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Alluvione di Livorno, i funerali delle vittime: l’ultima discesa nel cuore di Luisa dopo 50 anni d’amore

Commozione ai Lupi per Vestuti, morto nella taverna di casa. Il ricordo della moglie Matteini, storica panettiera del centro, la passione per la neve

LIVORNO. La bara bianca, la fodera interna bianca, i fiori bianchi. «Volevo che fosse tutto bianco come la neve, la sua più grande passione», ripete la moglie durante i funerali stringendo e abbracciando i familiari. A ucciderlo è stata invece una valanga di acqua e fango, quasi una beffa per chi amava la montagna e le discese dall’alto con gli sci ai piedi. Roberto Vestuti è infatti una delle nove vittime dell’alluvione che ha piegato la nostra città nella notte tra sabato e domenica, quando è sceso nella taverna della sua palazzina di via di Sant’Alò dopo aver sentito un rumore ed è stato sommerso dal fiume impazzito.

Ieri mattina non c’è stata una vera e propria cerimonia per l’ultimo saluto: la salma del 74enne è stata portata dall’obitorio del cimitero dei Lupi al tempio crematorio, dove si sono radunati parenti e amici di famiglia. Un centinaio di persone in silenzio, quel silenzio che circonda una città ancora sotto choc. A portare le condoglianze alla moglie Luisa Matteini, 71 anni, e al figlio Andrea Vestuti, 47, è stato direttamente il sindaco Filippo Nogarin, che è andato ai Lupi poco prima della cremazione del corpo per un abbraccio alla famiglia.

«C’eravamo conosciuti a metà anni ’60 e sposati nel 1969, siamo stati insieme più di cinquant’anni», ricorda la moglie Luisa, conosciutissima in città per la panetteria che gestiva fino a qualche anno fa in via Nardini, una traversa di via Marradi. La famiglia Matteini è una delle più storiche della nostra città per quanto riguarda la produzione e la rivendita del pane, con botteghe frequentate da migliaia di livornesi. Roberto era invece un meccanico specializzato: nato a Carrara, aveva vissuto a La Spezia fino ai 15-16 anni per poi trasferirsi definitivamente a Livorno con la famiglia, dove aveva studiato chimica all’Iti. Poi l’incontro con Luisa quando erano ancora ragazzi, il colpo di fulmine, l’amore, le nozze e la nascita di Andrea. E in mezzo le vacanze in montagna, weekend con gli sci ai piedi e le discese in testa. «Roberto era un grande sportivo - ricorda la moglie - anche ultimamente, nonostante l’età, andava a correre un giorno sì e uno no. Poi amava il rugby e anche il calcio, ma davanti a tutto c’erano i nipotini Giorgia e Lorenzo: erano loro la sua vita».

L’altra notte, quando l’acqua ha invaso il seminterrato della sua palazzina e lui è sceso per verificare cosa stesse accadendo, non ha avuto scampo. «Roberto aveva un serio problema a un occhio ed era andato nella taverna per recuperare una borsa con alcuni documenti sanitari, tra i quali c’erano anche le date delle prossime visite specialistiche. Poi è caduto il televisore della cantina e lui è andato nuovamente giù per rialzarla, ma non è più tornato in camera...». E Luisa, che era a letto al primo piano mentre la melma risucchiava mezza Collinaia,
è rimasta sola. Sola con la speranza di essere dentro un incubo, sola con la paura e quel senso d’impotenza che ha preso chi è stato colpito dalla tragedia. E ora sola con il ricordo del suo compagno di viaggio, con gli sci e il cuore pieno d’amore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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