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Restano ai domiciliari i tre giovani arrestati per spaccio di droga

Livorno, il giudice ha convalidato il provvedimento: potranno uscire per andare al lavoro. Uno degli indagati: «Ci hanno lasciato la droga dicendo che potevamo fumarla»

LIVORNO. Restano ai domiciliari i tre giovani livornesi arrestati lunedì sera dopo il blitz della polizia nell’appartamento dove vivevano in affitto, in via dell’Unghero, nel quale sono stati ritrovati quasi sette chili di droga, divisi in buste e panetti, e contenenti hashish e marijuana. Unica concessione da parte del giudice Antonio Del Forno la possibilità per Diego Lazzerini, 28 anni, figlio della consigliera comunale del Pd Cristina Bini, Antonio Lambardi, 24, e Nicolas Morelli, 22, di uscire dall’abitazione per andare al lavoro.

È durata meno di un’ora, nella mattina di mercoledì 9 agosto nel Tribunale di via Falcone e Borsellino, l’udienza di convalida durante la quale il solo Lambardo, assistito dall’avvocato Nicola Giribaldi, ha deciso di rispondere al giudice, mentre gli altri due indagati, difesi da Mario Galdieri e Matteo Vivoli, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il ventiquattrenne di origini campane – durante il suo interrogatorio – ha cercato di spiegare al giudice che quel carico di droga non era di proprietà degli inquilini della casa ma di una quarta persona. Peccato che non ricordasse l’identità.

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Il giovane ha poi solo aggiunto che l’accordo tra i tre amici e la persona che gli ha chiesto quel favore era semplice e durava da qualche settimana, al massimo un mese: voi mi tenete la droga a casa vostra e in cambio potete fumare gratis quanto ne volete. Dunque l’appartamento, secondo la versione di Lambardi, sarebbe stato usato come base logistica di un traffico di stupefacenti all’interno del quale i tre ragazzi erano solo delle pedine da sfruttare. Se questa versione fosse confermata dagli accertamenti che la polizia sta già effettuando, la posizione dei tre giovani livornesi si alleggerirebbe: superficiali, forse opportunisti, ma non spacciatori di professione. «A me pare – spiega l’avvocato di Lambardi – che gli investigatori abbiano sopravvalutato la situazione, questi ragazzi sono pesci piccoli».

Per il momento, però, questa ricostruzione sembra che sia lontana dagli elementi in mano agli investigatori coordinati dalla pubblico ministero Sabrina Carmazzi. Certo è che oltre alla droga gli agenti hanno trovato all’interno dell’appartamento tutto il necessario per il confezionamento della droga, una bilancina di precisione, 1.800 euro in contanti e soprattutto una agenda all’interno della quale ci sarebbero ordini, cifre e contatti dei clienti. Tra l’altro la marijuana e l’hashish che avevano nell’appartamento in zona Garibaldi, stupefacenti quantificabili in circa 7mila dosi, avrebbero portato nelle loro tasche - secondo gli investigatori - oltre 40mila euro. Resta, però, ancora da chiarire la natura della telefonata che la polizia ha raccontato di aver ricevuto nella giornata di lunedì e nella quale avrebbe avuto la soffiata della presenza di armi all’interno della casa al terzo piano dove abitavano i ragazzi. Possibile che a Livorno ci sia in atto una guerra tra gruppi di spacciatori per assicurarsi fette di mercato sempre più ampie? E che quella telefonata sia stata effettuata da alcuni rivali? Le verifiche effettuate sul contratto di locazione dell’appartamento (i proprietari – ripetono gli investigatori – non hanno nulla a che fare con lo spaccio) hanno accertato che era stato regolarmente registrato a nome di Lazzerini con la garanzia di Morelli che a differenza del primo ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato.

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