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incontro al tirreno

La democrazia e i suoi nemici

Idee a confronto partendo dal libro curato da Enrico Mannari

LIVORNO. «È il tecnopopulismo il vero assassino della democrazia». Con un neologismo di notevole efficacia Michele Sorice, docente della Luiss, chiude al meglio il secondo e affollatissimo appuntamento speciale organizzato dal Tirreno.

Ieri in Viale Alfieri il direttore Luigi Vicinanza ha presentato il libro curato da Enrico Mannari, "Lezioni di democrazia", dibattendo proprio sul complesso rapporto fra la democrazia stessa e i media. Con lui Mannari e Michele Sorice appunto. Il libro, pubblicato da Bruno Mondadori, vede i contributi di Marco Almagisti, Emiliana De Blasio, Donatella Della Porta, Leonardo Molrlino, Giovanni Moro, Giulia Oskian, Michele Sorice, Nadia Urbinati. Dieci lezioni che si sono tenute alla Luiss e dalle quali la democrazia ne è uscita come «un accidente della storia», come ha spiegato sempre Sorice. «Nella storia dell'umanità – ha aggiunto – quello democratico è uno spazio residuale».

E come sta la democrazia oggi? «Il democratico voto popolare – ha detto in apertura il direttore del Tirreno – è proprio quello che sta mettendo in discussione le nostre democrazie. Basti pensare a quello che succede in Ungheria, negli Usa con Trump e a quello che potrebbe accadere in Francia con il Fronte Nazionale in odore di conquista dell'Eliseo».

«Di fronte a questi climi cupi che caratterizzano molti aspetti dei Paesi mondiali – ha detto Mannari – servono lampi di luce, possibili a mio parere attraverso anche dibattiti seri e non partigiani come possiamo fare in questa occasione».

E sul banco degli imputati, a differenza di quello che qualcuno avrebbe potuto pensare, non sono andati i media, pur essendo emersi anche i loro limiti durante il dibattito, ma «l’ideologia dell'efficienza», altro argomento introdotto sempre dal professor Sorice: «Si dice genericamente che le ideologie del Novecento siano scomparse – è il suo punto di vista – ma ce ne è una che è sopravvissuta e impera: quella del mercato e del neoliberismo. Le democrazie oggi si vorrebbero efficienti come i mercati, il populismo oggi chiede efficienza, ovvero tempi brevissimi tra ipotesi e progetti realizzati. Il populismo anche di governo vorrebbe questo. Ma così avremo regimi efficienti, vedi la Corea del Nord, che nulla hanno

però di democratico».

«La democrazia è fragile, ha tempi lunghi, ma non si abbatte facilmente. Per questo – ha spiegato – va difesa, soprattutto dal tecnopopulismo (ovvero il populismo che va a braccetto con l'efficentismo) il vero assassino della democrazia».

Alessandro Farulli

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