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Matteo e il viale dei saliscendi: la metafora perfetta

L’orizzonte è glocal. Il viale dei cipressi di Bolgheri. Alti e schietti. Non ci sono dubbi. Matteo Renzi fa sua un’icona della Toscana. La sceglie per la prima di copertina del suo “Avanti”, il...

L’orizzonte è glocal. Il viale dei cipressi di Bolgheri. Alti e schietti. Non ci sono dubbi. Matteo Renzi fa sua un’icona della Toscana. La sceglie per la prima di copertina del suo “Avanti”, il libro in uscita oggi per i tipi Feltrinelli editore. Il confronto è ardito. In campo letterario deve vedersela con il premio Nobel Giosuè Carducci, che su quell’immagine vista da un treno ha costruito la sua lirica “Davanti a San Guido”.

La suggestione è potente. La strada affascina. Si perde lontano. Non mostra la meta. Non nasconde i dossi. Il continuo saliscendi lascia immaginare la fatica. Specie a chi fa due più due con la quarta di copertina: lui in bianco e nero, in sella alla bicicletta e in maniche di camicia bianca che pedala.

C’avrà pensato Renzi alla lirica carducciana? A quei versi in cui il poeta canta la tentazione di ritornare indietro nel tempo, in quel paesaggio che lo vide bambino, e nel suo caso anche presidente della Provincia e poi sindaco di Firenze? E all’impossibilità di tornare al passato più recente, alla guida di un governo che ha varato molte riforme e su una, quella costituzionale, è caduto? Il treno del Carducci sfila davanti a quei cipressi e continua rapido il suo viaggio. Renzi affronta i saliscendi del viale in sella a una bici, il mezzo “politically correct” per eccellenza. Rispondere alle critiche, sviscerare la sua esperienza. È questa la promessa delle 240 pagine di Avanti, manca solo il punto esclamativo per fare il paio con la storica testata del quotidiano socialista.



«Non è solo un diario personale, una riflessione sulla sinistra o il programma del governo che verrà – confessa l’ex premier –. Più di tutto, è la condivisione di idee, emozioni e speranze che spesso si sono perse nel racconto della comunicazione quotidiana. I risultati ottenuti e gli errori commessi». Ai cipressi che lo invitano a fermarsi il Carducci risponde che non è più quel tempo, che lui è cambiato, sa tante cose e ormai è diventato famoso. Da parte sua Renzi che nella primavera del 2017 quasi due milioni di italiani lo hanno rieletto alla guida del Pd resta un uomo chiave della politica italiana. «Ho capito di essere depositario dei sogni di una parte degli italiani e non per quello che sono io, ma per una serie di circostanze», dice. I cipressi nell’ode carducciana ondeggiano dubbiosi, si capisce che non sono molto convinti delle sue parole perché il vento ha raccontato loro le pene del poeta.
 

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