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Pochi bebè, tanti nonni e l’economia livornese tira il freno 

LIVORNO. Il viceministro Morando punta il dito contro lo squilibrio demografico ogni cento under 15 a Livorno ci sono 218 ultrasessantacinquenni (in Italia 161)

LIVORNO. «Aumentare i contributi per le nascite in modo da ridurre velocemente l’invecchiamento della popolazione e agevolare le imprese ad assumere giovani con importanti sgravi fiscali». Sono queste le due ricette del viceministro Enrico Morando per risollevare il territorio livornese e grossetano: ne ha parlato alla 15ª Giornata dell’Economia che si è svolta alla Camera di Commercio di Livorno.

I problemi dell’economia nascono da quelli della demografia, come è emerso nel rapporto presentato da Mauro Schiano: basti dire che in Italia per 100 under 15 ci sono 161 persone con più di 65 anni mentre a Livorno gli over 65 sono 218 e a Grosseto 230. Non è tutto: rispetto a un calo italiano dello 0,2% a livello nazionale, i residenti di Livorno e Grosseto nel 2015 sono diminuiti ben di più: dello 0,33 e 0,37% con il flusso migratorio che non è più sufficiente a colmare il gap (in un anno la popolazione straniera è aumentata dello 0,6% a Livorno e dell’1,8% a Grosseto).

Le due province sono quelle più “anziane” della Toscana, superate solo da Massa Carrara. Nel territorio livornese dal Calambrone all’Elba il tasso di natalità è del 6,99 per mille (2.365 nascite in un anno) e quello di mortalità del 12,95 per mille (4. 384 morti in un anno), mentre a Grosseto siamo al 6,55 per le nascite (1.467) e al 13,24 per le morti (2.967 decessi).

È stato sottolineato anche che le due province costiere sono il fanalino di coda della Toscana anche dal punto di vista del numero medio dei componenti di una famiglia: a Livorno è di 2,15 membri e a Grosseto di 2,14. Dati preoccupanti se si considera che la media toscana è di 2,27 e quella nazionale è 2,34.

«Questi dati – ha spiegato Schiano – comportano una diminuzione della popolazione autoctona con ricadute sull’impronta storica e culturale del territorio. Inoltre è variata la domanda della tipologia abitativa perché oggi nessuno vuole una casa con tante stanze ma si predilige case di dimensioni più limitate. Con il tempo il welfare è stato rivalutato con interventi più incisivi a tutela di pensioni, strutture di accoglienza per anziani, ospedali e cure mediche. Certi lavori, soprattutto quelli rurali, non vengono più svolti perché bisogna essere nel pieno delle forze».

Un altro problema riguarda l’inattività della popolazione. Nella provincia di Livorno la non-forzalavoro è composta da 61mila persone (29,7%) mentre a Grosseto siamo a 40mila (35%). Di conseguenza, gli occupati sul territorio livornese sono a quota 133mila (in calo rispetto al 2013) e in quello grossetano raggiungono le 96mila unità (stabili rispetto a due anni fa).

Per fortuna nelle nostre zone si assiste a un miglioramento delle opportunità per gli under 30 nel breve termine, con una percentuale di assunzione prevista del 25% a Grosseto e del 30% a Livorno.

«La priorità delle priorità – ha detto il viceministro Morando – è evitare che un declino demografico così alto trascini tutto il territorio in un declino economico. Bisogna cambiare il sistema delle detrazioni fiscali a carico delle famiglie con figli. Serve un cambiamento per permettere, a livello locale oltre che nazionale, alle donne di fare più figli senza ostacoli di tipo economico. Le nascite devono aumentare. Per quanto riguarda i giovani disoccupati, invece, dobbiamo aiutare le aziende ad assumere gli under 30 con progettazioni a lungo e medio termine e una efficace detrazione fiscale. Una ditta che assume un ragazzo per 2 anni non deve pagare i contributi, e poi avrà 4 o 5 punti in meno da dividere con il giovane che a quel punto avrà un salario più alto». A giudizio di Morando, «il governo, il suo l’ha fatto: diminuita di 10 miliardi di euro la pressione fiscale sui lavoratori dipendenti e di 5 miliardi sulle imprese».

Il viceministro, infine, ha parlato degli investimenti. «Per uscire dalla logica dello “zero virgola” bisogna tornare a investire. Oggi gli investimenti privati sono caduti del 30%. I famosi 80 euro servirono proprio per invertire quel trend perché finirono quasi tutti nei consumi che hanno rimesso in moto l’economia. Ma non è bastato. Serve il super ammortamento e l’iper ammortamento. Nel primo caso se spendi 100 vieni trattato come uno che ha speso 140, nel secondo come uno che ha speso 250».

La discussione, inoltre, ha riguardato anche le imprese con una crescita dello 0,4% sul territorio livornese e dello 0,8% a Grosseto. È chiaro che ancora non si sono recuperati i livelli del 2010. Rispetto a Toscana e Italia, inoltre, lo stock d’imprese locali è più consistente nel settore primario, mentre è minore nel manifatturiero, storicamente poco presente nel Grossetano e presente
a Livorno con pochi stabilimenti seppur di grandi dimensioni. Stesso discorso anche per quanto riguarda i servizi del terziario con Grosseto è leggermente indietro. Pesca, agricoltura, turismo ed economia del mare, invece, sono in leggero aumento.

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