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Camilla ha perso la sua famiglia nel fango, ora è diventata la bambina di tutta Livorno

La piccola sopravvissuta all'alluvione, salvata dal padre nell’ultimo gesto disperato, è diventata un simbolo di speranza. Adesso tutti vorremmo raccontarle una fiaba dove nessuno muore

Camilla ora non può saperlo e i suoi prossimi giorni, le sue prossime settimane, saranno i giorni e le settimane di tante altre bambine di tre anni. L’asilo, l’amore sconfinato degli adulti, i cartoni, gli amichetti. Ma il momento, il momento giusto e drammatico della verità, arriverà.

Camilla, un po’ come i piccoli buddha, certo come altri piccoli scampati da soli a catastrofi che hanno strappato loro la famiglia, è uno di quei bambini che il destino trasforma in vittime, ma anche simboli di speranza e di vita che sfida la morte, figli ormai di nessuno eppure figli di tutti. Camilla non può saperlo ma la notte più lunga e più paurosa di tutte le ha affidato un bagaglio tanto pesante quanto speciale.

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Dentro c’è la sua storia, ancora brevissima eppure già infinita, e sarà una storia con cui prima o poi dovrà fare i conti. I genitori, il nonno, il fratellino volati via con il fango e lei salva, per miracolo e per quel gesto disperato del padre che per prima ha tirato fuori lei dall’acqua e poi ha dovuto arrendersi e morire con tutti gli altri della sua famiglia. Unica superstite si dice, e in quella parola, “unica”, sta il suo futuro, forse starà anche la sua forza e la sua magia.

Perché lei, e solo lei, potrà far tornare a sorridere quella nonna che nella casa trasformata in trappola ha perso marito, figlio, nuora e nipotino. Solo lei potrà consolare gli altri nonni, gli zii, dare un senso al nulla, al dolore feroce portato dalla malasorte che ha puntato sul suo mondo d’amore, sulla sua cameretta, sui suoi giochi, sui bicchieri colorati della festa in giardino di poche ore prima.

Lei, che la malasorte ha risparmiato, per sempre sarà la bimba dei suoi cari, ma anche la bimba di tutti, la bimba di Livorno. Avrà 160mila nonni, mamme, babbi e fratelli che finché vivranno si ricorderanno di lei, eroina in miniatura nella lotta contro il gigante che ha ferito tutta la città e le vorranno bene, Camilla la piccolina che a dispetto di tutta la potenza di quel male è viva, Camilla che tutti noi vorremmo abbracciare almeno per un minuto regalandole un peluche che diventi il suo preferito, spingendola sull’altalena, raccontandole una fiaba dove nessuno muore, sussurrandole che dai, non è successo niente.

Livorno, folla ai funerali della famiglia Ramacciotti. Il vescovo: ''Chi doveva avvertirci?'' "Quando c'è da riscuotere le cartelle per i fiumi e per i fossi vengono subito, ma chi doveva avvertirci nella notte che i fiumi straripavano e stava arrivando una bomba d'acqua?". Il vescovo di Livorno, monsignor Simone Giusti, fuori dal duomo dice la sua sulla situazione livornese prima di celebrare i funerali delle quattro vittime della famiglia Ramacciotti. Durante la sua omelia in chiesa, ha rimarcato il concetto: "Tutto ciò non doveva succedere". All'uscita delle bare, una grande folla ha applaudito le salme fino alla loro partenza in autoVideo di Andrea Lattanzi

Forse tutto questo amore che si affianca discreto e muto a quello sconfinato dei suoi aiuterà Camilla. L’aiuterà a diventare una donna, donna nella sua Livorno che l’ha adottata con slancio e commozione e che per sempre la porterà nel cuore.

Certo ad aspettarla fuori dalla porta dei non ricordi (o magari qualcosa ricorderà di quei terribili minuti?) c’è un lungo cammino. La responsabilità di essere appunto “unica” , il vuoto di una memoria che a quell’età inghiotte volti ed emozioni e poi magari li risputa a tradimento, i conti con questo destino che ha prescelto lei e condannato gli altri, che proprio su quell’appartamento allegro e creato a misura di bimbi si è accanito.
Ma Camilla riuscirà ad essere forte. E sarà comunque una persona speciale. Unico raggio di sole nel buio pesto di quell’orrore che ha ammutolito una città.

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