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Paziente suicida sui binari, otto indagati in ospedale

Livorno, l'ipotesi di reato nei confronti di dirigenti e personale di Psichiatria è omicidio colposo. La Procura: «Atto dovuto». Affidato l’incarico al medico legale

LIVORNO. Nel reparto di Psichiatria dell’ospedale di Livorno - la notte di martedì 14 marzo - c’è stata una sorveglianza adeguata sui pazienti ricoverati? E se ciò non è avvenuto, di chi è la responsabilità? Dei dirigenti che organizzano e pianificano il lavoro, o di uno o più infermieri che erano di turno tra le 3 e le 4 del mattino e hanno avuto un comportamento negligente?

È attorno a queste domande che ruota l’inchiesta aperta dalla Procura all’indomani della tragica fuga di una paziente quarantenne - affetta da una grave forma di anoressia - dal decimo padiglione e trovata senza vita, intorno alle 5 del mattino, sul binario numero quattro della stazione di Livorno.

Il pubblico ministero Antonella Tenerani, che coordina l’indagine della Polfer, per il momento ha iscritto nel registro degli indagati otto persone tra dirigenti e infermieri del reparto. Per tutti l’ipotesi d’accusa è quella di omicidio colposo, collegato a doppio filo alla presunta omessa vigilanza della paziente, capace, intorno alle 4 del mattino, di aprire una finestra con una maniglia passepartout e allontanarsi dall’ospedale senza che nessuno la notasse e fermasse. «Si tratta più che mai - spiega chi indaga - di un atto dovuto. Iscrivere tutte le persone coinvolte significa dare loro la possibilità di nominare un consulente di parte che assista all’autopsia. E dunque possono così tutelarsi nel proseguo dell’indagine».

Proprio in questa direzione, giovedì 16 marzo, al secondo piano del palazzo di giustizia, il magistrato ha affidato l’incarico al medico legale Luigi Papi. Toccherà all’esperto - gli esami autoptici si svolgeranno oggi - rispondere ai quesiti della Procura per fare chiarezza sulla tragedia. In particolare sarà necessario accertare le cause della morte, perché - nonostante i molti indizi - ancora non c’è la sicurezza che si sia trattato di un gesto volontario. E se non fosse così anche l’approccio della Procura potrebbe cambiare.

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Per chiarire ogni aspetto della vicenda gli agenti della polizia ferroviaria hanno già acquisito la cartella clinica della quarantenne. Lo scopo è analizzare il suo percorso sanitario e farmacologico per avere un quadro completo della sua situazione. Inoltre, all’interno del reparto, è stato effettuato un sopralluogo anche dalla polizia scientifica per studiare il percorso fatto dalla donna. Dall’ospedale, per il momento, nessun commento. Ma lungo i corridoi di Psichiatria c’è chi ricorda come quella «fosse una paziente tanto complicata da essere necessaria la presenza di un’infermiera accanto a lei per dodici ore al giorno».

L’iscrizione degli otto dipendenti dell’Asl nel registro degli indagati arriva all’indomani dello sfogo del fratello della vittima che non sa darsi pace per quello che è successo. E soprattutto perché - a suo avviso - chi doveva vigilare non lo ha fatto o lo ha fatto male. «Credevo che nel reparto di Psichiatria - ha ripetuto - mia sorella fosse al sicuro. Credevo che fosse sorvegliata e che, vista la sua situazione difficile, ci fosse un controllo costante e più attento. Invece è riuscita ad aprire la finestra da cui è scappata grazie a una maniglia che aveva con sé. Come ha fatto a procurarsela? E come mai nessuno se n’è accorto? Mai avrei pensato di perderla così...».

E ancora: «Se fosse morta in un altro modo forse lo avrei accettato di più. Ma la sua fuga, da un posto in cui si trovava per essere tutelata, rende tutto più difficile». Complicato anche spiegarsi come una donna con un fisico indebolito dall’anoressia sia riuscita comunque a procurarsi la maniglia della finestra, aprire l’infisso e in piena notte percorrere circa un chilometro a piedi, tanto dista il reparto di Psichiatria dalla stazione, prima di essere trovata senza vita lungo il binari, travolta da un treno.

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