Quotidiani locali

Vai alla pagina su Alluvione a Livorno

Cinque allarmi nella notte ma il Comune non si è mosso

L’attività di Palazzo civico si è fermata alle 22,13: inascoltati i messaggi della Regione sul peggioramento delle condizioni meteorologiche

LIVORNO. Dalle 21.39 di sabato sera fino alle 5.20 di domenica mattina il Centro di monitoraggio della Regione ha inviato cinque messaggi speciali di allerta al Comune di Livorno, comunicando l’aggravarsi della situazione meteo e la formazione di precipitazioni che avrebbero raggiunto gli 80 millimetri nella seconda parte della notte. Ma la Protezione civile comunale non ha preso in considerazione gli allarmi e non ha messo in atto alcuna azione durante la notte per prevenire la tragedia o almeno tamponarla. È quanto emerge incrociando i report delle comunicazioni della Regione verso il Comune e le attività effettuate dalla Protezione civile comunale nel pomeriggio, nella serata e nella nottata di sabato.
Dai dati risulta chiaramente che il Comune si è fermato al primo bollettino meteo del Lamma, secondo cui - spiega un comunicato di palazzo civico - «la perturbazione che ha messo in ginocchio Livorno avrebbe dovuto colpire la città tra le 8 del mattino e le 13 di domenica 10 settembre, con punte massime attorno alle 11». Non è un caso che dopo l’emanazione da parte della Regione dell’allerta arancione, avvenuta alle 12.58 di sabato, il dirigente della Protezione civile comunale abbia deciso di convocare soltanto per la mattina della domenica 10 settembre il CeSi, l’organo incaricato di monitorare le situazioni di criticità. Purtroppo, quando alle 7 del giorno dopo il CeSi si è riunito, la strage era già avvenuta.

I CINQUE MESSAGGI DI ALLERTA. 21.39, 23.08, 00.55, 2.49, 5.20. Sono gli orari - anticipati ieri dal Tirreno - in cui dal Centro di monitoraggio della Regione sono partite le allerte verso la Protezione civile livornese, dove si comunicava “la stazionarietà di fenomeni di forte intensità con pioggia superiore a 40-50 millimetri l'ora e addirittura 50-80 nella seconda parte della nottata”. Si tratta di bollettini che vengono emessi ogni qual volta vengono superate determinate soglie considerate a rischio e che indicano che si sta verificando qualcosa di potenzialmente grave. Oltre alla pubblicazione su una pagina dedicata alla Protezione civile di ogni Comune, che deve essere consultata costantemente durante le allerte arancioni, gli allarmi vengono notificati in tempo reale agli enti locali attraverso una App che in teoria - come spiega il Centro funzionale di monitoraggio - dovrebbe essere in dotazione del sindaco e dei tecnici comunali e provinciali di Protezione civile e di Difesa del suolo.

CHI HA RICEVUTO I MESSAGGI DI ALLARME? Ieri mattina il sindaco Nogarin ha chiesto chiarezza sulle comunicazioni intercorse sabato notte tra Regione e palazzo civico. Lasciando intendere di non aver ricevuto i messaggi, né di essere stato informato durante la notte degli alert arrivati dal Centro di monitoraggio. E d’altra parte Nogarin, già nell’intervento che aveva scritto il giorno del disastro per il nostro giornale, aveva raccontato di aver scoperto solo al risveglio, domenica mattina, che cosa era accaduto.
Lo stesso sindaco spiegando al Tg2 i motivi per cui aveva deciso di non allertare la popolazione davanti al codice arancione («Era il secondo in 8 giorni e anche precedentemente non era mai accaduto niente», si è difeso), ha auspicato uno strumento che avverta quando il livello dei fiumi si alza: «Se ci fosse, useremmo anche le sirene per avvertire la gente», ha detto il primo cittadino. In realtà lo strumento c’era e aveva funzionato: perché né i suoi dirigenti né i tecnici della Protezione civile hanno pensato di avvertirlo? Non è escluso, vista l’assenza di reazioni da parte della Protezione civile, che nessuno in Comune abbia visto gli alert, né abbia seguito il monitoraggio in tempo reale della Regione.

L’ATTIVITÀ DEL COMUNE SI È FERMATA ALLE 22.13. Cosa avrebbe dovuto fare la Protezione civile comunale dopo aver saputo che la situazione si stava pesantemente aggravando? In questi casi - spiegano gli esperti - la prima azione è la sorveglianza diretta dei corsi dei fiumi a monte. Poi il coinvolgimento del sindaco e l’aumento delle forze di volontari. In caso di una situazione come quella di sabato, avrebbe dovuto scattare l’allerta della popolazione attraverso l’uso del megafono nelle strade, esattamente come è accaduto domenica sera a Stagno quando un’auto della polizia invitava i residenti a salire ai piani alti per il rischio di esondazione dell’Ugione. In realtà niente di tutto questo, né altro è stato fatto. “Stante il persistere della pioggia e vista la necessità di chiudere il sottopasso di via Firenze, alle 21.41 sono state attivate le squadre di volontari ed è stata chiesta alla polizia municipale l’attivazione delle pattuglie reperibili”, si rileva dal report della Prociv.
L’ultima azione registrata in Comune è avvenuta alle 22.13. Poi più niente. Niente che fosse legato ai rischi segnalati dalla Regione.

Sul territorio sono rimasti solo i vigili urbani e le squadre di Svs, Croce Rossa, Ordine di Malta e Radio Club Fides. Nessun’altra associazione è stata allertata, né quelle in servizio hanno ricevuto nuovi ordini durante la notte. Mentre i fiumi si ingrossavano fino ad esplodere 7 ore dopo.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

LE GUIDE DE ILMIOLIBRO

Corso gratuito di scrittura: come nascono le storie