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Morte di Snoopy, l’imputato chiede la messa alla prova  

Livorno, alla prima udienza del processo per la morte dell’animale sette richieste di costituzione di parte civile, tra queste anche il Comune. Fuori il picchetto degli animalisti

LIVORNO. All’ingresso del tribunale una manifestazione d’affetto che raramente si è vista per il dramma di un essere umano: una ventina di animalisti chiedono «Giustizia per Snoopy» e «Stop al massacro», sventolando striscioni con disegnato sopra il muso del cane e scritte rosse che ricordano il sangue che cola.
In aula, davanti al giudice Carlo Cardi, è in programma la prima udienza del processo nei confronti di Massimiliano Giunta, 39 anni, imputato con l’accusa di aver ucciso, era la mattina del 4 agosto 2015 , il meticcio di sette anni sparandogli con una carabina a pallini dal terrazzo della sua abitazione, in via Don Davide Albertario, quartiere Corea.

L’udienza dura pochi minuti, il tempo per l’avvocato Gabriele Rondanina di chiedere la messa alla prova del suo cliente spiegando quanto sia stato difficile trovare un’associazione che accettasse la richiesta del trentanovenne. Ora la palla passa al giudice che ha fissato per l’11 luglio la nuova udienza: se accetterà la richiesta permetterà all’imputato (incensurato) di estinguere il reato dopo aver svolto lavori di pubblica utilità e aver risarcito i padroni dell’animale.

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«Abbiamo rifiutato una cifra intorno ai diecimila euro – spiega l’avvocata Giovanna De Pasquale che rappresenta i proprietari del cane – perché in questo processo vogliamo fare chiarezza. Ciò che è successo denota un disagio sociale: vogliamo capire se si sia trattato di un evento fortuito o voluto». Sette le richieste di costituzione di parte civile presentate, l’ultima – in zona Cesarini – del Comune di Livorno. Oltre a quella della proprietaria del cane anche quelle di cinque associazioni: Enpa, Animanimali Onlus, Lega abolizione della caccia, Animalisti italiani e Lega nazionale difesa del cane che nella richiesta danni ha già indicato una cifra di 30mila euro come risarcimento. Aggiunge Piera Rosati – presidente della Lndc riguardo la richiesta di messa alla prova. «Le persone che si macchiano di questi crimini così efferati sono un pericolo per la collettività e meritano condanne esemplari. Ci auguriamo che il giudice non accolga la richiesta».

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