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Le sfide di Monica Cirinnà: "Porteremo a casa anche lo ius soli"

La senatrice che ha vinto la battaglia delle unioni civili produce vino e alleva animali a Capalbio nell'azienda di famiglia

«Stia tranquillo, venga, Orso è buonissimo». Al cancello accorre scodinzolando un vivace pastore maremmano, seguito al trotto da un Beagle, Libera, salvata dal destino di cavia nei laboratori “Green Hill”. Sul tappetino della porta sul retro dorme un grosso gatto rosso mentre dalle capriate dell’ingresso fa capolino una nidiata di rondinotti. «Abbiamo nidi dappertutto». Monica Cirinnà, insieme al marito Esterino Montino, apre al Tirreno le porte della sua azienda agricola, la “CapalBio Fattoria”, 140 ettari, di cui 12 di vigneti, 4 di uliveti, poi il frutteto, un grande orto, e animali di tutti i tipi: dalle galline, alle vacche chianine, agli asini amiatini. C’è la cantina, la barricaia e un piccolo frantoio. Ci sono le macchine per l’imbottigliamento e l’ultima arrivata: una maxi pentola tecnologica per fare le marmellate. Rigorosamente bio.

Dimenticate la tessitrice di alleanze delle aule parlamentari, la battagliera delle unioni civili che arringa le piazze e tiene il punto dei diritti in tv: il biondo dei ricci raccolto dietro la nuca, un paio di infradito ai piedi e la maglietta dell’ultimo Pride. Perché qui nelle campagne di Capalbio la senatrice romana, gattara e vegetariana è una signora di campagna, nell’accezione più maremmana del termine. Chi vuol offendere un politico consigliandogli di andare a zappare, con la Cirinnà casca male. Sa quanto sia bassa la terra e comunque se la cava benissimo sul suo trattore.

Le mani non mentono e neanche la naturalezza sovrappensiero con cui con gesto fulminio strappa le erbacce al suo passaggio. Dal 2001, l’anno in cui i Cirinnà-Montino comprarono i terreni, per almeno tre giorni alla settimana la pasionaria dei diritti fa la coltivatrice diretta. «Qui era una sassaia, col tempo è diventata una bella azienda agricola». Ci lavorano stabilmente lei, il marito e i figli, insieme a cinque dipendenti fissi. Un’impresa impegnativa, soprattutto per il vino: 80.000 bottiglie all’anno, tra rossi, bianchi e un rosé. «I rossi specialmente ricevono un forte riscontro sul mercato, specie ora che il biologico è molto richiesto». Tutto intorno ettari di macchia maremmana attraverso cui, sfondando i poggi, l’ex ministro Lunardi avrebbe fatto passare l’autostrada Tirrenica.

Il famoso tracciato interno che mandò in bestia i maremmani.
«Noi siamo stati contrari fin da subito. Ho avuto la fortuna di occuparmi di autostrada quando Esterino era vicepresidente della Regione Lazio. E in quel ruolo prese una decisione secondo me molto saggia: se l’autostrada doveva essere fatta, sarebbe stato sul tracciato dell’Aurelia, e così fu (lui seduto di fronte annuisce, ndr). Lo stesso vale per la Toscana: io sono per l’adeguamento dell’Aurelia, ma se deve essere fatta l’autostrada, il tracciato resti quello».

Lei è famosa e vive a Capalbio. Ma nei radar dei paparazzi non ci finisce mai.
«Quella Capalbio lì, la Capalbio vip, per me non esiste. Sfido chiunque a poter dire: ho incontrato la Cirinnà e Montino da qualche parte. Non andiamo al ristorante, non andiamo in spiaggia, non prendiamo aperitivi fuori, spesso la spesa la porto da Roma... Vengo qui per lavorare, riposare, scrivere e soprattutto per stare con i miei animali».

Un anno fa Capalbio balzò sulle prime pagine per i migranti in arrivo. Si sollevò un polverone e passò l’idea che nella capitale balneare della politica romana i profughi fossero tabù.
«Io aderii subito al comitato di cittadini favorevoli all’accoglienza capitanati da Valentino e Corinna (Podestà e Vicenzi, storici ambientalisti maremmani; lui è mancato qualche mese fa, ndr). Credo che il sindaco sia stato frainteso o abbia fatto affermazioni frettolose, perché subito dopo ha detto: aiutatemi a trovare una soluzione. La prima soluzione individuata non andava bene, ok. Ma sono sicura che insieme al prefetto di Grosseto anche Capalbio saprà trovare una buona sistemazione per i migranti».

Buona anche per i capalbiesi?
«Guardate che se si fa accoglienza i cittadini sono i primi a collaborare. Faccio l’esempio di quello che ha fatto Esterino nel suo comune (Montino è l’attuale sindaco di Fiumicino, ndr). Ora ci sono 25 migranti, lavorano tutti, giocano nelle squadre di calcio locali, hanno ripulito parchi e spiagge. C’è un’integrazione totale».

