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La memoria custodita nelle pietre

La memoria custodita nelle pietre

A Livorno il vecchio teatro San Marco, distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stato restaurato. Qui nel 1921 era nato il Pci. E dalla storia nascono subito riflessioni sull'attualità

Attenti ai simboli. Sono potenti. Danno identità, infondono coraggio. Ma possono celare persino ambiguità, i simboli.

A Livorno il vecchio teatro San Marco, distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, è stato sottoposto a un meritorio restauro con il recupero di un pezzo della facciata. Pochi metri di muro e quasi cent’anni di nostalgia. In quel teatro infatti, nel 1921, fu fondato il Partito comunista. Evento politico entrato nel Dna della città. I lavori di recupero — compresa la lapide inneggiante a Marx, Engels, Lenin e Stalin — sono stati curati, con un investimento di 70mila euro, dalla Lega delle cooperative che ha così festeggiato i suoi 130 anni di attività.

All’inaugurazione dell’opera, giovedì scorso, è stato invitato Emanuele Macaluso, 93 anni lucidamente impersonati e una vita spesa nel Pci. Voce critica a sinistra nell’era del post-comunismo, fuori dal Pd già dai tempi di Veltroni, Macaluso ha ricordato come una forza che si ritenga di sinistra non possa fare a meno di porsi l’obiettivo politico dell’uguaglianza. No, non un cupo egualitarismo di tipo sovietico. Ma un’eguaglianza nelle opportunità in un mondo sempre più globale. Lo ha detto con la passione di chi ha attraversato anni tragici e gloriosi del ’900. Ha ricordato radici, successi ed errori di un’identità politica smarrita.


Il teatro restaurato è stato mostrato ai livornesi con mezz’ora di ritardo sull’orario in programma. Un’inezia rispetto al tempo passato da quel remoto 1921. Il sindaco Filippo Nogarin, considerato in ascesa nel Movimento 5 Stelle, ha fatto tardi perché — si è giustificato — bloccato nel traffico. Non di Livorno ma di Firenze. Uno sberleffo

ai dirigenti Pd di fede renziana in attesa dell’inaugurazione. Uno sgarbo (involontario? ) nei riguardi di tutti gli altri. Del simbolo di un’identità — tanto livornese quanto italiana — sono rimaste solo pietre che raccontano una Storia. Buona domenica a chi ha memoria.
 

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