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Il Mercato ittico e il suo murale pescano croceristi

Livorno, turisti tutti a guardare la sardina sul tetto della struttura.  E i ristoranti fanno il pieno dall’aperitivo

LIVORNO. Da qualche mese è spuntato anche un amo, proprio davanti la sardina. Lei però «non abbocca», per usare le parole di Libera, al secolo Libera Capezzone, la pittrice che ha firmato il murale. Al contrario, i croceristi abboccano eccome. E non solo loro. Perché il pesce disegnato richiama e quello cucinato conquista, facendo così del mercato ittico uno dei luoghi più curiosi di Livorno, benché di attrattivo in sé abbia poco o nulla. È quella sardina, grande venticinque metri, a richiamare l’attenzione di austriaci, tedeschi, francesi e di tutti gli altri visitatori appena scesi dalla nave, pronti ad avventurarsi per il centro cittadino. Se sono visitatori italiani, poi, la curiosità aumenta ancor di più con i versi di lische e libertà di Viola Barbara. Immagine e parole che i croceristi vedono per la prima volta dallo shuttle che li raccoglie dopo lo sbarco e rivedono nuovamente a fine giornata, per una cena tipica prima di tornare a bordo. «Si fermano a mangiare pesce fresco e poi risalgono», spiegano dai ristoranti allestiti davanti o sotto al pesce gigante.

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Neanche a dirlo è il cacciucco il piatto maggiormente ordinato al cospetto della sardina, ma i turisti non disdegnano neanche fritture, spaghetti al favollo e altre leccornie marinare. Lo raccontano dal ristorante Mercato del Pesce by La Raffineria, preso in mano dai titolari dell’omonima osteria di via Ernesto Rossi. Titolari che hanno scommesso su questa nuova attività, puntando sul fresco che arriva direttamente dal mercato e la posizione strategica a due passi dal porto. «In genere le crociere ripartono intorno alle 20 e i turisti si fermano da noi per un aperitivo o per cena prima di imbarcarsi», spiega Nicola Milani dal ristorante by Raffineria. Ma lo stesso discorso vale per quello della Nautica Venezia e agli compresi in queste viuzze. Ma tra tutti gli angoli incantevoli e romantici della Venezia, dove lo scorrere dei fossi accompagna edifici ottocenteschi, perché qualcuno dovrebbe andare a mangiare in questo enorme blocco in cemento armato, con quell’architettura industriale così in contrasto con il resto del quartiere? Il pesce fresco, appunto. Ma a dire a tutti che su questi tavoli ci sono orate e calamari appena pescati ci pensa la sardina.

Fino a che non è saltata fuori lei erano in pochi a Livorno a vedere di buon occhio il mercato ittico, proprio per il contrasto con il resto della Venezia. Ideato attraverso un bando del ‘59 da architetti di lustro come Beata di Gaddo e Pietro Barucci e costruito l’anno successivo, il mercato ittico doveva avere la forma di una vela, ma il risultato è stato piuttosto quello di una pagoda. Poco male per chi ci doveva soltanto lavorare, ossia quella schiera di persone che lavorano attorno al pesce, dalla pesca ai ristoranti. È loro il mercato, tutt’oggi, infatti l’ingresso durante la settimana è limitato agli addetti ai lavori. Ultimamente è aperto solo il sabato mattina, con le bancarelle di Coldiretti che vedono prodotti a filiera corta (frutta, verdura e simili), ma questo non interessa ai turisti. Lo spiegano gli stessi commercianti a Il Tirreno, andato a dare un’occhiata. Dentro no, ma fuori di turisti di vario genere ce ne sono già in mattinata, benché i ristoranti siano sempre chiusi. A far cosa? A scattare foto alla sardina ovviamente, dal cavalcavia o dagli Scali delle Barchette ed è facile distinguere i visitatori stranieri da quelli italiani. I secondi, infatti, sorridono. «Lische e libertà», commentano tra di sé, stuzzicati dal bel suono di queste parole, che tanto ricordano Livorno. Come quella sardina.

 

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