).

Nubifragio a Livorno, i volti e le storie delle vittime Livorno piange le vittime dell'alluvione del 10 settembre. Nelle immagini i volti e le storie di chi ha perso la vita a causa del maltempo (video a cura di Yuri Rosati) - L'ARTICOLO

Quel che invece passa all'unanimità è l'istituzione di una commissione d'indagine. La vota anche il sindaco: «Ritengo di non avere commesso alcuna azione che possa incorrere nelle osservazioni di questa commissione». A dimettersi non ci pensa nemmeno, e la sua maggioranza lo sostiene. Nogarin coglie l'occasione per parlare della «nostra nuova bussola in materia di pianificazione urbanistica: restituire alla natura un po' degli spazi che le abbiamo sottratto». È già stato fatto qualcosa (il regolamento degli annessi agricoli). Ma - rincara - il vero banco di prova sarà il piano strutturale («impostato in un'ottica di riduzione del consumo di suolo, ora la renderemo ancor più stringente»). Con una sottolineatura-chiave: «Non ci saranno mai più case costruite sugli argini di un fiume e nemmeno scuole con aule allestite negli scantinati».

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