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Notte allo sbando, Nogarin ora dice: avvisato alle 6,46

Nubifragio eccezionale ma quando il rio Maggiore ha tracimato non è stato dato l’allarme a chi abita nelle zone più a rischio  

LIVORNO. Una cosa è certa: il sindaco Filippo Nogarin , per sua stessa ammissione, è stato informato del disastro solo alle 6,46 di domenica, quando ormai il nubifragio si era allontanato per lasciare dietro di sè morti e devastazione. E un’altra sembra emergere con chiarezza dallo scambio di messaggi e bollettini meteo tra il Centro di monitoraggio della Regione e la Protezione civile del Comune di Livorno: fra le ore 3 e le 4 della notte tra sabato e domenica, quando il personale di servizio ha accertato che il rio Maggiore sta per straripare, non è scattato alcun allarme particolare per la popolazione, soprattutto per le 2.639 persone che abitano nella zona a rischio esondazione di quel corso d’acqua e che pertanto sono inserite in un apposito elenco della Protezione civile. Non hanno ricevuto telefonate di allerta, non sono stati avvertiti con l’uso del megafono o delle sirene in modo da richiamare la loro attenzione, non sono stati svegliati suonando il campanello.

Nessun allarme.

Eppure quel rio “tombato” stava già invadendo strade, scantinati, garage, case. Era una evidente situazione di grave pericolo e come tale imponeva ai poteri locali di avvertire i cittadini in modo che potessero mettersi in salvo e magari salvare le proprie cose. Certo, nella notte tutto questo è molto complicato da fare, ma non fare nulla è stato peggio: il bilancio all’alba di domenica si è rivelato, come purtroppo sappiamo, catastrofico. E solo a quel punto la macchina dell’emergenza comunale è riuscita ad avvertire il sindaco.

Al lavoro nella notte.

Allora proviamo a capire che cos’è successo in quelle tragiche ore, ripercorrendo le comunicazioni tra Regione e Comune e le attività poste in essere dal Municipio livornese. Con un’avvertenza: il comunicato diramato alle 19.32 di mercoledì dall’Ufficio stampa del Comune e ripreso dal Tirreno - come dagli altri organi di informazione - era sbagliato o per meglio dire era incompleto, perché si fermava alle ore 22.13 omettendo di elencare tutte le attività svolte dalla Protezione civile nella notte di domenica, quando si è concretizzata la catastrofe. Dunque l’ultima azione registrata in Comune non è avvenuta alle 22.13, cosa che per la verità era apparsa subito molto strana, ma l’operatività è andata avanti per tutta la notte. Il Comune si è scusato per “il grave errore” e il portavoce del sindaco, Tommaso Tafi, si è dimesso assumendosi tutte le responsabilità dell’accaduto (con Filippo Nogarin che le ha respinte). Ma un comunicato stampa si può sempre correggere, mentre quello avvenuto nel passato fine settimana no e le eventuali responsabilità che dovessero essere accertate, quelle sì che sarebbero gravissime.

L’allerta meteo.

Dunque ripartiamo dall’allerta arancione diramata dal Centro di monitoraggio della Regione con la previsioni di precipitazioni già nella giornata di sabato in forte intensificazione - secondo il Lamma - a partire dalle prime ore della domenica mattina. In realtà a Livorno è iniziato a piovere con grande intensità già alle 20 di sabato, con l’Aurelia e altre strade di grande scorrimento che si sono allagate rapidamente come purtroppo accade spesso a Livorno. Colpa anche delle bocche di lupo e delle caditoie incapaci, anche perché ostruite da foglie e rifiuti, di assorbire l’acqua che cadeva con forte intensità. Alle 20.59 c’è la ricezione del messaggio di allerta per il sottopasso via Firenze allagato, nonostante fin dalle 19 fosse stata posizionata l’idrovora. Alle 21.05 - secondo il report degli uffici comunali - ecco la comunicazione telefonica con la sala operativa della polizia municipale per l’invio di alcune pattuglie a monitoraggio della situazione della viabilità.

Il primo temporale.

Alle ore 21.41 il referente della Protezione civile è rientrato in servizio e ha attivato immediatamente le squadre di volontari precedentemente preallertate. Alle 21.45 è richiesta al comandante della polizia municipale Riccardo Pucciarelli (da poco anche dirigente della Protezione civile) di attivare delle pattuglie reperibili mentre alle 21.55 - è sempre la ricostruzione del Comune - entrano in servizio le squadre Svs, Fides, Cri, e Cisom.

Gli allarmi della Regione.

