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Dall’invasore al degrado, Porta San Marco svela una storia che va difesa - Le foto

Livorno, costruita nel 1840 è stata teatro della resistenza contro gli austriaci, ora nonostante diversi acciacchi il Comune promette di medicarla nel 2018 con 300mila euro. E spunta un sonetto che ricorda l'eroe

LIVORNO. Provate voi a difendervi da soli quando in tanti vi vogliono conquistare; a restare in piedi, con la schiena diritta e senza vacillare mai, quando vi attaccano da ogni parte e direzione, per di più con ostinazione, fin dall’età dell’innocenza, quando le vostre fondamenta erano ancora fragili. E questa ’zienda – come si dice a Livorno – va avanti non per giorni, mesi, anni, ma nei secoli. Nemmeno fosse una maledizione. Certo, Porta San Marco ha gambe e braccia forti, costruite col marmo bianco, profonde nel terreno le prime e lunghe trecento metri le seconde, un leone alato poggiato sul capo a prendere sempre il sole e un evangelista che la protegge dall’alto.

Eppure in diverse occasioni avrebbe potuto lasciarsi andare, cedere, abdicare, infine crollare. Invece, nonostante diversi acciacchi che il Comune promette di medicare nel 2018 con 300mila euro, la porta antica della città (il portone è in ristrutturazione) oggi è ancora in piedi: claudicante, certo; sporca, è vero; anche arrugginita dentro la volta in ghisa, recintata e annerita in diversi punti e pure inaccessibile in quel groviglio di stanze e stanzette che si dipanano al suo interno. Ma pur sempre in piedi, tanto maestosa da far sembrare la piazza che la circonda troppo piccola per contenerne la mole. Ma di quel passato tribolato, due secoli di vita da festeggiare nel 2040, si trova traccia in ogni sua intercapedine.

Sulla parete che guarda a Ovest, ad esempio, ecco la targa dedicata a chi l’ha protetta, nelle «gloriose giornate» del maggio 1849 quando l’invasore conquistò la città dopo due giorni di «ostinata difesa» con un «combattimento fiero», riporta una sintetica cronaca giornalistica del tempo. L’insegna stampata sopra somiglia alla riproduzione dello spirito livornese: sfacciato e passionale, orgoglioso e cocciuto più nelle sconfitte che nei successi, capace di sacrificarsi, almeno a quel tempo, anche a costo della vita. «Quando l’austriaco invasore mosse in Toscana a riportare tirannide – si legge – Livorno da questi muri terminali, nei giorni 10 e 11 maggio 1849, sfidò il nemico irrompente per confermare col sangue che mal si reggono con la violenza popoli insofferenti di giogo straniero».

Sotto c’è la lista dei caduti, al centro delle lapidi il mezzo busto di Enrico Bartelloni, fucilato dagli austriaci per essere stato l’anima della Resistenza dei livornesi nel Risorgimento. A lui il poeta vernacolare Vittorio Matteucci dedicò pure un sonetto che sembra una canzone quando descrive l’ultimo sole del soldato prima della fucilazione. «Sulla piazza del Forte, all’annottare, l’eroe sentì, senza mandà n’ lamento, la sentenza di morte e ’l mormorare del prete, che l’offriva il Sagramento. E lui rispose: – Padre, ’un so pregare, ma credo ’n Dio perché lo vedo e sento. Quello c’ho fatto, ho fatto, ’un me ne pento, e se campassi, lo vorre’ rifare. L’urtimo sole n’indorava ’r viso e ’n croato si mosse pe’ bendallo... Ma lui vorse vede’ la morte ’n viso. E ’r petto ’gnudo a’militi rivorto già pronti ’on li stioppi a fumminallo, gridò: – Viva l’Italia! – e cascò morto».

Da allora la Porta ne ha vissute molte altre di peripezie, mai più fucili e baionette, ma armi altrettanto potenti capaci di stordirla, come i binari della rete tranviaria che per anni ci sono passati attraverso. Oppure quel degrado che metro dopo metro se l’è mangiata a partire dagli anni Settanta quando venne chiuso il distretto sanitario aperto nelle stanze oggi abbandonate e dove migliaia di donne in dolce attesa andavano a fare le visite prima del parto.  «Fino allo scorso anno – racconta Michela Lilla, titolare dello chalet a pochi metri dalla Porta – anche gli spazzini avevano paura a fare le pulizie in questa zona per via di una colonia di barboni che aveva messo le tende nei pratini adiacenti. Ora, per fortuna, la situazione è migliorata. Certo, c’è molto ancora da fare. Ma l’altro giorno, ad esempio, sono venuti a chiedere informazioni sulla Porta tre inglesi, quattro tedeschi e un paio di francesi». Niente paura, nessun nuovo invasore alle porte, erano solo turisti.

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