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Notti livornesi, così è venuto alla luce il lavoro che non si vede

Notti livornesi, così è venuto alla luce il lavoro che non si vede

Livorno, dall’orchestra che suona la carta ai versi di Bobo Rondelli raccontate mentre la città dorme o guarda da un'altra parte. Mercoledì 11 gennaio nel salone del giornale l'incontro con tutti i protagonisti

LIVORNO. Dieci viaggi al buio, dieci reportage per portare alla luce il lavoro che non si vede perché a quell’ora la città ha gli occhi chiusi o guarda altrove. Eppure, scriveva Antonio Tabucchi: «La notte è calda, la notte è lunga, la notte è magnifica per ascoltare storie». Adesso abbiamo le prove che l’autore di “Sostiene Pereira” aveva ragione da vendere. Perché nelle notti livornesi abbiamo incontrato e raccontato esistenze semplici, vicine a noi, eppure fuori dal comune.

Insieme, da ottobre a fine dicembre, abbiamo ascoltato l’orchestra di carta suonare lastre e colori, percorso la via degli Ultimi - fredda e solitaria - con suor Raffaella, ci siamo immersi nel miglio magico di Calafuria a caccia del pesce futuro, siamo entrati nel tempio laico della schiacciata per guardare da vicino i guardiani in bianco che proteggono una ricetta lunga un secolo; con i piloti del porto abbiamo ballato insieme ai giganti d’acciaio, il rito dell’aperitivo lo abbiamo fatto di spalle con la Cenerentola dei social tra zazzere e pottine, nel reparto di Maternità abbiamo visto dove nasce la vita e percorso strade deserte con chi ha sconfitto l’ombra della disoccupazione, ci è rimasto addosso l’odore delle braci di Ale, l’ultimo paninaro figlio dell’Orco e in testa abbiamo ancora i versi notturni scritti da Bobo Rondelli alla fine del nostro incontro a spasso tra la Venezia e il Pontino: «Livorno mio far nulla/serena rinuncia/ di rovina materna/fottiti mondo/ da qui non ti sento, respiro/sott’acqua/ meglio il tuo limbo/che il paradiso o l’inferno/ dei tuffi nel cielo/in mare son meglio/senza il rumore/di gente che corre/a scappar dal morire/per stare più in alto/ ma dietro al potere/il tempo è più breve/ meglio in un bar/a sentire le storie/che volano in aria/e non ne resta memoria/ una musica al vento/lontano che suona».

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Mercoledì 11 gennaio alle 18 nel salone del Tirreno i protagonisti delle notti livornesi si incontreranno e incontreranno i nostri lettori. Un’occasione per ringraziare tutti quanti aprendo le porte del giornale a chi ha aperto le porte della loro vita a noi nell’anno in cui la nostra testata festeggia i 140 anni di storia e guarda verso nuovi orizzonti. Quando è nata l’idea di questo progetto, a settembre, il pretesto era quello di unire alla promozione editoriale delle foto notturne in regalo con il giornale un lavoro giornalistico che raccontasse in parallelo la vita nascosta a Livorno. Abbiamo avuto il tempo di riflettere e programmare, merce sempre più rara nel mondo dell’informazione attuale, dove il flusso delle notizie sono la benzina di una riflessività sempre più veloce e pericolosa.

Ecco perché nella capitale italiana della disoccupazione abbiamo pensato che il lavoro e la passione fossero la cifre dalle quali partire. Come? Attraverso una serie di Virgilio che ci accompagnassero per strade poco battute. Ma solo spegnendo la luce abbiamo capito davvero che per vedere di notte è necessario abituare lo sguardo al buio. Così, un passo dopo l’altro, abbiamo provato a raccontare queste vite al rovescio, anche grazie al lavoro fotografico di Dario Marzi che le ha fermate in cinque scatti per ogni storia. E ora che è tornata la luce, già la notte ci manca un po’.

Notti livornesi, così si lavora a Livorno mentre la città dorme Mercoledì 11 gennaio alle 18, nel salone del Tirreno in viale Alfieri 9, l'appuntamento a conclusione del nostro viaggio tra la Livorno che lavora di notte. L'ingresso è libero e gratuito - LO SPECIALE

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