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Operatrice ecologica massacrata di botte: «Poteva uccidermi»

Operatrice ecologica massacrata di botte: «Poteva uccidermi»

Livorno: dall'ospedale parla la dipendente di Aamps picchiata. Intanto l’aggressore è stato identificato

LIVORNO. Negli occhi il terrore di chi ha avuto paura di morire, nella mente le immagini di quella vile aggressione. Veronica Pinto, l’operatrice ecologica di Aamps che è stata picchiata giovedì scorso ad Antignano da un uomo, è ancora sotto choc. Sul corpo le ferite per quelle botte, che per fortuna non hanno portato a fratture o lesioni interne, dentro invece i segni che non andranno mai via, i ricordi di quei terribili momenti. «Ed è proprio questo il dolore più grande — racconta da un letto del pronto soccorso — ho avuto tantissima paura, poteva ammazzarmi. Adesso spero che venga fatta giustizia, perché persone del genere vanno fermate e meritano pene severe».

Pinto, 54enne di origini cilene, è stata infatti picchiata «senza alcun motivo» nel piazzale davanti all’ex ristorante Metamare: era lì per fare il suo lavoro, cioè ritirare i rifiuti organici del porta a porta, e a un certo punto è stata aggredita. Poi i soccorsi, 24 ore all’ospedale per gli esami e i controlli, la denuncia contro l’aggressore e il ritorno a casa con 21 giorni di prognosi. «Alla fine è andata bene - continua - mi stava massacrando di botte, per fortuna sono riuscita a scappare. Non dimenticherò mai quei momenti...».

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L’AGGRESSIONE

Ha gli occhi ancora lucidi e lo sguardo perso nel vuoto, Veronica. Dice che «è il primo episodio del genere in vent’anni di lavoro all’Aamps, prima come spazzina e adesso invece nel settore del porta a porta». Ripete che lei, nata a Santiago del Cile nel ’63 ma ormai livornese a tutti gli effetti visto che vive qui da oltre 35 anni, non si aspettava «di essere vittima dell’ennesimo caso di violenza sulle donne».

L’operatrice ecologica, ancora sconvolta, racconta l’accaduto. «Mi ero fermata in quel piazzale, col camioncino, per due motivi. Intanto per ritirare i rifiuti organici della baracchina Azzurra, quella che si trova poco prima dell’ex ristorante, poi per controllare sui documenti le strade che mi mancavano per completare il servizio giornaliero. Erano le 17, forse le 17,10. A un certo punto, mentre ero ancora sopra il mezzo, un uomo sulla quarantina si è avvicinato e mi ha urlato di scendere. Diceva che il terreno era suo, che non dovevo stare lì. Io mi sono spaventata e sono rimasta sul camioncino».

E questo ha scatenato la reazione dell’uomo. «Ha aperto la portiera - ricorda - mi ha preso per la maglia e mi ha buttato per terra. Ed è lì che ha iniziato a prendermi a pedate. Urlava e mi picchiava, mi picchiava e urlava. Poi sono riuscita ad alzarmi, ma lui mi ha dato un’altra pedata nel petto. Non smetteva, aveva perso il controllo. Alla fine sono riuscita a scappare a piedi, lasciando anche il camioncino acceso, e mi sono rifugiata dentro la baracchina Azzurra». E l’aggressore? «Aveva parcheggiato l’auto accanto al bar, così i dipendenti sono riusciti a prendere il suo numero di targa». E infatti l’uomo è stato rintracciato dalle forze dell’ordine e denunciato per lesioni dalla donna.

LE CONSEGUENZE

In ospedale, dove Veronica era stata portata subito dalla Misericordia di Antignano, gli esami hanno escluso sia la frattura dell’omero che lesioni interne. E venerdì è stata dimessa e accompagnata a casa con un’ambulanza. Restano però le contusioni e le escoriazioni in tutto il corpo, dalle braccia alla schiena. Inoltre la donna dovrà portare un tutore alla gamba destra, colpita violentemente dall’uomo, per almeno tre settimane. «Lo spavento è stato enorme - chiude Pinto - eppure non vedo l’ora di tornare al mio lavoro, perché mi piace contribuire a rendere Livorno più pulita. Paura di un altro caso? Sì, è inutile negarlo. Noi donne giriamo la città da sole per ritirare i rifiuti, forse sarebbe meglio andare in due perché ci sono troppi squilibrati. E se quell’uomo avesse avuto un coltello in tasca? Meglio non pensarci...».

 

 

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