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Un altro piccolo squalo pescato alla Meloria: «Forse c’è una nursery»

Recuperato con una canna e subito rilasciato. L'Arpat: «Possibile sia stata scelta la Toscana per riprodursi»

LIVORNO. Una canna da pesca leggera, delle sardine infilzate nell’amo e la speranza di tirar su un dentice, o una palamita. Invece ha pescato uno squalo. «Inizialmente ha lottato: la canna è andata giù e ha dato filo da torcere. Ma alla fine si è fatto recuperare senza problemi», racconta Simone Damiani, il pescatore sportivo che domenica scorsa ha fatto la conoscenza di una piccola verdesca. Lunga 80 centimetri, è stata trovata a due miglia dalla Meloria, verso Antignano. Ma il cucciolo è rimasto a bordo ben poco: giusto il tempo di essere slamato (è rimasto appeso fuori dalla bocca, quindi non è stato neanche ferito), di fare qualche foto e Damiani lo ha restituito al mare. Certo è che gli avvistamenti di squali iniziano ad essere rilevanti: c’è la verdesca di Damiani, le altre due che sono arrivate a tre metri dalla riva a Castiglioncello e il mako recuperato sempre alla Meloria . Tutto nel giro di pochissimi giorni. Le segnalazioni sono in aumento in effetti», spiega Cecilia Mancusi, dirigente Arpat che segue il progetto Medlem, che monitora e controlla gli avvistamenti pesci cartilaginei di grandi dimensioni - squali e razze - nel Mar Mediterraneo. «Stiamo lavorando su queste segnalazioni ed è possibile che certe specie abbiano trovato un habitat adatto per riprodursi - spiega - Le chiamiamo proprio delle “nurcery”, che potrebbero essersi concentrate nella zona della Meloria e nelle secche di Vada».

Questo aumento di segnalazioni rappresenta un pericolo? No, è una notizia positiva. Biologi marini e l’Arpat sperano che gli squali, da sempre presenti nei nostri mari (verdesche, squali volpe, mako), possano aver trovato un’area adatta in cui poter proliferare. «Potrebbe essere l’occasione anche per chiedere delle misure di salvaguardia», continua Mancusi. C’è un aspetto che va considerato, innanzitutto: sono animali protetti. Lo squalo non si riproduce tutti gli anni, nascono pochi cuccioli alla volta e ha una crescita molto delicata. Inoltre, c’è una leggenda da sfatare: non sono “mammoni”. Incontrare un cucciolo non significa minimamente che la madre sia nei paraggi. Anzi, magari lo ha partorito e dopo poco tempo lo ha lasciato a se stesso. Lo stesso potrebbe essere accaduto con la verdesca recuperata da Damiani una settimana fa: le dimensioni dell’esemplare fanno pensare che fosse molto giovane, spiegano gli esperti. «Ma sono animali che stanno al largo, dove trovano il cibo necessario per sopravvivere e crescere. Anche un cucciolo può farcela da solo», dice l’esperta Arpat.



Il dubbio che possano rappresentare un pericolo per l’uomo però rimane. «Invece va sfatato - continua Mancusi - Non sono interessati all’uomo. Non si lasciano neanche avvicinare e se ne stanno in grandi profondità». A Castiglioncello però sono arrivati a riva pochi giorni fa. «Hanno inseguito una preda e una volta catturata sono tornati subito indietro - spiega, ribadendo quanto già detto da più biologi marini - Non vengono a riva e anche incontrarli in mare aperto non rappresenta un pericolo, semplicemente perché non attaccano l’uomo».

Mancusi e Arpat sono ora impegnati a mettere insieme le segnalazioni e le caratteristiche di ogni singolo esemplare per capire se c’è un fenomeno naturale in corso. «Stiamo lavorando - ammette - È possibile che si siano create le condizioni nel mare toscano per riprodursi: il cibo per loro qua non manca del resto. Forse in certe zone di secca possono essere nascere i cuccioli». La verità, insomma, è che questo aumento di avvistamenti rappresenta una buona notizia, spiegano gli esperti. Significa che le biodiversità del Tirreno riescono a proliferare, nonostante tutto. Una popolazione in crescita, visto che sono aumentate le specie negli ultimi anni (è arrivato lo squalo tigre, ad esempio), che sa sopravvivere secondo le regole degli abissi. Regole che valgono anche per l’uomo: finché non le infrange, non corre alcun pericolo.

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