***

Un anno dopo le unioni civili rivediamo lo stesso film con lo ius soli.
«Si sta ripetendo lo stesso schema. Come per le unioni civili, anche questo è un provvedimento che affronterà l’aula senza relatore, quindi in mare aperto. La Lega ha dichiarato: faremo ostruzionismo anche fisico. Mi dicano se devo andare in Senato con i guantoni. A me sta bene, purché si dica la verità».

Qual è la verità secondo lei?
«Le destre cavalcano la paura. Stanno saldando questa norma alle immagini degli sbarchi. È una menzogna. Questo ius soli, assai temperato, scatta nel momento in cui sei nato in Italia, i tuoi genitori lavorano stabilmente qui e tu hai completato un ciclo scolastico. Stiamo parlando dei compagni di banco dei nostri figli. Sono ragazzini che parlano romanaccio come me...».

Oggi si discute di ius soli, ma tutto poteva saltare con l’ipotesi di voto anticipato.
«Sappiamo che, dopo il 4 dicembre, va fatta una legge elettorale. L’idea di trovare la più grande intesa possibile è ciò che ha spinto anche Renzi a fare delle proposte. Un proporzionale leggermente mitigato sembrava aver trovato i numeri. Poi M5S si è sfilato e ha fatto cadere l’accordo. A me quella legge non piaceva. Ma soprattutto, col voto anticipato avremmo lasciato indietro provvedimenti importanti».

***

Monica Cirinnà insieme agli asini...
Monica Cirinnà insieme agli asini amiatini

Dunque, a un anno dalle unioni civili, cos’altro pensa sia ragionevole sperare da questo scorcio di legislatura in tema di diritti?
«Intanto da inizio legislatura abbiamo fatto più cose sui diritti che negli ultimi 20 anni: la legge sui figli legittimi, il divorzio breve, il “Dopo di noi” per le famiglie con figli diversamente abili, il terzo settore. Abbiamo le unioni civili e nessuno ci avrebbe scommesso. Ora la Camera chiuderà la legge sulla tortura».

La chiuderà?
«La chiuderà. E porteremo a casa anche lo ius soli perché il Pd avrà la determinazione di metterci la fiducia. Come con le unioni civili».

E poi?
«La legge sul cognome della madre. Sono relatrice di un altro testo importantissimo che tutelerà gli orfani dei femminicidi, bambini che si ritrovano con la madre morta e il padre in galera. E di un’altra legge sulle radici biologiche, i figli di “nn” . So che si tratta di un piccolo gruppo di persone...» .

Le minoranze sono una sua fissazione.
«Quando affermi il diritto di una minoranza, allarghi la democrazia per tutti».

Il biotestamento?
«È incardinato in commisione salute e se andiamo a scadenza naturale possiamo fare anche quello» .

I matrimoni egualitari?
«Ne riparleremo tra qualche anno, spero nella prossima legislatura. Se ci sarò, lo farò io».

Sente il peso della legge che porta il suo nome?

«Io ho solo fatto il mio lavoro di formica del parlamento. Ho portato a casa un chicco al giorno per trovare una mediazione. Ho corso l’ultimo miglio di una maratona che prima di me avevano corso tutte quelle coppie che hanno vissuto liberamente il loro amore e che fino a oggi sono state discriminate».

Non ha rimpianti per aver rinunciato alla norma sull’adozione del figlio del partner?
«Ho fatto il possibile. Il mio compito è stato portare il testo oltre il punto di non ritorno. Anche quel 16 febbraio quando M5S si sfilò, i cattodem si piegarono all’emendamento Marcucci e la legge si trovò in mezzo alle forche caudine. Tornare indietro sarebbe costato più che andare avanti. Renzi capì e mise la fiducia».

Una battaglia durissima. Si è mai chiesta: chi me lo fa fare?
«Sono una donna eterosessuale con quattro figli che sono frutto dei precedenti matrimoni di mio marito e nessuno di loro è gay. In tanti mi hanno chiesto: ma a te che ti frega? Nella mia vita mi sono sempre occupata di diritti fin da quando facevo l’avvocato. Ho fatto la consigliera comunale a Roma per 22 anni. Ho lottato per i migranti, per i barboni, perché Roma avesse canili degni di una grande capitale. Quando riesci a lottare per i diritti di un animale, capisci che tutte le vite sono uguali. Tuo figlio non è gay, ma potrebbe esserlo. Potrebbe esserlo tuo nipote».

Ha ricevuto molti messaggi di ringraziamento?
«Sto scrivendo un libro sulle migliaia di lettere che mi sono arrivate in questi anni. Ne ricordo una di un ragazzo pugliese che mi ha scritto: senatrice, io non la conosco ma la vedo sempre in tv. Non posso dire a mia madre che sono gay, così intanto lo dico a lei. Se lei riuscirà a portare a termine la legge io lo dirò a mia madre. Perché se lo Stato mi riconosce anche mia madre potrà farlo. Ecco, io voglio arrivare al punto in cui tra qualche anno, quando arriverà in Parlamento la proposta di legge sui matrimoni egualitari, la gente si chieda: ma perché non c’è già?».

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