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Cacciucco pride, i blogger: «Livorno sei stupenda, ma non ti metti in vetrina» 

Il parere dei blogger arrivati in città da tutta Italia per raccontare la kermesse: stupiti dalla Venezia, dal mercato e dal “5 e 5”. «Ma fuori nessuno li conosce» 

LIVORNO. Sono molti gli spunti che arrivano dalla tavola della Barrocciaia, dove riposano le briciole del pranzo appena finito e l’ultimo sorso di ponce sul fondo del bicchiere. «Livorno è stupenda ma non sa vendersi», per esempio. «Ci sono meraviglie sconosciute al resto del mondo», ancora. «Livorno è aperta al turista ma non al turismo». È forse quest’ultima la frase che riassume al meglio l’idea che si sono fatti i blogger chiamati dal Comune per raccontare via web ed app la seconda edizione del Cacciucco Pride.

Maghi di internet che attraverso i loro occhi e i loro tablet stanno vendendo la città al mondo intero. «Molti miei followers sono stupiti che esista una Venezia a Livorno, commentando «è bellissima, non la conoscevo” – spiega una di loro – E neanche io la conoscevo. Eppure vale la pena fare chilometri per vederla».

Stesso impressione evocata dalla Fortezza Vecchia, dal mercato centrale e da molti altri scorci di una città che mantiene un fascino centenario, senza però riuscirsi a mettere sotto la giusta luce. Ecco allora che gli occhi esterni diventano il miglior modo per mettersi in discussione e viste le varie competenze dei blogger (due food blogger, due travel blogger e due instagramer), coordinati dal digital strategist Antonio Ficai, siamo andati a chiedere da cosa sono rimasti colpiti durante il tour, nel bene e nel male.

Food blogger. Sono due donne le esperte del cibo: Roberta Castrichella ( robysushi.com ) e Sonia Paladini ( Sonia Paladini - lifestyle blog ). «Il cacciucco è strepitoso - dice subito la seconda – Lo avevo già mangiato ma non qui, quindi è come se non lo avessi mai assaggiato prima». «È un piatto che ti fa star bene mentre lo consumi» fa eco Castrichella, esaltando poi altre tipicità labroniche. «Abbiamo provato il 5 e 5 ed è stata una vera sorpresa: buonissimo. Ma anche al mercato senti che la frutta e la verdura sono fresche. Il pesce poi inutile dirlo». Nel miglior stile italiano, insomma, la tradizione culinaria livornese sa raccontare perfettamente l’animo dei suoi cittadini. «Credo che la metafora perfetta per Livorno sia proprio il cacciucco - continua Castrichella - Il pesce povero e i vari scarti che tornano nobile grazie ad un unico piatto. Anche le fette di pane con l’aglio sono un indicatore di godereccio, di sfizioso. Livorno penso sia lo stesso: un insieme di meraviglie, di unicità che devono essere riunite e curate nel loro insieme». Ma al contrario del cacciucco, la città ha ancora punti deboli. «Ci sono luoghi da poter valorizzare anche con la cucina, come il lungomare - dice Paladini - Magari aprendo dei piccoli chioschi sulla passeggiata dove servire il 5 e 5, la frittura e altro cibo da strada. Li trovi in quasi tutte le città di porto italiane». «Poi è un po’ sporca - dice fuori dai denti Castrichella - Ho visto bottiglie di plastica schiacciate che saranno nel solito punto da mesi». Un assist per passare dalla tavola ai vari angoli livornesi.

Travel blogger. Lei viene da Bari, lui da Biella. Manuela Vitulli ( pensieriinviaggio.it ) lo dice chiaramente: «Non mi aspettavo una città così: purtroppo viene eclissata dal resto della Toscana. Ci sono degli angoli, come la Venezia o la Fortezza, che ignoravo. Forse è questo l’aspetto che mi ha colpito di più: le bellezze di Livorno sono sconosciute». Da buona barese, prende come esempio la sua terra, la Puglia, la regione italiana che ha raddoppiato i visitatori negli ultimi anni. «Un incremento legato alla popolazione, che per prima si è fatta promotrice del territorio. I livornesi dovrebbero fare altrettanto».

Gian Luca Sgaggero ( viaggiaescopri.it ) esalta il bagaglio «culturale e storico» della città, rapito da alcune particolarità architettoniche come il mercato o «le tre chiese diverse così vicine l’una all’altra», in via della Madonna. «Simbolo che qui c’è da sempre un incontro tra popoli, un mix di etnie storie che non c’è nel resto della Toscana - continua - Nelle altre città, come Pisa o Firenze, vai a vedere i palazzi; qui puoi fare turismo esperienziale: Livorno è una città da vivere. Eppure è sconosciuta. Non rientra neanche nei tour delle agenzie di viaggio». Riprende Vitulli: «deve maturare una consapevolezza di una vocazione turistica, che ad ora non mi sembra ci sia. I livornesi sono molto accoglienti e vendono con il cuore la loro città e la loro storia, ma sono bellezze inaccessibili dall’esterno. Anzi, sconosciute». Una vocazione che passa anche dalle piccole cose. «Riprendendo proprio lo street food - continua la barese - Qua puoi mangiare delle vere specialità con pochi soldi: sapete quanti turisti verrebbero solo con itinerari gastronomici?»

Instagramer. Il turismo ormai lo conquisti anche via social. «È uno dei metodi migliori per far conoscere un luogo», spiega Daniele Vergari (account Instagram daniele.vergari ). Eppure, a Livorno questa tecnica non ha ancora preso piede. «Prima di venire ho fatto una ricerca sulla città, ma quando abbiamo iniziato la nostra attività ho trovato molti spunti che su internet non sono riuscito a trovare», continua, facendo intendere di quanto l’anima labronica sia ben poco conosciuta nel resto del mondo. «L’autenticità di Livorno è lampante ed è la chiave del suo fascino», dice Tiziana Vergari (account: tizzia ). C’è un’immagine che ha colpito i nostri blogger: la prima sera, sono incappati in un bar dove hanno assaggiato il loro primo ponce, circondati da ragazzi che giocavano a carte. «Un’immagine di altri tempi», dicono, convinti che vada sì salvaguardata, purché accompagnata da un’apertura verso l’esterno. «L’autenticità può trasparire decisamente attraverso i social, facendo incuriosire gli utenti - riprende Vergari - Questa non è una città che ti fa dire “wow, che bella”, è una città da vivere. Ma se le persone non conoscono questo fascino, non saranno mai spinti a visitare Livorno». Facebook, Twitter e Instagram possono quindi diventare una vetrina per Livorno e il suo territorio. «Ancora però non sembra che ci sia una vera vocazione turistica: forse perché come città di porto è più abituata a veder passare la gente che non ad accoglierla - continuano i due blogger - Ma abbiamo notato che i social hanno preso il via anche qui. Con il tempo, quindi, l’apertura arriverà».

Ma il Cacciucco Pride ha richiamato una comunità ben più ampia del mondo social nostrano: nel fine settimana è arrivata per intero la community instagramer della Toscana, con un rappresentante per provincia. Tra questi, Nicola Carmignani, da Pisa. «Sono molto felice di questa possibilità, che mi dà modo di conoscere meglio Livorno al di là delle rivalità - spiega - La Venezia ad esempio l’avevo

vista solo durante “Effetto Venezia”. Stamani invece (sabato 17, ndr) l’ho vista nella sua naturalezza ed è meravigliosa. Ci sono molti toscani che non sanno cosa si perdono a non visitare Livorno: una bella città tutta da scoprire». E detto da un pisano vale doppio.
 

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