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Il “Pensatore” deriso, guarda verso l’orizzonte e aspetta la sua targa - Le foto

Livorno, la statua davanti alla Baracchina Rossa è la sintesi della livornesità: guarda il mare assopita e scalzo. Dalla Tv alla sciarpa e il cappello è stata oggetto di scherzi. L'autore: "Serve anche un nuovo basamento"

Il pensatore, simbolo di Livorno deriso e sognante Un uomo guarda il mare, pensoso e scalzo, davanti alla Baracchina rossa, luogo simbolo dell'aperitivo livornese. E' il Pensatore, una statua che ha vissuto sulla "pelle" l'ironia labronica: c'è chi gli ha piazzato di fronte una tv e chi l'ha fatto amoreggiare con altri bronzi dalle forme più sinuose. Ma è stato protagonista anche di incursioni letterarie e di miracoli impensabili. Oggi, spiega il suo scultore, avrebbe bisogno di un nuovo basamento e di una targa (video a cura di Andrea Scutellà)

LIVORNO. Gli occhi – auto parcheggiate in doppia fila permettendo – guardano verso il mare, oltre l’orizzonte, mentre il corpo è sdraiato,  con i piedi scalzi, e la postura di chi non ha nessuna intenzione di muoversi da dove si trova.  In una città dove il domani è un concetto astratto, metafisico, nebuloso, fa venire l’orticaria a tutti percorrendo il viale Italia incrociare quella statua in bronzo, sintesi e unione di due modi di pensare: al partito dei livornesi che hanno come unico obiettivo mettere insieme il pranzo con la cena e del resto “mi importa assai”. E a chi è convinto che Livorno abbia un futuro, quale poi, è un problema secondario. I primi ne invidiano lo sguardo rilassato e l’aria assopita di chi dà l’impressione di essere in pace con la propria anima; i secondi, invece, cercano di individuare quale diavolo sia la rotta giusta per interrompere l’incantesimo del “meglio un aperitivo oggi che un allevamento di galline domani”. 

Deve essere per questa ambiguità mai svelata, risolta, che la statua del Pensatore (o Pescatore, questo il nome originale) – acquistata dal Comune di Livorno per 200. 000 lire nel 1957 dallo scultore volterrano Mino Trafeli – è senza dubbio il monumento più preso per le mele della città. E non solo perché le mostra ai quattro venti 365 giorni all’anno, coperte solo da un paio di pantaloncini slim-fit buoni per tutte le stagioni. L’elenco degli episodi di pubblica derisione che la riguardano sono infiniti. Il più famoso risale a una decina di anni fa: era il dicembre 2008 quando sul basamento della statua sistemata davanti al moletto di Ardenza, tra palme nane, giardini e aria bona (fatta eccezione quando dirimpetto è accesa la friggitrice e la domenica c’è il controesodo delle marmitte), qualche burlone piazzò una vecchia televisione.

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La fotografia della statua che guarda assorta lo schermo ci mise poco a diventare virale. Molto di più impiegarono gli addetti dell’Aamps a portare via la tv e liberare di nuovo la vista davanti al Pensatore. Più semplice, invece, fu togliere la sciarpa e il cappello di lana che un cittadino premuroso gli mise in testa un inverno più rigido degli altri. Sia mai prendesse freddo. Nell’estate 2014, sul suo conto, scoppiò pure un gossip amoroso che tenne banco per diverse settimane nemmeno fosse il flirt tra Max Allegri e Ambra. Colpa di una avvenente “Bagnante”, una statua dalle forme boteriane che lo scultore Franco Mauro Franchi sistemò lungo la passeggiata, tra la Baracchina Rossa e l’Ostricaio, con lo sguardo ammiccante rivolto verso il “Pensatore”. Ma la liaison fu breve: la “Bagnante” restò il tempo di un pizzicotto prima di salutare il lungomare azzittendo quei pillaccheroni che l’avevano già visto sistemato, impegnato, addirittura pronto a muoversi per amore.

Non è un caso, quindi, che lo scrittore Simone Lenzi sul suo “Lungomai” (Edizione La Terza) abbia dedicato un paragrafo proprio al Pensatore parlando della sua «postura meditabonda», della «assorta solitudine» che sfiora l’apatia e del suo rapporto con la città. «Davanti ai suoi occhi – scrive – si staglia la Gorgona. Ora, come insegna il mito, chi guarda la testa anguicrinita della Gorgona viene tramutato in statua e condannato all’immobilità eterna. Non è allora un caso che questo orizzonte simbolico sia lo stesso che scrutiamo, assieme al pescatore, anche tutti noi livornesi». Eppure al Pensatore i nostri nonni devono molto, come racconta lo stesso autore, oggi ultranovantenne. «Pochi giorni dopo che la statua fu messa sul basamento – ricorda – un automobilista perse il controllo dell’auto e finì addosso alla struttura. Purtroppo l’automobilista morì dopo alcuni giorni, ma la presenza della statua permise alle persone che stavano aspettando l’autobus di salvarsi». Un miracolo – dissero allora – che meritò pure un ex-voto alla Madonna di Montenero. «Ecco – va avanti Trafeli – adesso servirebbe un altro miracolo, anzi due: cambiare il basamento perché quello attuale è indecoroso e mettere una targa che descriva la scultura a chi passa». (2-Continua)

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