Quotidiani locali

Vai alla pagina su Toscana economia
Crisi Tuodì, i sindacati lanciano l’allarme su Livorno

Crisi Tuodì, i sindacati lanciano l’allarme su Livorno

Uiltucs: «Gli scaffali si stanno svuotando, già ottanta lettere di licenziamento  nelle ditte che gestiscono macellerie e gastronomie». Ipotesi sciopero il 30

LIVORNO. Gli scaffali si stanno svuotando. E mentre non è ancora chiaro quale sarà il futuro dei supermercati, i primi a risentire della situazione che si è venuta a creare sono i lavoratori delle ditte in appalto o affiliate, che hanno iniziato a chiudere i banconi macelleria e gastronomia, e a inviare le lettere di licenziamento. Anche a Livorno.

Al centro dell’allarme lanciato dai sindacati ci sono i supermercati Tuodì. I discount del gruppo Dico sono in crisi: come riporta Il Sole 24 Ore, l’azienda ha promesso che entro giugno troverà una soluzione e per questo incontrerà le segreterie nazionali dei lavoratori. Ma intanto crescono le preoccupazioni.

«A livello nazionale – premette Sabina Bardi (Uiltucs) – abbiamo proclamato lo stato di agitazione e forse il 30 giugno ci sarà lo sciopero». Tutto dipenderà dall’incontro in programma a Roma con i vertici del gruppo.

«Il quadro livornese – lancia poi l’allarme la sindacalista – è pessimo, così come nel resto di Italia. In alcuni negozi ci sono scaffali completamente vuoti, i clienti non entrano o se la rifanno con i lavoratori perché mancano dalla carta igienica ai biscotti». E «a subire per prime questa situazione sono le aziende interne: a Livorno, ad esempio, così come a Pisa o a Pontedera, molte gastronomie, macellerie e panetterie interne ai supermercati sono gestite dalla Gimar di Pontedera, che ha appena inviato un’ottantina di lettere di licenziamento».

Nel dettaglio: 39 a fine maggio e un’altra quarantina due settimane fa, destinate ad altrettanti lavoratori e lavoratrici di macellerie e gastronomie sparse nei supermercati Tuodì di mezza Toscana, Livorno compresa.

«Le lettere di licenziamento sono arrivate mentre credevamo di essere in ferie», ha sottolineato ieri una delle lavoratrici toscane rimaste a casa a inizio giugno. Lei un tempo era dipendente Dico, poi passata a TuoDì, poi esternalizzata alla ditta, una delle tante affiliate della regione. «Sono stati fatti licenziamenti individuali – si arrabbia – senza aprire procedure collettive...».

Attenzione: come sottolineano gli stessi sindacati, al momento non risultano invece procedure aperte per i dipendenti diretti dei supermercati a marchio TuoDì, che stanno riscuotendo regolarmente lo stipendio.

Ma «la situazione – ripete Bardi – è grave: vogliamo che qualcuno si sieda al tavolo e ci dica cosa intende fare». «Vogliamo capire qual è il destino dei Tuodì», anche perché «a livello locale non possiamo permetterci di perdere neanche un altro posto di lavoro, ed è bene che anche la politica si faccia carico della situazione».

In città i primi a risentirne sono stati i lavoratori Gimar dei punti vendita di Collesalvetti e di via Lulli. Lo conferma l’amministratore unico della società di Pontedera, Giacomo Ferro. «Noi – spiega – non abbiamo solo la gestione di macellerie e gastronomie all’interno dei TuoDì, ma anche affitti di ramo di azienda o negozi di nostra proprietà affiliati al loro marchio. Prima della crisi avevamo 25 posizioni in tutta la Toscana, poi abbiamo dovuto chiudere una quindicina di gestioni di reparto, cercando di tenere in piedi i nostri negozi comprando la merce da fuori...».

Per “gestioni di reparto” intende soprattutto macellerie e gastronomie interne ai supermercati.

«Non ci sono controversie con la famiglia Faranda, c’è anzi collaborazione», ci tiene a sottolineare Ferro: «Il problema non sono i pagamenti, ma il rifornimento dei negozi, che sono praticamente fermi». Tradotto: «Ci siamo trovati in difficoltà quando i clienti, vedendo gli scaffali dei market vuoti, hanno smesso di entrare e quindi di comprare anche da noi». Insomma, «il nostro non è un problema di rapporto con gli imprenditori, ma di incassi e di gestione».

«Prima – conferma così – abbiamo chiuso i reparti macelleria, poi in una settimana abbiamo venduto tutto quello che era rimasto nelle gastronomie e abbiamo chiuso anche quelle, più o
meno in tutte le province. A Livorno eravamo dentro al supermercato di Colle e in quello di via Lulli». «Ora – conclude – ci stiamo muovendo con tutte le nostre forze per cercare di tenere in piedi i supermercati che gestiamo direttamente».

(j.g.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

SPEDIZIONI FREE

Stampare un libro, ecco come risparmiare