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Precario a 50 anni, mi hanno rubato la dignità - La lettera

Precario a 50 anni, mi hanno rubato la dignità - La lettera

GLI SFRUTTATI IN TOSCANA. Vincenzo, in una lettera carica di significati, ci racconta la sua esperienza di lavoro: "Mi sento preso in giro e umiliato"

Nell'ambito della nostra inchiesta sui lavoratori sfruttati , ecco la lettera di un lavoratore che a 50 anni sta subendo prese in giro ed umilizioni.

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Caro direttore, mi sono deciso a scriverle dopo aver a lungo riflettuto, perché non mi rimane molto altro oltre alla parola e con questo non ne voglio certo sminuire l’importanza, anzi ne rivendico il potere rivoluzionario. Sono un lavoratore precario che come al solito succede in estate incontra opportunità di lavoro vanamente cercate in inverno; queste occasioni accolte con grandi speranze ed entusiasmo vengono generalmente disilluse malgrado le premesse. Vorrei raccontare per sommi capi la mia storia che è simile a quella di molti altri lavoratori che hanno perso, a seguito della crisi economica, il posto sul quale avevano costruito e riposto le loro piccole ma grandi aspettative.

L’aggettivo “precario” indica una situazione di imminente pericolo, di mancata certezza. Anche la vita è “precaria” e gli uomini hanno sempre cercato di allontanare questa condizione progettando cose durevoli. Vivo a Lucca, città ricca, che nella sua storia conta 400 banche, 100 chiese e famiglie potenti che proprio per perpetuarsi garantivano il passaggio della ricchezza tra le generazioni attraverso matrimoni combinati. Questa stessa città che non consente a molti dei suoi cittadini la possibilità di avere un semplice stipendio e una vita dignitosa.

Torniamo alla mia storia. Perdo lavoro nel 2011 a causa della chiusura dell’azienda del settore cartario, molto sviluppato nella mia città. Mi rimetto sul mercato tramite agenzie interinali e Centro per l’impiego, ma da subito fatico a rientrare nel mio settore. Mi dichiaro disponibile a spostarmi e inizia un calvario di lavori accompagnati da promesse puntualmente disattese. Intanto per far fronte alle necessità della vita (figli, salute, casa, auto) do fondo ai risparmi. Posso contare solo su stipendi risicati, sperando che niente di extra accada a far saltare i miei precari equilibri.

Vivo in Toscana, la giro in lungo e in largo, lavoro per un anno fuori regione, ma niente si trasforma in qualcosa di duraturo. Mi ritrovo a 50 anni ad avere bisogno di un garante per comprare un’utilitaria o una bici da regalare a mio figlio per il suo compleanno. Non mi do pace e cerco in altri settori, contratti a chiamata nelle cucine, fino a oggi, dopo l’ennesimo contratto terminato.

Mi sento frustrato e pieno di rabbia. Ti rubano anche la dignità. Ho lavorato in una pizzeria lucchese con un contratto a chiamata per il weekend. Dopo due mesi il titolare mi chiama il giovedì sera e mi dice «non ho bisogno più di te». Mi ha licenziato neanche di persona.

Il 19 giugno mi fanno un contratto di “apprendistato professionalizzante senza limiti di età”: mille euro al mese, orario notturno dalle 3 alle 11 e ogni tanto dalle 22 alle 11. Tre mesi in prova, fino al 1° settembre. Mi rassicuravano: «Lavora che prenderai il posto di quell’altro». Il 28 agosto mi comunicano che non ho superato la prova. In realtà era finito il periodo di ferie dei colleghi e non servivo più.

Mi sento dire da quelli che sono sicuri della loro posizione di considerare ogni esperienza come una nuova opportunità, ma il mio curriculum abbonda di esperienze. Paradossalmente quando lo presento mi viene rinfacciato di averne persino troppe, di esperienze, sarebbe preferibile un curriculum più snello. Mi sento preso in giro e umiliato. Ogni volta mi vergogno di dire alle persone che amo che l’ennesimo contratto è finito. Vorrei appellarmi a chiunque voglia darmi un’occasione di riscatto e vorrei dirgli di credere in me.

SPECIALE: LE VOSTRE STORIE DI LAVORATORI SFRUTTATI

SEGNALATECI I VOSTRI CASI: ECCO COME FARE

Il Tirreno raccoglie le storie del lavoro sfruttato in Toscana. Abbiamo deciso, infatti, di iniziare un'inchiesta su chi viene pagato assai meno di quello che prevede il contratto, su chi viene assicurato per la metà del tempo che lavora. O su chi viene inquadrato per una mansione e ne svolge un’altra o altre tre o quattro insieme. Addirittura ci sono casi di persone che continuano a lavorare mesi nella speranza di riscuotere mensilità arretrate perché non hanno visto un soldo da quando hanno varcato la soglia del posto di lavoro. E c’è pure chi si è ritrovato licenziato perché si è fatto male lavorando. Se avete casi da segnalarci scriveteci a

inchiestadeilettori@iltirreno.it Si può chiedere di raccontare la propria storia anche in forma anonima, soprattutto se il lavoro è ancora in corso. Tuttavia è necessario inviare un numero di telefono al quale essere ricontattati per verificare le vicende che ci raccontate.  

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