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Reti fantasma a Calafuria, l'appello: «Vietate la pesca»

Livorno, l'associazione a Comune e Capitaneria: «Serve un’ordinanza che tuteli sub e biodiversità»

LIVORNO. L’ennesimo caso di reti fantasma abbandonate sui fondali, laddove nasce e cresce il suo prezioso corallo, è suonato con un campanello d’allarme alle orecchie per l’associazione costiera di Calafuria, che ora torna alla carica per sollecitare l’intervento sia del Comune di Livorno sia della Capitaneria di Porto. Un intervento ben mirato: «un’ordinanza che pur permettendo attività subacquea, didattica, sportiva e turistica, vieti la pesca con reti da posta nel tratto dal Castel Boccale a Castel Sonnino».

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Tanto si legge in una lettera spedita sia all’amministrazione sia alla capitaneria, avanzando una proposta che mira da una parte alla salvaguardia della biodiversità marina e dall’altra alla tutela fisica dei sub, che più volte hanno rischiato di restare impigliati in queste reti calate senza troppe preoccupazioni. «Negli ultimi giorni si è riproposto con sempre maggiore criticità ed attenzione il problema delle reti fantasma», si legge nel testo a firma della presidente dell’associazione Isabella Buttino, riferendosi al video che attesta una lunga rete abbandonata al largo di Calafuria e all’allarme lanciato da un accompagnatore subacqueo che mostra una rete che sta danneggiando l’intero popolamento a coralligeno. Ma questi sono soltanto gli ultimi casi di un problema che l’associazione Costiera sta cercando di sollevare da molto tempo. Ecco allora l’invio di questa lettera, in duplice copia, alle autorità competenti in cui si chiede un’ordinanza perché venga vietata la pesca con le reti nel tratto di Calafuria, senza però interdire le altre attività. «L’associazione preoccupata per la sicurezza dei subacquei e per la conservazione del popolamento coralligeno - recita il testo - chiede un’ordinanza quale misura di salvaguardia e per non compromettere la biodiversità marina del “miglio magico di Calafuria” per il periodo utile da permettere alle istituzioni (Comune, Regione, Ministero) di affrontare la problematica e prospettare una giusta soluzione evitando tensioni e rischi».

Soluzione che secondo l’associazione (e non solo) è rappresentata da un Sic (sito d’interesse comunitario), che di fatto farebbe del “miglio magico” un’area protetta. Proposta rinnovata di recente all’amministrazione dagli esperti, senza però aver ricevuto risposta. «Come raccomandano studi scientifici internazionali - conclude la lettera - vi è urgente necessità di regolamentare attraverso idonea legislazione, la pressione di pesca, in particolare vietando la pesca con reti in prossimità del coralligeno mediterraneo, al fine di evitare di danneggiare questa comunità così ricca e preziosa». L’associazione stessa si dice pronta a sostenere qualsiasi iniziativa che miri in questo senso, rimarcando però l’importanza di un intervento immediato, «prima che si arrechino ulteriori danni alle gorgonie e al corallo rosso», conclude la lettera ora sulle scrivanie del Comune e della Capitaneria di Porto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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