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il caso

Fingono di essere malati, ma fanno altri lavori: licenziati dall’Aamps

Avevano presentato il certificato medico, ma l’azienda ha fatto dei controlli e li ha sorpresi. I dipendenti annunciano il ricorso

LIVORNO. Avevano presentato il certificato medico ma, secondo quanto hanno accertato i controlli effettuati dall’azienda, durante il periodo di assenza dal lavoro avrebbero svolto attività incompatibili con lo stato di malattia dichiarato e per questo motivo sono stati licenziati. Il provvedimento è stato preso da Aamps a carico di due dipendenti, dei quali - per il momento - non si conoscono né le generalità né le mansioni che svolgevano: il licenziamento è stato infatti notificato da pochi giorni e i due lavoratori avrebbero già annunciato di fare ricorso contro questa decisione, di conseguenza solo con l’evolversi della vicenda si potranno conoscere i vari dettagli. Ciò che si sa, è che quelli adottati dai vertici di Aamps sono due licenziamenti per giusta causa per finta malattia. La normativa in materia prevede che la falsa malattia può portare al licenziamento per giusta causa o giustificato motivo del dipendente nel caso in cui il lavoratore abbia comportamenti incompatibili con la malattia o che possano ritardarne la guarigione.

In questi circostanze si ravvisa infatti una violazione dei doveri di fedeltà, buona fede e correttezza riguardanti il rapporto di lavoro subordinato, e quindi viene meno il legame di fiducia che intercorre con il datore di lavoro. Alcuni esempi di tali comportamenti sono: simulare la malattia; svolgere un altro lavoro mentre si è in malattia provocando una violazione del divieto di non concorrenza; non osservare le cautele necessarie per una la pronta guarigione; svolgere un altro lavoro durante il periodo di malattia, pregiudicando quindi la guarigione o ritardandola. Il comportamento dei due lavoratori, sempre stando a quanto accertato dall’azienda Aamps in seguito a dei controlli, rientrebbe in alcune di queste ipotesi. Nello specifico, uno dei dipendenti, mentre era in malattia con il certificato medico, sarebbe stato sorpreso mentre svolgeva un altro lavoro. Nell’altro caso, il dipendente malato avrebbe effettuato delle attività che contrastavano con i problemi fisici certificati. Ed è proprio in seguito ai risultati di una serie di verifiche effettuate nei confronti dei due lavoratori che sono stati decisi i licenziamenti. I vertici di Aamps non hanno voluto rilasciare alcuna dichiarazione in merito alla vicenda, trincerandosi dietro un silenzio impenetrabile. Poche parole ma significative, invece, da Palazzo Civico (l’azienda è al 100% di proprietà del Comune): «Non entriamo nel merito dei provvedimenti, ma è positivo vedere che ora anche l’azienda ha cambiato passo nei confronti dei presunti furbetti. Meglio avere un’attenzione in più che in meno».

Il sindaco di Livorno, Filippo Nogarin, commentando l'articolo pubblicato da Il Tirreno, ha commentato la vicenda sul suo profilo facebook: «Ferma restando la presunzione di innocenza che non deve essere mai messa in discussione, ben venga se Aamps ha cominciato a fare controlli mirati per smascherare chi fa il furbo - si legge nel post - Un altro segnale di discontinuità rispetto al passato e un occhio di riguardo in più per i cittadini. Perchè, non dimentichiamolo: ogni operatore che rimane a casa senza giustificato motivo, è un operatore in meno sulla strada e questo crea un danno all’intera comunità, oltre che all'azienda. E comunque è bene ricordare anche che da settembre,

così come prevede il piano industriale, l’azienda comincerà ad assumere nuovo personale per estendere la raccolta porta a porta a tutta la città. Non solo pugno duro, dunque, ma una strategia chiara per migliorare il servizio a beneficio di tutti i livornesi».


 

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