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Prigionieri nella torre di babele - L'editoriale

Un grattacielo d’illegalità. Un rivolo deviato della convivenza civile scorre sotto gli occhi distratti di coloro i quali vengono definiti pomposamente autorità costituite

Un grattacielo d’illegalità. Un rivolo deviato della convivenza civile scorre sotto gli occhi distratti di coloro i quali vengono definiti pomposamente autorità costituite. Accade a Livorno, città affamata di lavoro quanto di regole condivise. L’incendio che ha ridotto in fin di vita un’attivista politico-sindacale, Marcella Ribechini, richiama l’attenzione sulle precarie condizioni di centinaia di persone all’interno della torre della Cigna, quel grattacielo nel quale ci si imbatte entrando da nord nel capoluogo labronico.

Stime approssimative dicono che vi abitano duecento persone tra cui 40 bambini. Italiani ma non solo. Lo stato di bisogno di molti prende le forme di una moderna torre di Babele. C’è un comitato che si autogestisce, decide le regole, accetta chi accogliere. Gli estranei, invece, è bene che stiano alla larga: fa male vedere la sofferenza di quel luogo. Comune, Questura, Prefettura, Regione sanno bene quale esplosiva miscela sociale si stia accumulando tra quelle mura. Eppure lasciano andare. In un rimpallo di competenze – a chi tocca fare che cosa? – maledettamente all’italiana.

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Sa di malaugurio evocare la recente tragedia della Grenfell Tower di Londra. Ricordate? Morirono tra gli altri due giovani fidanzati italiani. Eppure l’incuria è un pericolo reale, come ha messo in evidenza l’incendio di mercoledì. Il grattacielo della Cigna è di proprietà di una società fallita; dal 2008 a oggi è andato invano all’asta per più di venti volte. Nel frattempo i senza tetto se ne sono impossessati: poco più di un anno fa, febbraio 2016, con Nogarin sindaco. Nell’inerzia dei processi decisionali, gli unici che hanno le idee chiare sono proprio gli occupanti. Non vogliono e non possono andar via da quel monumento-simbolo del vuoto delle politiche sociali. Di fronte a un bisogno primario ciascuno si arrangia come può. E chi ha il compito di tutelare l’interesse comune sembra aver come bandiera l’arte di arrangiarsi. Buona domenica.

 

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