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Nubifragio a Livorno, scontro tra il sindaco e il vescovo

Monsignor Giusti si chiede: "Chi doveva avvertire la gente? Sono state fatte le delibere per cambiare i protocolli?". La replica seccata di Nogarin: "Il vescovo faccia il vescovo e non si occupi di cose che non sono di sua competenza"

LIVORNO. Scontro tra sindaco e vescovo nel giorno in cui si sono celebrati i funerali delle vittime del nubifragio che ha colpito la città. Il sindaco Filippo Nogarin non ha digerito le parole di monsignor Simone Giusti che aveva espresso dubbi sull'amministrazione cittadina: "La giunta si è data da fare per cambiare i protocolli? Si sono fatte le delibere? - si era chiesto il vescovo - "Altrimenti si fanno solo chiacchiere". Secca la replica del primo cittadino: "Il vescovo deve fare il vescovo e occuparsi delle anime delle persone. Invece questo vescovo si occupa di cose che non sono di sua competenza".

Livorno, Nogarin replica al vescovo: "Si occupi di anime, non di cose di competenza altrui" Il sindaco di Livorno Filippo Nogarin non ha digerito le ripetute dichiarazioni del vescovo di Livorno, monsignor Simone Giusti, che a più riprese ha criticato la gestione dell'emergenza. "Il Vescovo dovrebbe fare il vescovo e occuparsi delle anime delle persone, invece - ha detto Nogarin prima di entrare in chiesa per i funerali della famiglia Ramacciotti - spesso e volentieri si occupa di cose che non sono di sua competenza". "Questo suo comportamento - ha aggiunto il sindaco - mi lascia perplesso, perché noi in tre giorni abbiamo messo in piedi una macchina di gestione dell'emergenza per la quale abbiamo ricevuto le congratulazioni da parte dei vertici della protezione civile nazionale"Video di Andrea Lattanzi

Nogarin ha risposto così ai giornalisti che gli hanno chiesto un commento sulle dichiarazioni del vescovo.  "Noi in realtà - ha detto il sindaco - abbiamo fatto tantissime cose da tre giorni a questa parte. Stiamo tenendo in piedi concretamente una macchina di emergenza che ha ricevuto i complimenti dei vertici nazionali della protezione civile, dimostrando che non solo la macchina amministrativa c'è, ma che la città ha un cuore enorme e dopo essere stata colpita da una calamità naturale sta cercando di rimettersi in piedi in tempi record". "Non mi sembra che possa recriminare qualcosa nei confronti miei - ha concluso il sindaco - o della giunta o del gruppo di maggioranza, che si potesse fare qualcosa di differente rispetto a quello che abbiamo già fatto. Rimando al mittente questo comportamento che per certi versi mi lascia perplesso".

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Il vescovo era stato a sua volta piuttosto duro. "Non serve perdersi nelle polemiche, le polemiche non fanno resuscitare le persone - aveva detto rispondendo alle domande dei giornalisti - Cambiamo i protocolli, vediamo di modificare ciò che c'è da modificare e fare ciò che si deve fare perché quello che è accaduto non accada più: ci sarà bisogno di un sistema di allarme per avvisare la gente".

Livorno, folla ai funerali della famiglia Ramacciotti. Il vescovo: ''Chi doveva avvertirci?'' "Quando c'è da riscuotere le cartelle per i fiumi e per i fossi vengono subito, ma chi doveva avvertirci nella notte che i fiumi straripavano e stava arrivando una bomba d'acqua?". Il vescovo di Livorno, monsignor Simone Giusti, fuori dal duomo dice la sua sulla situazione livornese prima di celebrare i funerali delle quattro vittime della famiglia Ramacciotti. Durante la sua omelia in chiesa, ha rimarcato il concetto: "Tutto ciò non doveva succedere". All'uscita delle bare, una grande folla ha applaudito le salme fino alla loro partenza in autoVideo di Andrea Lattanzi

Monsignor Giusti si era poi chiesto: "Chi doveva gridare di uscire alla gente? Chi doveva avvertire? Devo dare ragione al ministro Galletti, è cambiato il clima. E chi non accetta il cambiamento climatico è 'sonato', come si dice a Livorno". 

"Ma sono stati cambiati i protocolli? Si è fatta subito una riunione di giunta per cambiare queste cose? Si sono fatte subito delle delibere? Altrimenti si fanno chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere e la gente continua a morire", ha inoltre detto il vescovo alle telecamere de La Vita in Diretta.

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"Credo che ciascuno di noi cerchi di fare del suo meglio, ma io sostengo questa tesi: è inutile stare ad arrampicarsi sulle polemiche, perché le polemiche non fanno resuscitare queste persone. Noi dobbiamo cercare di evitare che queste cose accadano", ha aggiunto.

Rispondendo a un giornalista che gli chiedeva di chi fosse la colpa della morte della morte del piccolo Filippo Ramacciotti, il vescovo ha poi risposto: "Sta alla procura che ha aperto un'inchiesta accertarlo. Ho grande fiducia nel procuratore che conosco, e mi auguro che faccia alla svelta".

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