Alle 21,39, come ha spiegato al Tirreno (che per primo ha dato la notizia) Enzo Di Carlo, ingegnere idraulico e funzionario della Regione, è stato inviato da Firenze il primo allarme «per la presenza di un forte sistema temporalesco sulla costa pisana e livornese»: un aggiornamento importante, dunque, rispetto alle precedenti previsioni meteo. 23.08, 00.55, 2.49, 5.20 sono gli orari - anticipati ieri l’altro dal Tirreno - in cui dal Centro di monitoraggio della Regione sono partite altre allerte verso la Protezione civile livornese, dove si comunicava «la stazionarietà di fenomeni di forte intensità con pioggia superiore a 40-50 millimetri l'ora e addirittura 50-80 nella seconda parte della nottata». Di fronte a questo quadro, la Protezione civile del Comune alle 22.13 ha comunicato con la sala operativa dei vigili del fuoco per un aggiornamento della situazione in corso. Ma soprattutto - spiega la nota di Palazzo Civico - alle 22.16 c’è un contatto con la Sala operativa Unificata Permanente (Soup) di Firenze «per indicazione della situazione in corso e richiesta di aggiornamento meteo previsti per le ore 23». L’ulteriore contatto con il Centro della Regione Toscana per l’aggiornamento dell’evoluzione meteo è alle 23.15. «Il referente della Protezione civile - spiega il Comune - a questo punto ha lasciato la sede di via dell’Artigianato per svolgere un sopralluogo insieme ai volontari nella zona di via Firenze, ponte Genova, via P.Pisana, via pian di rota, Ponte Ugione, via nord e in via Enriquez per interventi riguardanti la viabilità e per prestare soccorso alla popolazione in genere». Dunque la zona nord della città che si rivelerà poi quella meno colpita a livello di danni. Ma nel report degli uffici si fa notare «che la pioggia nella zona sud era stata fino a quel momento di modesta entità».

Il secondo temporale.

Dopo una pausa del maltempo («i volontari erano stati fatti rientrare nelle loro sedi con l'invito a mantenere comunque un assetto di prontezza operativa», si legge nella nota di Palazzo Civico), alle 2.15, con l'arrivo di una nuova perturbazione, «è sempre il referente ad attivare di nuovo le associazioni e alle 2.20 esce, per coordinare le operazioni sul campo: dalle comunicazioni radio si capisce che questa volta la perturbazione ha colpito in modo molto più intensa della precedente ed in particolare nella zona sud,» dove effettua anche un sopralluogo, in costante contatto con la sala operativa della polizia municipale e l'ufficiale di turno. Le condizioni meteo, a questo punto, sono davvero terribili tanto che i vigili urbani comunicano di non poter più circolare a causa della inadeguatezza dei veicoli a disposizione. Alle 3.05 c'è una nuova comunicazione con la sala operativa dei vigili del fuoco in cui si richiede la verifica del livello del Rio Maggiore, segnalato prossimo allo straripamento. Non senza difficoltà il «referente riesce ad arrivare al ponte sul Rio maggiore nei pressi dei cimiteri di Ardenza e alle 4.03 segnala ai vigili del fuoco il livello critico delle acque». Ma non scatta nessun allarme per la popolazione.

Nogarin avvertito alle 6,46.

«Il referente - prosegue il report degli uffici comunali - constatata la materiale impossibilità di poter effettuare alcun intervento con le attrezzature a sua disposizione in tali condizioni meteo», si dirige proprio nella sede dei pompieri, dove resta fino alle 7.30, «per poter meglio coordinare» le squadre e le pattuglie sul campo: gli interventi di soccorso tecnico urgente a quel momento risultavano essere centinaia. Da qui, tra le 4,10 e le 7,30 «segnala l'evolversi della situazione sia al dirigente della Protezione civile Pucciarelli sia al sindaco», attivando telefonicamente tutte le associazioni di volontariato mettendo a disposizione tutte le risorse disponibili. Ma già qui la ricostruzione ufficiale fornita dal Comune non coincide con quella di Filippo Nogarin, che precisa: « Io sono stato avvertito del disastro per la prima volta dal mio capo di gabinetto, Massimiliano Lami alle 6,46». C’è da aggiungere che secondo quanto riferito dal sindaco, nelle ore del temporale il suo telefono non era raggiungibile: pare che nella zona dove abita non ci fosse “copertura”. Ma di fronte alla tragedia che si stava consumando in città, la Protezione civile avrebbe potuto mandare qualcuno a casa del sindaco per svegliarlo.,

Pucciarelli smentisce.

Il comandante della polizia municipale e dirigente della Protezione civile, chiamato in causa, però non ci sta e contesta la ricostruzione fatta nell’ultima parte del comunicato. «Non ho mai ricevuto alcuna telefonata nell’orario indicato nel comunicato - dichiara - e ho subito chiesto al sindaco, al portavoce e al responsabile dell’ufficio stampa di rettificare questa notizia che non è vera. Nessuno mi ha chiamato tra le 4 e le 7,30».

Il sindaco si assolve.

Dunque, durante il nubifragio sia la protezione civile che i volontari delle associazioni sono stati operativi. E questo basta al sindaco per autoassolvere la macchina comunale della prevenzione e dei soccorsi. «La Protezione civile ha saputo reagire di fronte a un evento eccezionale e dalla portata distruttrice, che non era possibile prevedere e nemmeno arginare. Io credo che, alla luce del repentino cambio di condizioni meteo rispetto alle previsioni, sia stato fatto tutto ciò che era umanamente possibile per ridurre l’impatto sulla città. Ci sono state negligenze da parte di qualcuno? No. Qualcosa poteva essere fatto
diversamente? Forse si. Sarebbe cambiato qualcosa? Nessuno può dirlo».

Una tale sicurezza sembra fare a cazzotti con tutti gli interrogativi che circondano ancora gli eventi di quella notte. Interrogativi che sono al vaglio della magistratura.

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