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La gita felice (mordi e fuggi) a Montenero

Visitatori stregati dal fascino del santuario Ma i residenti: «Qui nessuna valorizzazione»

LIVORNO. Ci sono due tipi di occhi per guardare il fascino mistico di Montenero in chiave turistica: quello dei turisti stessi e quello di residenti e commercianti. I primi restano entusiasti, rapiti tra il paesaggio che offre la cima della collina e gli spazi storici del santuario; i secondi, invece, lamentano una certa trascuratezza del loro borgo, condita con un pizzico di degrado. «Basta guardare quella macchia grigia, che ora resterà per sempre», dice David Grassafulli, siciliano d’origine ma ormai montenerese da molti anni, indicando il punto della piazza in cui i sanpietrini sono stati riposizionati con il cemento, sporcando definitivamente il pavimento secolare. Il Tirreno ha raccolto entrambi i punti di vista, salendo insieme ad un gruppo di turisti a bordo della funicolare. La corsa è quella delle 10,30, precisa per imbeccare una famiglia austriaca e una coppia calabrese (insieme ad un bambino livornese con i nonni) appena scesi dal City Sightseeing.



Anche la guida registrata nelle cuffie installate sul bus rosso senza tettuccio parla di questa funicolare come la prima d’Europa, ripercorrendo le tappe che ne hanno portato all’inaugurazione nel 1908. Il biglietto, per chi arriva alla stazione con mezzi propri, costa 1,20 euro, facilmente acquistabile nella macchina automatica all’ingresso. Non c’è anima viva alla stazione, così come a bordo della funicolare, che si presenta come un vagone dei vecchi filobus automatizzato. La corsa in sé dura poco, una manciata di minuti tra il verde e i muri scalcinati, giusto il tempo per far divertire i bambini che fanno «ciao, ciao» all’altra carrozza che intanto sta scendendo sul binario opposto. Una volta sulla cime della collina poi, salita la scalinata in legno, la terrazza che dà sulla città e sul mare richiama l’intero gruppo di visitatori, già impegnati ad armare le macchine fotografiche e i cellulari. «Wow», esclama una delle ragazze austriache da dietro l’obiettivo. Lo scorcio successivo, diversi minuti e clic dopo, è quello della piazzetta al cospetto della scalinata del santuario, con l’insegna sbiadita d’altri tempi “Pensione Montallegro Orlandi”, i ristoranti pergolati e i piccoli chioschi per la vendita di souvenir. Sono cinque in tutto, ma solo uno è aperto. Il tour però è appena iniziato e il gruppo entra nel santuario, proprio mentre è in corso la messa. Quattro sacerdoti con tuniche bianche intonano il Padre Nostro davanti a una ventina di fedeli sistemati sulle panche della chiesa, dove gli sfarzi delle architetture e il tabernacolo sovrastano la scena. Qualcuno non resiste e scatta foto alla cerimonia. Altri si avventurano nei due piccoli corridoi accanto all’ingresso della chiesa. Uno porta nella zona del campanile, l’altro invece a un corridoio tappezzato da ex voto, disegni e quadri della prima metà del Novecento, dove vengono raccontate le grazie attribuite alla Madonna. «Uno spettacolo, una tappa da non perdere», dice entusiasta Gino Scuriello, turista calabrese, una volta tornato in piazza. C’è anche altra gente sparsa davanti al santuario: sono i residenti, che lamentano diversi problemi. C’è quel cemento tra i sanpietrini, le transenne su una parte della terrazza, i bidoni della differenziata vista santuario.


«Il paese non viene valorizzato - spiegano - non c’è un ufficio informazioni né qualcuno che possa accompagnare i turisti. Ormai, neanche a maggio (il mese della Madonna, ndr) si vedono le folle di qualche anno fa». E non parlano soltanto dei pellegrini. «Fino allo scorso anno i turisti venivano accompagnati fino al paese con il bus rosso, ora non c’è neanche una navetta - continua Grassafulli - ed è un problema, perché non esistono parcheggi e il sabato sera nella piazza sembra di essere in via Grande. In qualsiasi altro santuario vengono organizzate delle navette per favorire la visita, qui invece niente». C’è anche chi lamenta una certa rigidità tra i religiosi, come quella di voler chiudere il santuario dalle 12,30 alle 14,30. «Si è mai visto un santuario chiuso per pranzo? - insistono i residenti - Quella è l’ora in cui arrivano anche i croceristi, ma una volta arrivati quassù non trovano nulla». Questioni aperte, spiegano da Montenero. «Il punto è che, per come è impostata adesso, i turisti arrivano al santuario, restano mezz’ora e poi devono riprendere la funicolare per andarsene. E così facendo non comprano nulla», fa notare una commerciante, mentre il gruppo di visitatori è in cammino per riprendere la carrozza e tornare a valle. Sono appena le 11,15.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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