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I forzati del lavoro. "Quando mi dicono: o così, o te ne vai"

Barista tuttofare, una 27enne racconta la sua esperienza di stagionale in uno stabilmento balneare

Ho letto il vostro articolo sulla cuoca che lavora a Marina di Massa ed ho deciso di raccontarvi la mia esperienza, che non è tragica come quella della signora, ma è ingiusta.

Ho 27 anni; essendo sotto i 30 sono assunta come apprendista, barista. Lavoro a Marina di Massa in uno stabilimento balneare a “fare la stagione”. Oltre alla mia mansione, faccio la cameriera e l’aiuto cuoca. Tutti i giorni mi trovo tra caffè e pesci da pulire, a preparare decine di piatti in cucina e poi preparare il caffè o servire ai tavoli, spesso mi capita di avere il grembiule da cucina sopra il grembiule da bar e intercambiarli all’occorrenza.

Sono ben felice di avere un lavoro, seppur temporaneo, ma nutro un profondo rispetto verso me stessa e per il bene comune, e questo non è giusto. Non è giusto sentirsi dire «se ti sta bene è così, sennò te ne vai» o «io sono il titolare, qui comando io e
voi dovete fare quello che dico». Ho sentito così tante frasi maleducate e comportamenti altrettanto maleducati che ormai ho l’ansia ogni giorno. Raccontarvelo mi costa molto e ci tengo a rimanere assolutamente in forma anonima, perché altrimenti avrei ripercussioni assicurate a lavoro.

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