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Da settembre screening alla mammella dai 45 anni 

Nel 2016 scoperti 150 carcinomi mammari grazie ai programmi di prevenzione: l’esame sarà esteso fino ai 74 anni

LIVORNO. L’anno scorso 150 donne livornesi hanno scoperto di avere un carcinoma alla mammella dopo essersi sottoposte ai test di screening. È un dato che da solo basta per evidenziare quanto sia importante rispondere al programma di prevenzione, che fino ad oggi in città coinvolgeva 13mila signore dai 50 ai 69 anni e che da settembre si estenderà ulteriormente. «Inseriremo le fasce di età dai 45 ai 49 anni e dai 70 ai 74», annuncia Alessandro Cosimi, coordinatore per l’Asl Toscana Nord Ovest dello screening tumorale.
Sempre a settembre verrà attivato in viale Alfieri e negli ospedali di Cecina e Piombino il nuovo test per la prevenzione del carcinoma del collo dell’utero rivolto alle donne dai 25 ai 64 anni: il Pap Test infatti andrà gradualmente in pensione come esame di screening per alcune fasce di età e sarà sostituito dal test Hpv, un esame molecolare di laboratorio che consente di individuare la presenza del virus prima che provochi alterazioni nelle cellule.

COLON, MAMMELLA E UTERO: ADESIONE SOPRA LA MEDIA MA SI PUO’ FARE MEGLIO. «L’adesione ai programmi di screening riduce la mortalità», evidenzia Cosimi. «La partecipazione dei cittadini è fondamentale». Ogni anno in città 13mila donne dai 50 ai 69 anni vengono invitate a sottoporsi gratuitamente a mammografia. La risposta delle livornesi è buona, ma non eccezionale: il 75% aderisce, vale a dire 9mila donne. Un dato che si attesta sopra la media regionale (che supera di poco il 70%), ma che è molto più basso del resto della provincia, dove si toccano picchi del 93% a Piombino e dell’82% a Cecina, mentre all’Elba siamo al 66%.
Percentuali più basse nello screening del colon retto, rivolto a uomini e donne dai 50 ai 70 anni: nel 2016 si sono presentati per la ricerca del sangue occulto nelle feci 12.484 livornesi su 25.442 che hanno ricevuto la lettera dell’Asl. Siamo al 50%. Anche in questo caso si può migliorare guardando a Piombino dove l’adesione è al 55.7%. Quadro simile per lo screening del collo dell’utero: la risposta in città è al 52%, a Cecina al 55%, in val di Cornia al 60%. «L’adesione di tutto il territorio livornese è comunque buona in tutti e tre gli esami, sempre sopra la media regionale», sottolinea Cosimi.

UNA TRADIZIONE CHE NASCE NEGLI ANNI ’60. Il coordinatore degli screening dell’Asl si concede una digressione storica: «La prevenzione è argomento in cui Livorno ha precorso i tempi - dice -. Non a caso già negli anni Sessanta gente civile qui fondò il centro di prevenzione oncologica della Provincia, dove erano i biologi dell’ente locale a leggere i Pap test. Siamo stati tra i primi in Italia e d’altra parte qui c’è una tradizione anatomopatologica importante, grazie alla presenza agli Spedali Riuniti di un luminare come il professor Lionello Negri».

MAMMOGRAFIE E COLON RETTO: GLI APPROFONDIMENTI ORA FUNZIONANO. «Casomai - aggiunge il medico - il vero tema dello screening è l’accesso al secondo livello». Vale a dire agli approfondimenti necessari in caso di esiti positivi del test, che devono essere garantiti entro 30 giorni.
«In questo senso fondamentale per l’individuazione del tumore alla mammella è la presenza di un centro di senologia dedicato che a Livorno c’è fin dal 1999. E un grande giovamento è arrivato dalla recente istituzione della Brest Unit, diretta da un chirurgo giovane e di qualità, Donato Casella, anche se va ricordato che la tradizione in viale Alfieri è sempre stata di grande valore - spiega Cosimi -. Per quanto riguarda il colon retto l’arrivo nell’ultimo anno di ulteriori gastroenterologi ha permesso di recuperare certi ritardi. Spesso i risultati positivi allo screening determinano negatività ai controlli colonscopici, altre volte volte evidenziano polipi benigni, casi che si risolvono lì. Nel caso invece di scoperta di carcinomi al colon, il percorso di screening crea un ingresso facilitato alla chirurgia generale».

TUMORE ALLA MAMMELLA: CONTROLLO ANNUALE DAI 45 AI 49 ANNI. Da settembre, come dicevamo, a Livorno partiranno le lettere di invito allo screening per il tumore alla mammella anche per le donne dai 45 ai 49 anni e per quelle dai 70 ai 74. Per le prime la chiamata si ripeterà ogni anno fino ai 50, da quel momento la mammografia diventa invece a cadenza biennale. «Il picco tumorale è nella fascia 50-69 - ricorda Cosimi -, ma studi scientifici, tra cui spicca quello del Gisma, il gruppo italiano per lo screening mammografico, hanno evidenziato l’opportunità di estendere lo screening, una linea recepita dal ministero, dalla Regione e dall’Ispo, l’istituto per lo studio e la prevenzione oncologica, che coordina il percorso degli screening, a cui daremo seguito da fine estate».
In tutta la provincia si tratta di 23mila donne in più da convocare e sottoporre a test. «Serviranno macchinari più moderni - evidenzia il coordinatore dello screening della maxi-Asl -. L’allargamento dei controlli sarà graduale, inizieremo con le 49enni e poi successivamente coinvolgeremo le altre. Per la fascia 45-49 il test sarà annuale: il tempo più stringente deriva dal fatto che una mammella più giovane e piena di liquidi per il livello degli estrogeni è di interpretazione più difficoltosa».

SCREENING ALL’UTERO: CAMBIA

IL TEST. Dopo Carrara e Viareggio, da settembre anche a Livorno verrà utilizzato il test Hpv. Il nuovo test identifica con molto anticipo lo stato di rischio di una donna di avere una lesione rispetto a quanto avveniva con il Pap test e ciò permetterà di fare il test meno frequentemente.

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