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Oggi vince la politica del nulla. Ma senza cultura è solo esercizio del potere

Dietro a certe proposte politiche del passato recente c'erano spesso idee forti. Nell’era dei tweet e dei selfie, sembra non conti la solidità del pensiero, quanto la velocità dell’apparire

Parlò per sei ore. Un discorso fluviale, complesso com’era la prosa di Aldo Moro. Congresso della Democrazia Cristiana, gennaio 1962. La Dc - e con essa l’Italia intera - voltava pagina, iniziava la stagione della collaborazione con il Psi fino ad allora alleato dei comunisti. Con quel discorso però Moro delineò un percorso di modernizzazione del Paese.

Gli servirono tre settimane, invece, a Enrico Berlinguer per definire i contorni del compromesso storico. Settembre 1973, in Cile i militari capeggiati da Pinochet abbattono con le armi il governo del socialista Allende. Berlinguer proiettò sulla debole democrazia italiana la necessità della collaborazione tra i grandi partiti di massa, Pci, Psi, Dc. Scrisse un lungo saggio pubblicato in tre puntate sul settimanale del partito, Rinascita.

Con un altro saggio, ospitato da “L’Espresso”, agosto ’78, Bettino Craxi riscoprì il socialismo di Proudhon contro Marx. E dunque il Psi contro il Pci. Un’operazione storicamente ardita, destinata a segnare i successivi anni ’80, per contendersi a sinistra l’egemonia culturale.

Tre storie lontane nel tempo. Di un’Italia e di un mondo irriconoscibili. Le accomuna il gusto della sfida politico-ideale. E l’elaborazione di un pensiero forte. Ciascuno in quegli anni ha apprezzato quelle idee o dissentito. Ha comunque dovuto farci i conti. Oggi possiamo persino sorridere sui tempi infinitamente lunghi per elaborarle. Siamo nell’era dei tweet e dei selfie. Sembra non conti la solidità del pensiero, quanto la velocità dell’apparire.

Accade al Senato con il voto pasticciato che ha sancito che la scricchiolante legge Severino vale solo quando pare e piace.

Accade nella “democrazia del web” dove il padrone-non-padrone del blog annulla il voto e dice ai militanti «fidatevi di me». La politica senza cultura è solo esercizio del potere. Spesso solo un insulto. Senza rimpianto per il passato, ma con tanta angoscia per il presente, buona domenica.

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