Quotidiani locali

La sfregiò con l’acido, l’aggressore condannato a due anni

Livorno, il giudice ha riconosciuto a Davide Vecchio la semi infermità dandogli il minimo della pena. L’avvocata: «È il risultato del difficile vissuto del mio cliente»

LIVORNO. È stato condannato in abbreviato a due anni di reclusione Davide Vecchio, il trentaduenne che la sera del 27 maggio di due anni fa sfregiò, versandole addosso una bottiglietta di acido muriatico, Guia Frosini, cassiera della sala scommesse Snai di piazza Attias, colpevole - secondo l’aggressore - di essersi intromessa in una relazione che nemmeno esisteva, tra lui e una collega di lei. Fu l’ennesimo episodio di violenza sulle donne, non l’ultimo, purtroppo. Il giudice per l’udienza preliminare Antonio Pirato ha riconosciuto all’imputato - accusato di lesioni personali gravissime - la semi infermità mentale e per questo nel conteggio sono state escluse tutte le aggravanti portando, con la riduzione di un terzo per la scelta del rito alternativo, a una pena finale che farà discutere: la più bassa possibile per un reato simile.

Decisivi le due consulenze a cui sono seguite e altrettante perizie che gli esperti hanno effettuato nell’ultimo anno e mezzo sull’imputato, ora ospite in una struttura protetta. Tre di queste, infatti, lo hanno dichiarato totalmente incapace di intendere e volere, mentre l’ultima dice che esiste ma non è assoluta. Alla luce di questi documenti il pubblico ministero Antonio Di Bugno, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo, al termine della requisitoria aveva chiesto l’assoluzione dell’imputato perché si tratta di un soggetto «non punibile».

leggi anche:

«La condanna alla pena di due anni, così come la richiesta di assoluzione del pubblico ministero - spiega l’avvocata Aurora Matteucci - probabilmente tengono conto dell’enorme rilevanza che in questa vicenda dolorosa e delicata per tutte le parti coinvolte ha avuto il difficile vissuto di questo ragazzo. Purtroppo in casi come questo si interviene sempre fatalmente dopo i fatti e mai in via preventiva. Il processo - conclude annunciando la volontà di presentare appello - ha consentito, già ora, di mettere in luce l'enorme complessità di questa vicenda che trova indiscutibilmente origine nella delicatezza e nel disagio che il mio cliente provato negli anni della sua giovinezza».

In aula non c’era la vittima dell’aggressione che ha deciso con il suo avvocato di non costituirsi nel processo penale e di citare il suo aggressore direttamente in sede civile. «Non sapevo che fosse in calendario l’udienza - racconta l’ex cassiera - Se sono contenta? Facendo due conti se la custodia cautelare che ha già scontato può essere scalata dalla pena definitiva tra sei mesi il mio aggressore potrebbe essere fuori mentre la mia vita è rovinata per sempre».

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Livorno Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NOVITA' PER GLI SCRITTORI

Stampare un libro ecco come risparmiare