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La rivoluzionaria curvy: «Sul palco lotto per le vie delle donne»

Elena Guerrini a cuore aperto: dedicato alla battaglia contro la toponomastica al maschile il nuovo spettacolo che debutta al Festival di Castiglioncello

CASTIGLIONCELLO. Rivoluzionaria, gentilmente provocatrice, socialmente impegnata ma con ironia e senza pedanteria, la voglia di dire sempre la sua con le parole e con il suo corpo “curvy”. Elena  Guerrini è maremmana, vive tra Manciano, Milano e il mondo: si definisce una migrante dell’arte. Testarda e determinata, è autrice, attrice, regista e direttrice di un festival (“A veglia a teatro col baratto” che si svolge a Manciano a settembre), ha scritto quattro spettacoli, sua la drammaturgia e regia. “Orti insorti” (che è anche un libro da vendite record), “Bella tutta”, “Alluvioni”. E ora questo “Vie delle donne” che debutterà in prima nazionale al festival di Armunia “Inequilibrio” il 22 giugno (si replica il 25) a Castello Pasquini: vie e piazze intitolate alle donne che in realtà non esistono o quasi «perché la toponomastica - spiega - come moltissime altre cose, nella nostra società è declinata solo al maschile».

Il grande pubblico la conosce soprattutto per quel “Bella tutta - I miei grassi giorni felici”, libro e spettacolo, testimonial di una vera e propria rivoluzione rosa, della serie non sono una Barbie e fatevene una ragione. Elena è un vulcano in continua attività, ha studiato al Dams con miti tipo Eco e Guccini. Colonna portante della compagnia di Pippo Delbono, guru del teatro alternativo, sul set con altri mostri sacri del cinema come Pappi Corsicato, Pupi Avati, Bertolucci, Alfonso Arau. Paolo Virzì l’ha voluta in “La pazza gioia” dove interpreta una delle ragazze di Villa Biondi, la clinica per donne con disagio psichico. Nel film ha i capelli rosa e una grinta che spacca.

«Sono grata a Virzì per avermi dato la possibilità di partecipare a questa avventura. E girare in Toscana è stato bellissimo. Spero che mi ricapiti presto». È brava  Elena Guerrini ma non solo. È anche vera, una che “non rappresenta” ma vive la scena «senza sentirmi certo in colpa per non essere una velina, io vivo il mio corpo come una donna “di un certo peso”». Una bella tutta, coraggiosa e rivoluzionaria ma che soprattutto è una che ci mette la faccia e il cervello.

Il romanzo "Bella tutta" è diventato un cult e lei un punto di riferimento per molte donne. Orgogliosa?
«Certo. Anche Vogue si è occupato di me, sono stata la prima a parlare in teatro e in un libro di bellezza curvy e accettazione delle morbidezze, creando un vero e proprio movimento di orgoglio curvy. E ora è in preparazione un film commedia, tratto dal romanzo...».

Le donne non hanno strade e piazze a loro intitolate o ne hanno davvero poche. Un triste dato di fatto. Di questo racconta lo spettacolo che debutterà a Castiglioncello, “Vie delle donne”. Come le è venuto in mente di fare uno spettacolo su questo tema? Su cosa ha lavorato?
«Quando sono andata a fare la carta di identità, io abito in via Paolieri, ho visto che al mio paese le vie sono tutte dedicate ai pittori... E le pittrici? Perché non c’è una via Frida Khalo? E ho deciso di lavorarci su».

Come ha costruito lo spettacolo “Via delle donne”?
«In teatro ho ricreato la mia casa dove accolgo il pubblico su divani, stravolgendo l’estetica teatrale, non ci sono fari né mixer, ma gli smartphone e le luci di casa quelle dell’Ikea. Il pubblico sta intorno a me, e con me crea lo spettacolo, mettendo musiche in scena e facendo foto, e interviene attivamente. Non ho i soldi per pagare un tecnico, gli attori di teatro sono pagati pochissimo, meno di 5000 euro all’anno lo sa? Ma mi diverto, e allora faccio tutto da sola per risparmiare e creare qualcosa di unico e rivoluzionario, come qualcosa di unico han fatto le donne di cui parlo e a cui sarebbe bello dedicare una via. Coccolo e accolgo il pubblico e se ha sete gli offrirò il limoncello che mi ha mandato la mia amica Marina Rippa da Napoli, fatto da lei con i suoi limoni, e che mi ha raccontato la storia di Santa Marina, una santa vissuta per tutta la vita da uomo, poi dopo morta si sono accorti che era una donna. Poi si passa alla storia di Alfonsina Morini Strada. Lei è stata l’unica donna a partecipare al Giro d’Italia e ad arrivare al traguardo, era di famiglia poverissima, in Emilia a inizio secolo, eppure riuscì a battere il record di allora proprio il giorno della sconfitta di Caporetto. Eppure a Cadorna una piazza l’han dedicata, ho scritto al sindaco di Milano di dedicarne anche una ad Alfonsina Strada».

Strade e piazze solo al maschile. La toponomastica "di genere", come il linguaggio, a molti sembra una questione marginale. Invece perché è importante lavorare anche su questi temi apparentemente marginali?
«Credo che se delle bambine fin da piccole sono abituate a vivere in via Margherita Hack o in via Frida Khalo, in via Rita Levi Montalcini, sviluppano curiosità per la storia delle donne a cui la via è intitolata e voglia di ricercare ed emularle. Ma di abitare in strade o piazze dedicate a una donna capita davvero a poche bambine...».

Elena Guerrini
Elena Guerrini

“Bella tutta” è un manifesto ante-litteram contro il bodyshaming e contro gli stereotipi che ingabbiano le donne in corpi perfetti. Cosa possono fare la letteratura e il cinema, il teatro, per liberare le donne da questa prigione?
«Dobbiamo essere noi per primi a volerci bene e a lavorare su amore e autostima verso noi stessi. Se poi il cinema e la tv, invece di mettere in fiction e film volti e corpi stereotipati, osassero di più dando ruoli da protagonista anche a corpi belli e diversi farebbe una rivoluzione…».

Di Castiglioncello è un po’ una cittadina onoraria?
«Adoro questo luogo, ci vengo da 10 anni, ci ho abitato nel castello con mio figlio piccolo per preparare “Orti insorti”. Vado a fare le corse sul lungomare e i giri in pineta e mi sento un po’ diva quando mi fermo a tagliare i capelli dal parrucchiere della pineta che mi racconta di Alberto Sordi e Bice Valori. A chi mi ha fatto lavorare qui devo la mia rinascita artistica, dopo l’esperienza fantastica con Delbono. Tutti i miei lavori li ho scritti in questa quiete marina uscita da un quadro di Fattori. Grata a questo luogo. Devo chiedere al sindaco di dedicare le vie alle donne. Non mi sembra che a Castiglioncello e a Livorno ce ne siamo molte...».

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