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Controlli sul lungomare, sigilli alla tenda della baracchina Alpe

Livorno, il Comune revoca l’autorizzazione paesaggistica e la Procura ordina il sequestro. I gestori: per noi è un disastro

LIVORNO. Un altro caso tra le baracchine del lungomare, un altro provvedimento che sta facendo discutere. La “pergotenda” esterna dell'Alpe, realizzata davanti all'entrata nel mese di aprile dello scorso anno, è stata sottoposta a sequestro dopo le verifiche delle ultime settimane: si tratta di una struttura bianca e moderna, che occupa un’area di circa 40 metri quadrati e che permette ai clienti di sedersi in un ambiente caldo durante le giornate e le serate invernali. I gestori avevano ottenuto l'ok da Palazzo Civico per costruirla, ma gli ultimi controlli hanno portato all'annullamento dell’autorizzazione paesaggistica, che invece inizialmente era stata concessa.

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C’era dunque qualcosa che non tornava. E allora - atti alla mano - scopriamo il perché di questo cambiamento. All'epoca del sopralluogo, fatto il 29 dicembre del 2015, fuori dalla baracchina c’era una struttura abusiva già oggetto di contestazione, rimossa nel corso del 2013 e rimontata successivamente: non la stessa di oggi, ma qualcosa di simile costruito nello spazio adiacente all’ingresso. E così l’autorizzazione paesaggistica venne «rilasciata su presupposti erronei», come si legge nell'atto. Fatto sta che ieri mattina, su ordine della Procura, la polizia municipale e l'ufficio comunale che si occupa dell'edilizia sono intervenuti sul viale Italia e hanno interdetto la “pergotenda” col nastro segnaletico.

RABBIA E RICORSO. «Avevamo rimontato quella vecchia struttura dopo aver vinto il ricorso al Tar – è la difesa di Riccardo Spazzini e Cinzia Novelli, i gestori della baracchina Alpe – comunque le motivazioni di questo provvedimento sono incredibili: faremo subito un altro ricorso al Tar per ottenere il dissequestro». Altrimenti la “pergoten- da” dovrà essere rimossa, vista la revoca dell’autorizzazione paesaggistica.

«Per noi sarebbe un disastro – continuano – è costata circa 50mila euro ed è stato un grosso sacrificio, ma è l'unica soluzione per andare avanti nei mesi invernali: spesso è impossibile prendere un caffè o pranzare all'aperto. Qui siamo in 13 a lavorare, rinunciare alla struttura ci costringerebbe a mandare qualcuno a casa. Sì, 4-5 persone perderebbero il lavoro».

E la rabbia è soprattutto nei confronti di chi ha firmato i documenti del sequestro, cioè il dirigente comunale Simone Pedonese. «Lui aveva dato l'autorizzazione paesaggistica e lui l'ha tolta - sottolineano Riccardo e Cinzia - siamo davanti a qualcosa di assurdo. E pensare che gli uffici comunali ci avevano fornito tutte le indicazioni per come costruire questa struttura: le dimensioni, il colore, il materiale... In questi giorni è successo tutto velocemente: il 2 febbraio la lettera con l'avviso della revoca di questo tipo di autorizzazione, venerdì scorso la chiamata per il sequestro e ora ecco il nastro segnaletico intorno alla struttura».

SPERANZA E PROTESTE. Non è un vero e proprio abuso edilizio, come successo anche recentemente in altre zone del lungomare, ma la conseguenza di un sopralluogo svolto in un contesto diverso da quello di oggi. E la speranza dei gestori è quella di un immediato dissequestro della “pergotenda”, che si trova in un'area di pertinenza della baracchina e concessa dall'amministrazione comunale.

«L’indagine è stata superficiale – attacca l'avvocato Mauro Vivaldi, che segue il caso per conto dei gestori – l'autorizzazione paesaggistica c'è e la struttura deve rimanere lì». Ma le polemiche non finiscono qui, perché le infiltrazioni nel soffitto della baracchina sono evidenti e nessuno interviene da anni. «La manutenzione straordinaria spetta al Comune - chiudono i gestori - ma qui non si è mai visto nessuno. Eppure paghiamo circa 5mila euro di affitto...».

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